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L’associazione dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, noto come INPS, a uno schema Ponzi è un argomento che ha suscitato molti dibattiti in Italia nel corso del tempo. Le discussioni sono state messe in avanti soprattutto in considerazione degli aspetti economici e demografici che il nostro sistema previdenziale sta affrontando. Ma qual è la natura dello schema Ponzi in rapporto alle caratteristiche dell’INPS? Cerchiamo di capirne di più.

Cos’è uno schema Ponzi

Partendo dalla premessa che il versamento dei contributi pensionistici è una pratica necessaria e obbligatoria in tutti gli Stati di diritto – e a proposito dell’obbligatorietà l’esperto in tematiche fiscali Giampiero Teresi spiega cosa implica l’INPS non pagata in un articolo del suo blog – è giusto approfondire il funzionamento del sistema previdenziale vigente in Italia e comprendere se, come spesso si legge e si sente dire, lo si possa associare allo schema Ponzi, pratica notoriamente illegale.

Uno schema Ponzi è un modello che promette alti rendimenti agli investitori. Però bisogna stare attenti, perché potrebbe rivelarsi una vera e propria frode finanziaria. I rendimenti per i primi investitori sono pagati con i soldi dei nuovi investitori e non con profitti reali. Lo schema è destinato a crollare, nel momento in cui il flusso di nuovi investitori si esaurisce e non ci sono abbastanza fondi per pagare i rendimenti promessi.

Le caratteristiche dell’INPS in Italia

L’INPS è l’ente previdenziale pubblico italiano che gestisce le pensioni. È finanziato soprattutto tramite i contributi previdenziali versati dai lavoratori e dai datori di lavoro per i dipendenti. Il sistema è intergenerazionale, perché prevede che i contributi dei lavoratori attuali possano finanziare le pensioni di coloro che hanno finito la loro attività lavorativa.

Un confronto tra INPS e schema Ponzi

Innanzitutto, per operare un confronto tra INPS e schema Ponzi, bisogna dire delle forme di finanziamento. Sia nell’uno che nell’altro caso, i pagamenti ai beneficiari sono finanziati dai contributi dei nuovi partecipanti. Uno schema Ponzi è di per sé insostenibile, perché dipende dall’ingresso costante e continuo di un numero crescente di nuovi investitori.

L’INPS, invece, è almeno in parte regolamentato e monitorato dallo Stato. Per questo è soggetto sempre a riforme e aggiustamenti per garantirne la sostenibilità a lungo termine. Mentre si può dire che uno schema Ponzi è legale e ingannevole, l’INPS opera tramite leggi e regolamenti pubblici, assicurando trasparenza e responsabilità.

Delle differenze tra INPS e schema Ponzi ci sono anche per quanto riguarda gli obiettivi che entrambi si propongono di raggiungere. Lo schema Ponzi mira al profitto personale dell’organizzatore. L’INPS è concentrato a garantire la sicurezza sociale e il benessere dei cittadini.

Le riforme e le soluzioni proposte dall’INPS

Da tutto ciò che si è detto si deduce che un obiettivo importante è quello della sostenibilità. Da questo punto di vista, l’INPS e il governo italiano hanno introdotto diverse riforme, per riuscire ad assicurare una sostenibilità a lungo termine. Si tratta di comprendere l’adeguamento dell’età pensionabile, la revisione dei calcoli delle pensioni e l’introduzione di incentivi, in modo che i lavoratori possano ritardare l’uscita dal mercato.

Queste misure hanno come scopo quello di bilanciare i contributi e le uscite, per fare in modo che il sistema previdenziale italiano rimanga funzionale a lungo termine.

La partecipazione dei cittadini

I cittadini hanno un ruolo attivo che devono svolgere nel dibattito sulla previdenza sociale. In questo senso deve essere favorita la partecipazione pubblica attraverso il dialogo. Dovrebbero essere promosse le consultazioni, in modo che i cittadini possano esprimere le proprie esigenze e le proprie preoccupazioni per il futuro.

Tutto ciò potrebbe guidare i responsabili delle decisioni verso soluzioni più accettabili ed equilibrate. Non dovrebbe mancare la consapevolezza dei cittadini nella pianificazione della loro pensione.

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