antico-e-nuovo-testamento-libri-senza-dio-112772(di Giulio Perrotta) Mauro Biglino, saggista e studioso delle religiosi, ci concede un’intervista esclusiva sulla sua ultima opera: “Antico e Nuovo Testamento: libri senza Dio”.

Come sempre, con grande disponibilità e simpatica, Mauro ci dedica uno spazio della sua giornata per affrontare i temi caldi del saggio, nonostante i suoi  numerosissimi impegni, così da far conoscere meglio i contenuti preziosi del suo lavoro. A differenza di molti “soggetti” che lo accusano di non conoscere la lingua ebraica o i contenuti effettivi delle Sacre Scritture, lui risponde a tono, dimostrando grande serietà. La redazione resta a disposizione di chiunque voglia esprimere il suo pensiero.

Mauro, il nodo centrale di tutte le contestazioni è il termine “Elohim”: quali significati potrebbe avere e quali invece sono sicuramente sbagliati? E perché?

E’ sicuramente il nodo centrale della questione biblica. Non a caso gli ho dedicato ben 60 pagine in “ANTICO E NUOVO TESTAMENTO Libri senza Dio” (Unoeditori, 2016). Sui significati si discute da secoli e non vi sono assolutamente certezze, anzi solo ipotesi diverse e spesso contrastanti.  Correttezza e onestà intellettuali vorrebbero che non lo si traducesse: sarebbe bene lasciarlo in ebraico, come si fa ad esempio per efah ed efod che non vengono mai tradotti. Capisco che la esegesi teologica giudaico-cristiana abbia la necessità assoluta di tradurre quel termine con “Dio”, ma si tratta di una traduzione di fantasia. Basti pensare che la stessa esegesi ebraica che si esprime nel sito di Consulenza Ebraica ha scritto con chiarezza inequivocabile che la lingua ebraica non possiede alcuna parola che abbia il significato di Dio inteso come oggetto di adorazione: se ne deduce che tradurre Elohim con “Dio” è una scelta senza fondamento linguistico. Il concetto di Dio trascendente, tipico della nostra cultura figlia del pensiero greco, non appartiene al pensiero semitico. Nell’incontro pubblico che ho avuto il 6 marzo a Milano con teologi di area cattolica, protestante, ebraica e ortodossa, è emerso con chiarezza che la cultura semitica non prevedeva alcun concetto di carattere metafisico come creazione dal nulla, eternità, immortalità… Quindi apprezzo molto quelle Bibbie (come alcune interlineari) che non traducono Elohim e lo riportano tale e quale, lasciando anche i verbi al plurale esattamente come sono in ebraico: purtroppo le bibbie che abbiamo in casa invece usano il termine Dio e addirittura presentano spesso traduzioni con il verbo al singolare mentre in ebraico è nella forma plurale (come in Gen 35,7 o 20,13), traendo così in inganno il lettore. In sostanza io penso che Elohim non andrebbe tradotto perché tante, direi troppe, sono le ipotesi sui possibili significati (quelli dell’alto, splendenti, legislatori, giudici, controllori…) che per altro ho analizzato nel libro.

Dal tenore della risposta precedente si evince chiaramente che la traduzione corretta è sicuramente al “plurale”. Questo sconfesserebbe tutta la costruzione monoteista del Cristianesimo. A questo punto è giusto domandartelo: perché sei così convinto che il termine è solo e soltanto plurale? Quali sono le prove a sostegno di questa tesi nello specifico?

Le prove non le fornisco io ma tutto il contesto biblico che documenta con una chiarezza stupefacente che gli Elohim erano una pluralità di individui. Nelle pagine che vanno dalla  129 a pag 132 del libro che ho citato sopra, espongo le evidenze bibliche da cui si comprende che gli Elohim diversi erano almeno 20 (venti) , dico “almeno” perché il lettore che vorrà verificare di persona i passi citati (che non posso riportare qui per ovvi motivi) capirà da solo, senza necessità di ulteriori spiegazioni, che erano molti – ma veramente molti – di più. Alcuni sono addirittura identificati con il loro nome (Yahweh, Milkom, Kamosh…) e con il territorio su cui governavano. Nel libro “La Bibbia non parla di Dio” (Mondadori, 2015) ho esaminato testi extrabiblici da cui il lettore ricava autonomamente con estrema immediatezza che tra Yahweh e gli altri suoi pari livello non vi era alcuna differenza, come documenta ad esempio il passo biblico di Giudici 11,24. Insomma erano tanti e dotati degli stessi poteri e delle stesse prerogative.

