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“Si sapeva da molto tempo che l’inquinamento ambientale aveva raggiunto livelli inaccettabili e tali da compromettere gravemente la salute pubblica: ma l’industria (che ha fatto leva sul ricatto dei posti di lavoro) e le colpevoli inerzie della politica acquiescente hanno determinato la degenerazione della situazione per la salute pubblica fino a un punto di non ritorno. Ora la politica, invece di tutelare i cittadini, delegittima i giudici che li difendono; invece di rispettare la magistratura e aiutarla a trovare i responsabili, anche pubblici, di questo gravissimo danno pensa a delegittimarli contestandone il potere-dovere di intervenire per perseguire i delitti e salvaguardare gli interessi della popolazione”.

Lo afferma Federico Palomba, vice presidente IDV della commissione giustizia della Camera dei Deputati a proposito del caso Ilva. “Condividiamo pienamente la posizione di rigoroso rispetto della Costituzione  assunta dall’ANM: anzi, invitiamo la magistratura tarantina a perseguire le inerzie e le accondiscendenze di chi, operando nel settore pubblico, sarebbe dovuto intervenire negli anni per impedire il gravissimo danno alla salute. La condividiamo anche perchè, purtroppo, ciò che accade  per l’ILVA é un classico che ripete la drammatica storia di questa triste Italia in cui la politica non si rinnova e non fa il suo dovere – afferma Palomba – . Così é per l’inchiesta di Palermo sulla trattativa Stato-mafia, su cui a distanza di venti anni la magistratura cerca di fare quella luce che la politica non ha mai fatto. Ma anche se la politica coivolta cerca di dare colpi di coda per evitare che le indagini vadano avanti – afferma il deputato dipietrista – il problema diventa serio quando le resistenze vengono portate ai più alti livelli dello Stato, dal quale ci si aspetta comportamenti tali da non alimentare sospetti di accondiscendenza. Non diversamente – prosegue Palomba – ha agito anche questo Governo quando ha scaricato sui giudici del lavoro il compito di scelte delicatissime in materia di articolo 18, delegandogli il compito di risolvere il conflitto sociale senza punti di riferimento chiari, salvo  riservarsi poi di attaccarli. Anche la corruzione, che in Italia assume proporzioni fra le più alte al mondo, é sintomo della mancanza di controlli interni ed é conseguenza di leggi  che non  consentono di attribuire la responsabilità a poche e individuate persone prevedendo mille rivoli  e passaggi burocratici, ognuno  potenzialmente portatore di tentazioni corruttrici. Triste é quel paese in cui la politica degradata trova comodo scaricare sui giudici compiti di risoluzione del conflitto sociale salvo poi a delegittimarli  con inconcepibili conflitti, anche costituzionali, destinati a naufragare miseramente anche per l’esistenza di rimedi endoprocessuali, ma aventi solo lo scopo di depistare l’attenzione dalle effettive responsabilità, pubbliche e private- conclude Palomba -. Pensavamo che la pulsione alla normalizzazione della magistratura, dopo quella del Parlamento, fosse retaggio del passato: evitiamo a tutti i costi che sia anche esperienza del presente”.

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