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14518768_1758753834384181_446067746_n(di Giulio Perrotta) Il giovane saggista Andrea di Lenardo, formatosi all’Università “Ca’ Foscari” di Venezia, è autore di “Israeliti e Hyksos. Ipotesi sul II Periodo Intermedio d’Egitto e la sua cronologia” (Ed. Kimerik, 2016) e con Alessandro De Angelis “Exodus. Dagli Hyksos a Mosè: analisi storica sui due Esodi biblici” di recente uscita. Ci spiegherà i retroscena che la storia ufficiale non ci racconta.

Andrea, ci puoi parlare delle ipotesi che proponi nel tuo primo libro?

Certamente! Durante il II Periodo Intermedio d’Egitto, la fase di circa duecento anni di transizione fra Medio e Nuovo Regno, nel nord del Paese, cioè nel Basso Egitto, presero il potere gli Hyksos, i protagonisti del mio saggio storico. Il greco “Hyksos” viene dall’egizio heqa ḫaset, “capi dei Paesi montuosi e/o desertici stranieri”. Vanno sotto il nome di XV dinastia d’Egitto e governarono alla testa di genti prevalentemente di lingua semitica.

In questo primo libro, Israeliti e Hyksos, uscito a luglio 2016, propongo una mia interpretazione della cronologia del II millennio a.C. concentrandomi sull’ambito del Delta del Nilo sotto la XV dinastia d’Egitto. Parto dalla constatazione che i racconti biblici – che in ambito antropologico e storico delle religioni sono considerati mito, cioè un racconto che può avere una base storica, narrata però in una chiave mitologica – potrebbero essere derivati dal contesto egizio del II Periodo Intermedio e dai faraoni di lingua semitica occidentale denominati in greco “Hyksos”, “principi/re/governanti/capitribù di Paesi desertici stranieri”. Questa è un’intuizione certo da un lato mia, dall’altro nella storia è stata però più volte riproposta ad esempio già da Manetone, storico e sacerdote egizio autore del’Aigyptiaká, come riferito in Tito Flavio Giuseppe, Contra Apionem, che riteneva che gli Hyksos, i cosiddetti “re pastori”. Vi sono molti elementi che avvalorano questa tesi. Accostando queste due popolazioni, quella su cui governarono gli Hyksos e gli Ebrei, ne risulterebbe che l’Esodo ebraico dall’Egitto altro non sarebbe che la cacciata degli Hyksos ad opera del faraone Ahmose, fondatore della XVIII dinastia.

Inoltre al regno di Ahmose risale la Stele della tempesta, in cui vengono descritti sconvolgimenti climatici che potrebbero essere assimilabili agli effetti della catastrofica eruzione vulcanica di Santorini. Recenti studi, per altro, hanno dimostrato che gli effetti di questo cataclisma arrivarono appunto fino al Nord Egitto: sul sito di Tell el-Dab’a (antica Avari, capitale degli Hyksos) sono state trovate tracce derivanti dall’eruzione in questione. Molte persone hanno accostato la stele all’evento vulcanico; io mi sono allora chiesto se qualcosa di simile venga descritto anche nella Bibbia. In essa ho in effetti trovato il racconto del Mare di Giunchi e del mare che si ritira per poi abbattersi sull’esercito del faraone, così come le dieci piaghe d’Egitto, con l’acqua che diviene rossa. Effettivamente l’eruzione di Santorini potrebbe aver determinato un’ossidazione delle acque, divenute appunto rosse, così come le infestazioni di insetti sarebbero dovute possibilmente alla putrefazione dei pesci morti a causa di questo mutamento. Addirittura nell’Esodo si parla di una grandine di fuoco, che potrebbe essere la pietra pomice appunto documentata dagli studi sul campo. Da un lato abbiamo la Stele della tempesta e l’espulsione degli Hyksos, popolo di lingua semitica, dall’altro l’Esodo e le descrizioni del Mare di Giunchi.

