di Lavinia Reho – Roberto Vecchioni, sognatore di mondi in cui l’indifferenza è soppiantata dall’amore, “cantore” eterno che riuscì “a capire gli uomini e le idee” conciliando coraggio intellettuale e pratica politica in un paese in cui sembrava impossibile, è anche una delle figure più emergenti della canzone italiana d’autore.

L’affascinante professore di lettere classiche, a un evento sponsorizzato dall’associazione Veronesi, tenuto all’università Bocconi di Milano, ha definito il motore che lo spinge ad andare avanti: l’amore per la poesia.

Il professore ha manifestato inoltre, una grande preoccupazione riguardo le nuove generazioni, che tendono sempre di più a guardare la realtà con superficialità. Vi è però, una risposta a tutto questo, ovvero riuscire a comprendere il senso della cultura.

Di seguito l’intervista rilasciata in esclusiva a Lavinia Reho:

“Io non ho mai sentito tanto di vivere quanto amando” (cit. Giacomo Leopardi). Le sue canzoni potrebbero essere identificate in questo aforisma che è un senso di desiderio ostinato di vivere, alimentato da un motore incessante che è l’amore. Se dovesse definire l’amore come lo farebbe?

“L’equazione perfetta del vivere è amare, non ci sono altri verbi o altre parole che definiscono la vita, la vita va amata tutta, nel suo svolgersi in generale, nei dolori, nei pianti, nei momenti di amori fisici e mentali, tutto quanto. Non lo chiamerei nemmeno un dono perché in verità ce lo siamo conquistati (…) è qualcosa che abbiamo trovato lì e abbiamo arrangiato a nostro modo. C’è chi rovina questo amore pasticciandolo con la plastilina e chi invece lo lavora con l’argilla, con l’oro. Quelli che lo lavorano con l’oro prendono il premio nobel e sono grandi esempi, quelli che lo pasticciano con il fango purtroppo rovinano i popoli e questa non è vita, non è amore. Bellissima la frase di Leopardi (…) Egli ha amato, amato non corrisposto per molti motivi (…) e anche la vita non l’ha amato, ma lui sentiva questa forza, questo trascinamento che esprimeva come odio, ma era l’esatto contrario di quello che avrebbe voluto esprimere, ma non poteva perché tutto gli era contro. Sono d’accordo che vivere è amare”.

“Lei ha sempre cantato della forza dell’amore, di come questo possa stravolgere un uomo e il contesto in cui vive, però purtroppo questa forza non riesce ad arrivare al cuore di tutti, infatti l’insofferenza alla vita sembra imperare…L’amore può ostacolare l’indifferenza?”

“Può moltissimo teoricamente….ci è andato molto vicino il cristianesimo con questa concezione dell’Amore: lo è teoricamente, perché poi praticamente abbiamo a che fare con esseri umani che sono ovviamente fallibili e culturalmente sono pieni di difetti (…) Un comandamento quindi non esiste più e l’amore finisce in rigagnoletti di amoranza e non è più Amore vero, che invece significa considerare con molta coscienza e anche con molta emozione tutto ciò che avviene intorno. Non credo che questo avverrà mai, io credo che l’uomo sia condannato a non capire che cosa sia l’amore. in generale l’umanità è condannata ad immaginare il concetto di amore, ma a non viverlo mai”

“Lei, oltre ad essere un cantautore, è anche un uomo di cultura, ritiene che gli studi classici l’abbiamo aiutata?”

“Devo tutto agli studi classici; non si vede la realtà se non si ha un bagaglio classico, perché ti forma, ti costruisce la logica, ti dona la capacità di capire ciò che conta e ciò che non conta, di capire l’armonia tra le cose (…) deriva dal greco αρμοζω (trans. armozo) che significa unire tante cose e farne una cosa che ha un senso; questo è il senso dell’armonia. Questo non viene da chi studacchia qua e là, da chi sa soltanto come si muove una leva o che cos’è una stella (…) ci vuole una comprensione di come siamo arrivati a sapere queste cose, e gli studi classici danno questa comprensione.

“Lei ha più volte affermato che la poesia è necessaria per conoscerci; in tempi come questi, in cui l’avere sta sopraffacendo l’essere, secondo lei la poesia è necessaria?”

“La poesia nasce come primo grido dell’uomo perché ha perso la compagna o perché il cielo si scatena. Queste cose non muoiono mai, si trasformano, hanno diverse forme (…) l’eiaculazione del sentimento è obbligatoriamente umana quindi l’avrai sempre, per tutta la vita; quando non metteremo più fuori il sentimento saremo dei robot, saremo cose inutili, cose che non hanno più un cuore. Vorrei che tutti scrivessero poesie, non è importante scrivere bene (…) l’importante che i ragazzi già dalle elementari siano portati a scrivere poesie, cioè a vedere il mondo dalla parte più sensibile, più dolce, non soltanto materialistica, ma anche spirituale. sarebbe importante per i ragazzi, avrebbero un bel bagaglio di sensazioni e di rivincita contro la stupidità del mondo”.

Lavinia Reho

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