di Berardino Grillo – Il 7 dicembre, Milano festeggia il patrono,  Sant’Ambrogio. Figura che definirei laica, e che tanto affascina. Nato a Treviri, in Germania, nel 340, a differenza di tantissimi meridionali che sono emigrati a Milano, Ambrogio scese al sud fermandosi nella Mediolanum dell’epoca (allora capitale dell’Impero Romano d’Occidente) per  ‘ motivi lavorativi ’. Insomma, non era un ‘milanese doc’! Persona semplice e frugale, buon poeta e oratore, studiò a Roma diventando avvocato e si dedicò alla carriera legale con ottimi successi. Così che l’imperatore Valentiniano lo nominò ‘governatore’ a Milano, nel 370. E’ piuttosto evidente che sedici secoli e mezzo dopo, noi non abbiamo inventato un granché. Quattro anni intensi di ottimo governatorato: nella città meneghina operò incisivamente, contribuendo a riformare la chiesa in loco introducendo l’unicità del rito ambrosiano; fu l’artefice del Carnevale ambrosiano e modificò il volto urbano della città che tuttora ne conserva i tratti più salienti. Fu governatore ‘politico’, sempre al di sopra delle parti e dei partiti, con l’occhio attento verso il bene della popolazione intera, nessuno escluso, e dei poveri in particolar modo. Direi, un vero statista (non esagero).

Non era sacerdote. Il 7 dicembre del 374, fu battezzato (era un semplice catecumeno) e consacrato vescovo. Era consapevole della sua impreparazione culturale in materia teologica; ma, si dedicò subito allo studio della Scrittura! Sebbene non avesse avuto mai ambizioni ecclesiastiche e non fosse stato entusiasta dell’incarico affidatogli. Ma, scelta la vita religiosa, fu vescovo tutto per Dio e tutto per il popolo. Studiava e pregava. Ascoltava, consigliava e difendeva i suoi fedeli. Chiunque poteva parlargli  in qualsiasi momento. Godeva di grande autorità morale. Uomo di amorevole operosità verso Milano e i Milanesi: “Vivete bene e muterete i tempi!”, il suo motto. Morì il 4 aprile del 397, nella sua Mediolanum.

Esattamente un anno fa, nel 2020, l’artista palermitano Igor Scalisi Palminteri dipingeva e portava a termine un significativo murale dipinto sulla facciata di un palazzo di corso XXII Marzo (angolo via Morosini) raffigurante il Santo con il volto di un apicoltore del Parco del Ticino Pavese: un nuvolo di festanti api allieta l’immagine. Eh, sì: perché Sant’Ambrogio è il protettore dei laboriosi milanesi eppure delle operose api! Quale gemellaggio, quale associazione più simbiotica a simboleggiare un sodalizio così immaginifico.

Quante coincidenze di vita vissuta da Sant’Ambrogio s’intersecano con la vita e le vicissitudini di molteplici individui che hanno scelto o sono stati costretti a vivere a Milano nel decorso dei secoli, per le più svariate ragioni. Momenti belli e brutti, di successo e di assoluto anonimato, ma pur sempre operosi e dediti al costante impegno per migliorare questa città. L’ossatura forte del tessuto socio-economico della Gran Milan che non teme osteoporosi alcuna, s’è forgiata grazie all’insegnamento fattivo di uomini come Ambrogio che hanno saputo coniugare la parola con l’impegno quotidiano nel sociale, senza discontinuità nel dimostrare coerenza piena. Ha saputo vivere due vite. Nel suo primo mezzo del cammin è stato un laico, viaggiando per trovarsi un lavoro, dal Nord verso il Sud (un’esemplare controcorrente!). E un’esistenza sacro-spirituale nel secondo mezzo del suo cammin, grazie allo studio e ad una naturale e spontanea dedizione, completa e repleta, verso gli altri, nessuno escluso. La Sua è stata una spiritualità laica, pregna di un santo equilibrio.

Rivedo l’Ambrogio laico in Marco Polo che, diciassettenne, in compagnia del padre e dello zio “ordinorono di volere passare lo Gran Mare” spingendosi fino all’estremo…polo asiatico, lungo la Via della Seta. Anche Marco, ‘veneziano in Cina e cinese a Venezia’, fu governatore di città in Oriente, e ambasciatore per conto dell’imperatore dei Mongoli che lo nominò suo consigliere. Marco e Ambrogio, governatori: per quanto tempo si riposavano sulle proprie rispettive caregacadrega?!

Quando sei a Roma, vivi come i romani; quando sei in un altro luogo, vivi come si vive in quel luogo”. Gran bella riflessione: testimonia l’umiltà di spirito del vero viaggiatore. E’ fonte di tolleranza e rispetto verso le altrui culture, lingue e consuetudini, e usi e costumi. Personalmente, viaggiando all’estero – Stati Uniti, Francia, Spagna, Polonia – ho maturato una convinzione incrollabile. Il viaggio tira fuori il nostro io, nudo e indifeso, e ci mette alla prova. Da soli o in compagnia, affrontiamo un’odissea in un secchio d’acqua. Noi siamo i lillipuziani che sbarcano a Brobdingnag, l’altra isola visitata da Gulliver, occupata da esseri umani giganteschi: Oddio, chi sono costoro? Che facciamo? Il viaggio è una introspezione personale, un’analisi psicologica. Un viaggiare dentro noi stessi. E’ un esame di coscienza. Ognuno di noi è un odisseo!

Le nostre genti del Sud, lucane in particolar modo (sono nato a Bernalda, zona del Metapontino, a ridosso del litoraneo jonico), rifuggono (forse?) da cotanta visione della vita. Ci piangiamo addosso; e, addossiamo responsabilità e colpe, errori e manchevolezze, azioni ciniche e retaggi antichi, latitanze disinteressate e presenze interessatissime, invidie e gelosie, campanilismi e rivalità da bottega, sempre e soltanto ad altri. Ad essere buoni, accusiamo il destino baro! I politici, la Cassa per il Mezzogiorno (qualche volta, leggiamoci le profonde riflessioni del meridionalista Pasquale Saraceno, nato a Morbegno – Sondrio -, persona dabbene e galantuomo d’altri tempi, al quale venne l’idea di istituire appunto la Casmez, l’Ente preposto nel 1950 per colmare il divario con l’Italia settentrionale), i Savoia, Garibaldi che scende e sale lungo lo Stivale, le infrastrutture fatiscenti e/o inesistenti, il petrolio del nostro sottosuolo che se lo…idrovorano (non trovo un eufemismo più azzeccato di questo!) le multinazionali nostrane,… Non usciamo dal nostro guscio: attendiamo il paniere che scenda dal cielo. Non abbiamo la volontà di “passare lo Gran Mare”, nonostante siamo circondati dai mari e abbiamo una grande tradizione di navigatori navigati.

Prendiamo esempio da Sant’Ambrogio. Anche con mezzo cammin di nostra vita laica potremmo meritarci una beatificazione. E se proprio non ce la facessimo, un apprezzabile e graditissimo Ambrogino d’oro potrebbe premiarci.

Berardino Grillo

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