 

hqdefaultTi contestano molto spesso che Elohim è singolare. Su quali basi i tuoi avversari fondano questo assunto? Su quali fonti ti basi per dire che Elohim è plurale e non singolare? E quanto sono attendibili?

I miei avversari sostengo che Elohim è singolare e giustificano la desinenza plurale sostenendo che si tratta di un plurale di astrazione o di un superlativo indefinito: così facendo però applicano regole che la lingua ebraica utilizza per sostantivi ben identificabili e che nulla hanno a che vedere con il termine Elohim. Non a caso nel libro “ANTICO E NUOVO TESTAMENTO Libri senza Dio” ho intitolato un capitolo “Non confondiamo Elohim con…”; nelle sessanta pagine dedicate a quegli individui ho riportato decine di passi tratti dai seguenti libri: Genesi, Esodo, Deuteronomio, Giosuè, Primo Libro dei Re, Secondo Libro dei Re, Geremia, Salmi… Questi brani documentano proprio come l’ipotesi del plurale di astrazione o del superlativo indefinito siano errate e inaccettabili sia dal punto di vista grammaticale che logico. L’assunto su cui si basano gli esegeti/teologi giudaico-cristiani è infatti esclusivamente di ordine aprioristico e teologico, perché non ha alcun fondamento testuale: anzi la Bibbia lo sconfessa palesemente. Loro partono dal presupposto che la Bibbia deve “necessariamente” parlare di Dio e di qui procedono spesso come se il testo biblico non esistesse. Nel capitolo dal titolo “E se Elohim fosse singolare” il lettore può verificare di persona su base testuale che – se  si applica l’assunto dei miei critici –  la Bibbia diviene un testo assurdo, contraddittorio, a tratti addirittura ridicolo (come in Gen 35,1) e soprattutto incomprensibile. Questo è il motivo per il quale io invito costantemente tutti a leggere la Bibbia con mente serena: se si leggono infatti le spiegazioni teologiche senza conoscere il testo, si cade nell’inganno, ma se si legge il testo si comprende subito come le tesi dei miei avversari (plurale di astrazione e/o superlativo indefinito) non reggono un solo istante non appena vengono calate nel contesto biblico. Questa è la prova che va fatta, perché spesso le discussioni filologiche condotte  a tavolino risultano sterili e  distolgono l’attenzione dalla realtà di quanto scritto. L’atteggiamento corretto è proprio questo: prendere le spiegazioni e applicarle al testo biblico, sarà questo a dire se hanno senso oppure no. Io lo sto facendo da alcuni anni e i risultati sono evidenti.

Nel Salmo 82, Dio presiede l’Assemblea degli Dei: nella prima lingua originale, quale termine è stato tradotto con Dio e quale Dei? Forse Elyon, Elohim o El?

Questo salmo è stato da me spiegato e presentato un sacco di volte, quindi esporrò qui una cosa nuova di cui non ho mai parlato. Premetto che è un testo molto interessante per alcuni motivi:

  • parla di una assemblea di Elohim (dunque sono molti) ;
  • il termine Elohim è accompagnato da più di 10 (dieci) tra verbi e pronomi al plurale;
  • vi si dice che gli Elohim muoiono come tutti gli uomini.

L’evidente, innegabile pluralità degli Elohim e il fatto che siano dichiarati mortali ha costretto gli esegeti giudaico-cristiani a inventarsi una traduzione nuova: non potendo tradurre con “Dio”, come fanno di solito, in questo caso sostengono che Elohim significa “giudici o governanti” (che in ebraico sono sempre definiti shoftim, felilim, roznim… o con il termine melech che significa “re”). Non riprendo l’assurdità di una tale spiegazione che cozza con “tutte” le affermazioni riferite agli Elohim  nel Salmo 82 che invito a leggere con attenzione. Contemporaneamente invito il lettore a vedere il Salmo 2 nel quale si parla veramente dei “giudici e governatori” della terra: ebbene in questo Salmo non è “MAI” usato il termine Elohim, mentre compaiono tutte le definizioni che ho riportato qui sopra. Nel Salmo 82 invece è usato esclusivamente il termine Elohim: come si comprende bene quindi gli autori biblici non facevano mai confusione tra gli uni e gli altri, tra i governatori umani e gli Elohim. La distinzione è netta ed è la Bibbia stessa che smentisce gli esegeti-teologi.