Detto questo, si pone un problema di cronologia che ho affrontato in questi due primi libri e affronterò ancora e in maniera più specifica in un prossimo libro, Filistei e Cretesi. Nel 1997 il dott. Manfred Bietak, egittologo e archeologo austriaco, compiendo esami stratigrafici scoprì reperti risalenti all’epoca del faraone Ahmose in strati precedenti l’eruzione minoica. Allora la cosa non destò problemi, perché si riteneva che l’eruzione fosse stata nel 1550-1500 a.C., più o meno in concomitanza, cioè, con il regno di Ahmose, datato convenzionalmente 1570-1550 a.C. Recenti datazioni, al carbonio 14 e dendrocronologiche, portano però a datare l’evento al 1628 a.C. Nonostante questo, sembra che non si sia accostato questo dato con le scoperte del dott. M. Bietak del 1997: infatti alla luce di ciò, il regno di Ahmose andrebbe retrodatato proprio a prima del 1628 a.C. Ma questo oggi non succede e si continua a tenere in uso la precedente datazione per il regno del faraone. Questo è un problema delle discipline che studiano il Vicino Oriente antico, che studiano le cronologie paese per paese senza metterle in relazione tra loro, anche in presenza di lettere diplomatiche tra un re ed un altro. Un po’ come se tra duemila anni venisse trovata una lettera diplomatica di Renzi a Obama, ma Renzi venisse datato al 2000 e Obama al 2100. Non è possibile una cosa del genere, evidentemente.

Forse la storia del popolo d’Israele inizia davvero con l’Esodo o anzi con gli Esodi, con la permanenza in Egitto e con la Pesakh, l’uscita dal Paese del Nilo. Così inizia e vive le sue fasi decisive la storia dell’Ebraismo. Sono partito in questo viaggio dalle origini mesopotamiche del dio della Luna della tribù di Abramo e abbiamo proseguito fino all’instaurarsi nel nord Egitto degli Hyksos durante il II Periodo Intermedio. La contemporaneità fra epoca dei Patriarchi e periodo Hyksos sembra molto plausibile. Gli Ebrei in Egitto non furono schiavi. Nelle Due Terre i muratori non erano schiavi, ma lavoratori salariati. In seguito, sotto Ramesse III, vi fu addirittura il primo sciopero della Storia, come si legge su un papiro egiziano. Fra i numerosi elementi che hanno portato all’identificazione dei Patriarchi con gli Hyksos vi sono anche i contatti dei Patriarchi con gli Ittiti, da un lato, e l’utilizzo sia da parte degli Hyksos che da parte degli Ittiti del carro da guerra, oltre che l’identificazione di Ebron con Avari, in cui aveva sede una colonia minoica, con tre complessi palaziali. E a Ebron, secondo la Bibbia, risiedevano alcuni Ittiti. Anche per quanto riguarda la pianta dei palazzi si trova conferma di ciò. Altri elementi che legano gli Hyksos alla terra degli Ebrei sono gli scarabei. Tornando alla succitata espulsione degli Hyksos, essa corrisponde all’Esodo ebraico, nel XIII anno del faraone tebano Ahmose, nel 1628 a.C., contemporaneo all’eruzione di Santorini e al conseguente tzunami minoico, come ho cercato di dimostrare nel dettaglio in Israeliti e Hyksos, apportando quivi altre conferme emerse in seguito alla pubblicazione di questo saggio. Tale ricalibrazione della cronologia egizia ponendo come anno 0 l’esplosione di Thera del 1628 a.C. porta a una retrodatazione del II Periodo Intermedio e del successivo Nuovo Regno, che inizia con la XVIII dinastia di Ahmose.

 La tua ricostruzione cronologica contraddice quelle convenzionali. Quali elementi riporta a Suo favore in punto?

La cronologia convenzionale, che viene quivi messa in discussione, si basa su metodi suscettibili di errori e imprecisioni, come la datazione radiometrica, e le date basate sulle generazioni bibliche, fatte coincidere forzatamente con la Storia mesopotamica ed egizia. Lo stesso grado di scarsa attendibilità hanno, a detta del prof. Pierluigi Baima Bollone dell’Università di Torino le cronologie basate sulle osservazioni astronomiche dell’epoca, e che sembrerebbero contraddire la cronologia che pone il 1628 a.C. come XIII anno di regno di Ahmose.

La radiodatazione archeologica con il C-14 è entrata in crisi con alcuni reperti dell’Antico Egitto in cui ha fornito età più recenti di 500-600 anni rispetto alla datazione storica. L’inventore del metodo del C-14 Willard F. Libby insistette e si creò uno stridente contrasto con gli egittologi. In origine Libby calcolò che il periodo di dimezzamento della radioattività del C-14 fosse di circa 5568 anni, ma successive misure l’hanno fissato in 5730 anni.

