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“Guido Harari Incontri: 50 anni di fotografie e racconti” ha aperto i battenti a Milano presso la Fabbrica del Vapore  il 28 Ottobre e sarà visitabile fino al 1 Aprile 2024. Poche mostre hanno presente l’identità del suo autore in modo intrinseco, questa fa parte di questa minoranza, e per fortuna mi viene da aggiungere. Guido Harari compie 50 anni di carriera e li “festeggia” con questa bellissima rassegna di opere che lo rappresenta al meglio.

Ogni stanza della mostra è un viaggio vero e proprio che ci porta all’interno delle tematiche e delle dimensioni indagate dal fotografo durante la sua carriera. Iniziamo dagli anni ’60 e ’70 dove troviamo una dimensione legata alla musica, soprattutto questo periodo influenza moltissimo il giovane Harari che inizierà a muovere i suoi primi passi nel mondo della fotografia e della musica, a muoverlo è soprattutto una passione intensa verso l’arte e il suo obiettivo sarà cercare di bloccare con una traccia, con una fotografia i momenti “live” degli artisti, cercando di indagarne differenti aspetti, da quello corporeo a quello più intimo fonte della matrice creativa che alberga in ognuna delle figure che si accingerà a ritrarre.

Ma Harari non si limita a questo nel suo percorso, si appassiona alle interviste, momenti fondamentali per catturare l’essenza delle personalità con cui lavora e le interviste e i materiali d’archivio diventeranno poi fondamentali quando inizierà poi con il suo lavoro nell’editoria e nella lavorazione dei libri.

Il percorso è cronologico ma vi è un filo conduttore che lega il tutto, ovvero una grandissima passione per quello che si sta facendo amalgamata con una curiosità nello sperimentare, questo è soprattutto evidente negli ultimi lavori del fotografo inclusa “la caverna magica” dove si trovano le foto che Harari scatterà in un set fotografico allestito all’interno della mostra e dove Guido Harari scatterà in determinati giorni, la sezione dedicata a quest’ultima parte della mostra è chiamata “Occhi di Milano” e possiamo considerarla come una mini mostra all’interno della mostra principale.

Una cosa che ho apprezzato veramente molto è il fatto che l’audio guida sia curata da Guido Harari in persona che ci racconta attraverso la sua voce le varie stanze, perché ha scelto certe immagini e ci racconta anche aneddoti e storie legate a quelle determinate fotografie. Non manca la musica, che diviene sottofondo in diversi momenti della mostra e all’interno dell’audio guida, musica sempre a tema con la stanza o con la tematica che stiamo osservando, diventando quasi un mix multisensoriale in grado di occuparci “occhi, cuore, orecchie e mente” o come direbbe Gaber “occhio, cuore, cervello”.

LINK VIDEO: https://youtu.be/5nbs0iBkIB4

 

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