Kokuho – il maestro di Kabuki Uscirà nelle sale italiane dal 30 Aprile ed ha avuto la sua proiezione speciale nella giornata di sabato 25 Aprile al Far East Film Festival di Udine. A presentarci il film in sala è arrivato lui, Lee Sang-il, il regista di questo kolossal giapponese dove i protagonisti indiscussi della pellicola sono il teatro Kabuki assieme alla sua storia secolare e l’importanza dei legami familiari. Lee Sang-il è un autore particolare, perché nonostante la sua origine coreana possiede un grande e vero interesse per la storia del Giappone e in questo caso ha voluto addentrarsi e studiare una delle sue arti più delicate; nominata anche patrimonio dell’Unesco il teatro Kabuki è una delle forme di spettacolo tradizionale giapponese più rinomata anche a livello mondiale.
Presentato lo scorso anno ed acclamato alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes, in Italia la pellicola è arrivata con un sottotitolo, il maestro di Kabuki, in modo da far capire fin dal principio quale sarà il cuore pulsante di quest’opera, tratta dal romanzo di Yoshida Shuichi, il film vuole essere un’opera divulgativa e storica ma allo stesso tempo anche un melodramma in grado di far capire al pubblico quando sia complessa e devota alla sua arte la vita di un attore di teatro Kabuki.
Lee Sang-il indaga una figura particolare, quella dell’ onnagata dove la specialità degli attori diventa quella di interpretare dei ruoli femminili. La storia è quella di Kikuo Tachibana (interpretato da giovane dall’attore Soya Kurokawa mentre nella versione adulta da Ryo Yoshizawa in modo magistrale), figlio di un boss della yakuza. Kikuo si diletta nel teatro kabuki, ma una sera viene notato dal maestro Hanjiro Hanai II (interpretato dall’iconico Ken Watanabe) il quale resta colpito dal suo volto e dalla sua bellezza. Dopo la morte del padre, avvenuta durante un agguato di un clan rivale, Kikuo si trasferirà da Nagasaki ad Osaka dove diventerà allievo di Hanjiro assieme al figlio di quest’ultimo, un ragazzo di nome Shunsuke, suo coetaneo.
Tra rivalità e profonda stima, legati dall’amore per il teatro e da una grande dedizione all’arte del Kabuki Shunsuke e Kikuo crescono assieme condividendo palchi, amori ed ambizioni finché non arriverà per Hanjiro il momento di passare il suo nome (e con esso il comando della sua compagnia di Kabuki) ad uno dei due ragazzi. Un vero e proprio capolavoro di interpretazione costellato da una fotografia e da un impatto visivo spettacolare. L’aspetto visivo affascina ed incanta, gli spettacoli (omeglio i frammenti di opere Kabuki) che ci vengono mostrati nelle scene del film sono come dei sogni ad occhi aperti e vengono introdotti con delle brevi spiegazioni scritte che raccontano il succo dell’opera con poche parole.
È un film con un forte impatto sensoriale, all’inizio quando Kikuo si trucca con la tradizionale base di colore bianco e vediamo il pennello appoggiarsi sulla sua pelle, possiamo quasi sentirne le setole, percepire un brivido quando il colore bianco arriva a contatto con la pelle del protagonista trasformandolo e creando una maschera sopra il suo volto. La figura dell’onnagata emerge in tutto il suo splendore ed il suo avvolgente mistero facendoci immergere appieno nella sua dimensione spettacolare.
Dopo la proiezione di Kikuho ho avuto modo di intervistare Lee Sang-il, queste sono le domande che gli ho posto:
- All’interno del film veniamo a vedere diversi frammenti di opere di teatro Kabuki, queste opere erano già presenti nel romanzo o sono opere che ha scelto magari guidato da un gusto personale?
Si, all’interno del film ci sono alcuni casi di opere che erano menzionate anche nel romanzo che ha ispirato l’opera. Invece per alcune opere sono frammenti che sono stati aggiunti in seguito. Ho avuto diversi momenti di conversazione, durante il processo di sceneggiatura per cercare di creare una panoramica quanto più possibile esaustiva sul genere. Ci siamo concentrati sulla figura dell’onnagata, è una figura del Kabiki che viene molto incentrata sul ballo, sui movimenti.
- Come mai la decisione di fare un film su questo genere teatrale?
Del motivo per cui ho scelto di lavorare sul Kabuki è perché io stesso sono rimasto veramente ammaliato dalla figura dell’onnagata vedendo di persona alcuni spettacoli. È una figura molto misteriosa, quasi onirica e quindi mi è venuta curiosità, volevo vedere cosa c’era dietro la superficie, dietro quello che vediamo anche sul palco.
- Ho notato che anche la “sensorialità”, la rappresentazione delle sensazioni è stata molto importante nel film, come avete lavorato per ottenere quest’effetto? Pensando anche aduna delle prime scene dove troviamo il protagonista che si sta truccando e percepiamo il trucco freddo del pennello quando arriva a contatto con la pelle.
Gli attori di Kabuki quando si truccavano, si staccavano completamente dalla loro dimensione del quotidiano diventando qualcosa di diverso. Inoltre come si vede anche nel film, per molti di loro il teatro era una vera e propria casa. Loro vivono il teatro, ho cercato quindi di trasferire il più possibile le loro emozioni, come respirano, cosa provano quando si devono preparare come la scena che hai appunto citato.
- Un’altra tematica importante è quella della famiglia. Kikuho, il protagonista arriva in alto nel mondo del Kabuki grazie alla sua forza e alla sua volontà, però vediamo allo stesso tempo quanto era importante anche appartenere ad una famiglia di attori per avere un buon successo, è ancora così anche oggi nel mondo del Kabuki?
Tutt’ora è molto importante, nono solo nel mondo teatrale ma in generale nella società giapponese la famiglia di provenienza ha una responsabilità rilevante. Lo è di meno rispetto al passato, però nel Kabuki ci sono delle gerarchie ancora molto rispettate e seguite. Quindi, più uno va in alto a livello di carriera e sale su questi “gradini” tanto più questa discendenza e l’appartenere ad una famiglia di Kabuki diventa rilevante per fare carriera in questo settore.
Messua Mazzetto



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