 Spesso neppure le fonti storiografiche aiutano, essendo, come nel caso di Erodoto, in contraddizione con le liste reali egizie o con altri autori antichi, come Manetone. Le nozioni storiche che offre Erodoto, se si prescinde dal periodo tardo (il tempo della sua storia), molto spesso sono incomplete e spesso grossolanamente false. Per questo molti studiosi dubitano addirittura che Erodoto sia davvero stato in Egitto. In questo crogiolo di contraddizioni e date convenzionali ma problematiche, appare d’uopo porre un po’ d’ordine.

Nella mia seconda fatica letteraria, invece, con Alessandro De Angelis, ci si è spinti oltre, ripercorrendo la storia dopo l’espulsione degli Hyksos, l’Esodo ebraico, fino all’epoca della c.d. eresia di Amarna del faraone Akhenaton, adoratore del dio-Sole Aton, il giudaico Adonai. È in questo contesto che si è collocato il secondo Esodo. Il dio degli Israeliti si arricchisce quindi di caratteristiche solari.

 

Una considerazione conclusiva sul Suo libro?

In conclusione, dopo aver percorso secoli di Storia alla ricerca degli eventi e dei personaggi da cui potrebbero essere derivate le narrazioni bibliche veterotestamentarie, è d’uopo precisare che si è assolutamente consapevoli della natura mitologica del complesso di tradizioni che si va a esaminare e di come una sola interpretazione, che potrebbe essere accostata a un tentativo sulla falsa riga di Evemero, non sia sufficiente. Ma, pur essendo parziale, è in ogni qual modo un umile tentativo, alla luce delle numerose analogie proposte, essendo convinti della necessità di una metodologia di studio comparato, sempre in contesti spaziali e temporali prossimi, scongiurando sempre il rischio del c.d. comparatismo “selvaggio”, è in ogni qual modo un umile tentativo – si diceva –, che speriamo possa essere interessante e possa sviluppare un confronto proficuo e uno stimolante dibattito. Nel mio saggio Israeliti e Hyksos ho iniziato un’opera che necessitava ovviamente di un seguito. Ivi si è partiti dal confrontare la storia degli Israeliti con la quella degli Hyksos, trovando un numero veramente alto di punti di coincidenza che hanno portato ad affermare che gli Hyksos fossero i re degli Ebrei. Dopo questo libro, ho continuato a trovare indizi di quanto si è lì affermato, ulteriori conferme dell’identificazione degli Hyksos con i Patriarchi e di Abramo con Salati, cui farò sinteticamente cenno di seguito.

Dopo l’attuale pubblicazione di Exodus, del cui contenuto ci occuperemo in una successiva intervista, stai lavorando attualmente ad altri libri?

Sì. Per Natale dovrebbe uscire il mio terzo libro, Aton, il dio egizio della Bibbia. Da Mosè a Gesù: storia dei regni di Israele e Giuda, in cui ripercorrerò la storia del popolo ebraico fra II e I millennio a.C. e la nascita del monoteismo, dalle sue origini egizie, partendo da dove lo studio di Exodus si interrompe, da Mosè. A luglio e ad agosto ho invece lavorato a Creta a Filistei e Cretesi. In questo quarto libro vorrei provare a ricostruire la cronologia dell’area cretese a partire dall’eruzione di Santorini: quivi ipotizzo che i Filistei di cui parla la Bibbia fossero una delle quattro popolazioni che vivevano a Creta, quella che i Greci chiamavano “Pelasgi” e che in Egitto, nel tempio di Medinet Habu di Ramesse III, sono chiamati Peleset e che sono appunto i Filistei della Bibbia.

Quando presenterai il tuo libro?

La prima presentazione di Israeliti e Hyksos, insieme a Exodus, si terrà il giorno mercoledì 23 ottobre 2016, alle ore 18:00, presso la Libreria Tarantola di Udine, che ringrazio per la disponibilità. Il libro è disponibile anche online, sia cartaceo che e-book, sui cataloghi Mondadori, Feltrinelli, Macrolibrarsi, Kimerik, Amazon e Ibs. Per tutti i lettori, invece, i miei contatti sono:

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