Il vincitore del leone d’oro di quest’anno è Jim Jarmush con la sua nuova opera “Father,mother,brother and sister”, un film a episodi, 3 per la precisione dove vediamo indagati i rapporti familiari nelle loro molteplici sfaccettature e sfumature. Ognuno degli episodi ha una sua logica e tematica, con dei piccoli dettagli e battute in comune che sembrano legarli da un filo invisibile o meglio da un gruppo anonimo di skater che quasi danzano tra half pipe ed altre evoluzioni.
Jarmush è un artista eclettico, che non si occupa solo di cinema, la sua formazione è variegata perché in gioventù studia inizialmente giornalismo e letteratura; sarà poi un soggiorno francese a Parigi che lo influenzerà portandolo a studiare cinema ispirato dai cineasti francesi. Di lui si inizia a parlare dal 1984 quando presenta al festival di Cannes “Stranger than paradise” diventando con il suo lavoro d’esordio subito un regista di culto. Una delle sue opere più celebri è “Coffee and Cigarettes” del 2003, un affresco composto da ben undici cortometraggi dove vi sono personaggi che bevono caffè e fumano sigarette seduti ad un tavolino e discorrono su argomenti diversi tra loro. Un fatto interessante di questo lavoro è che le riprese non sono state svolte tutte nel 2003 ma alcune erano d’epoca, in quanto Jarmush aveva già iniziato a creare questi corti dal 1986. Era dal 2019 con “I morti non muoiono” che non lo ritrovavamo all’azione con una nuova opera. Il linguaggio cinematografico di Jarmush si basa molto sul piano sequenza, e su una staticità dell’immagine che andiamo a ritrovare in diversi cineasti francesi come Robert Bresson, segnale di quanto la Francia cinematografica sia fondamentale per lui nel piano visivo ed estetico.
“Father,mother,brother and sister” arriva a consacrare in modo stabile la carriera cinematografica di Jim Jarmush e accende i riflettori maggiormente su un film che si rivela introspettivo e facilmente empatico per lo spettatore. Nel cast troviamo Tom Waits, Adam Driver (con cui Jarmush ha lavorato in diverse occasioni tra cui “i morti non muoiono”), Mayim Bialik (la conosciamo in tanti per la serie The big bang theory), Charlotte Rampling, Cate Blachett ed altri. Sono storie di famiglie e di fratelli e sorelle, quello che salta immediatamente all’occhio è il livello dell’incomunicabilità e delle maschere tra i personaggi. Sono personaggi che non riescono ad essere completamente trasparenti gli uni con gli altri ma che si creano delle corazze, delle maschere che li rendono in alcuni casi impenetrabili persino alla loro stessa famiglia. Un film coraggioso e alternativo per alcuni versi, forse non il più indimenticabile di quest’edizione di Venezia 82, comunque sempre un prodotto meritevole che abbisogna almeno di una visione.
Messua Mazzetto


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