Nel tuo saggio, al capitolo cinque, affronti il tema di Gesù figlio di Dio: cosa ci puoi dire?

Posso dire innanzitutto che rimango coerente con il mio metodo del “fare finta che” anche nella analisi del Nuovo testamento e, con questa coerenza, vedo che  la figura di Gesù  potrebbe inserirsi nella visione generale del percorso secolare che si evidenzia dalla lettura disincantata delle vicende dell’Antico Testamento. Nel libro “ANTICO E NUOVO TESTAMENTO Libri senza Dio” (Unoeditori, 2016) ho esaminato alcuni momenti fondamentali della sua vita e questo elemento di coerente continuità pare presentarsi con una certa semplice logica. Siamo ovviamente nel campo delle ipotesi perché le certezze potrebbero derivare solo dal possesso di testi neotestamentari attendibili, cosa che purtroppo non ci è data. Certo è che si cono contenuti che – tra Antico e Nuovo Testamento –  si ripresentano  in un modo quanto meno curioso e potenzialmente confermato dai passi di Giuseppe Flavio che ho riportato nel libro: come la vicenda della strana morte di Mosè che si rivela a Gesù nel momento della cosiddetta “trasfigurazione” con un altro “non-morto” dell’Antico Testamento, cioè il profeta Elia. “Facendo finta che…” si compone quindi un mosaico ipotetico molto curioso e soprattutto coerente con vari scritti non canonici, coevi dei vangeli, che riporto nel libro: come ad esempio quelli sulla strana storia della annunciazione a Maria, accompagnata dai sospetti di Giuseppe.

Alessandro De Angelis afferma che dopo aver confuso la figura di Gesù con la figura di Giovanni il Galileo, è sicuro della matrice romana del Cristo: in sostanza, Gesù è figlio di Maria moglie di Erode. Cosa ne pensi di questa scoperta?

Faccio solo una constatazione. De Angelis ha scritto tre libri su Gesù e in ciascuno dei tre ha presentato le prove – che spesso ha definito inconfutabili e inoppugnabili – su tre tesi diverse: 1) Gesù non è mai esistito; 2) Gesù è esistito e apparteneva alla famiglia di Giuda di Gamala, noto zelota antiromano; 3) Gesù è esistito ed era un romano. Ho concrete difficoltà ad esprimere un parere su queste tre “scoperte inoppugnabili e inconfutabili” perché è evidente che si confutano l’una con l’altra essendo tutte e tre inoppugnabilmente suffragate da prove documentali, storiche, filologiche…  Quindi preferisco non pensare nulla.

L’Antico Testamento ha scopiazzato dai culti mesopotamici ed egiziani. Eppure l’Iliade racconta anche di Elohim. Dunque, l’Antico Testamento ha copiato anche dai culti greci o l’Iliade è frutto di una manipolazione dei contenuti della prima?

Gli autori biblici hanno copiato dai testi babilonesi (e/o dai più antichi sumero-accadici) perché la loro radice era quella e il popolo israelita apparteneva a quella storia. I poemi omerici che ho analizzato in “La Bibbia non parla di Dio” (Mondadori, 2015) sono il racconto di altri popoli guidati dai theoi, che appaiono essere il corrispettivo ellenico degli Elohim biblici: ho illustrato come avessero le stesse caratteristiche anatomiche, fisiologiche, comportamentali… Nel libro Mondadori che sta per uscire (Il falso testamento) l’analisi prosegue con le divinità greche cui si aggiungono quelle latine e celtiche di cui ci parlano autori come Eliodoro, Strabone, Tacito, Plinio il Vecchio… In sostanza, i popoli di tutti i continenti ci hanno parlato di “quelli là” e la Bibbia non è che uno dei tanti libri che l’umanità ci ha lasciato nel corso della sua storia secolare: per questo Antico e  Nuovo testamento risultano essere  libri senza Dio.

Grazie Mauro per averci dedicato un pò del tuo tempo, auspicando di risentirti presto con nuove scoperte.

Grazie a te, Giulio, e a tutta la redazione dell’Altra Pagina.

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