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di Salvatore Primiceri* – Ciò che è utile è anche onesto? E ciò che è onesto è anche utile? Il dibattito sui “conflitti morali”, spesso affrontato in queste pagine con riferimento alle correnti utilitaristiche e deontologiste, ha in realtà origini molto antiche.

Il celebre oratore romano Cicerone, nella sua opera “Sui doveri” raccontava che Temistocle, comandante ateniese, dopo la vittoria riportata nella guerra contro i Persiani, svelò in assemblea di avere in serbo un piano molto utile alla patria, ma che fosse opportuno non parlarne a troppe persone. Proprio per la segretezza del piano chiese che il popolo gli desse qualcuno a cui confidarlo. Gli fu dato Aristide, politico e militare ateniese. Temistocle confidò ad Aristide che si poteva incendiare di nascosto la flotta degli Spartani, la quale era tirata in secco a Gizio: questo fatto avrebbe inevitabilmente abbattuto la potenza di Sparta. Aristide, ascoltata la proposta di Temistocle, nell’attesa generale, ritornò all’assemblea e dichiarò che il piano di Temistocle era certamente utilissimo alla patria, ma niente affatto onesto. Allora gli Ateniesi, ritenendo che ciò che è disonesto non è nemmeno utile, rifiutarono sdegnosamente quella proposta che non avevano neppure sentito.

Il principio che simbolicamente qui chiamiamo “Teorema di Aristide” in onore all’integrità morale con cui viene storicamente ricordato il militare ateniese, non a caso detto anche “il giusto“, recita quindi: “Ciò che è disonesto non è mai utile, neanche nel momento stesso in cui si riesca a ottenere ciò che si presume utile: il solo pensare che sia utile ciò che è disonesto è già di per sé una grande colpa“.

Cicerone, però, si rende conto che esistono numerosi casi in cui l’utile sembri contrastare con l’onesto. Per questo occorre analizzare le singole situazioni e capire se i due elementi possano conciliarsi o meno. E non è facile.
L’oratore romano elenca numerosi esempi in cui l’utile confligge non solo con l’onesto, ma anche con l’umanità, e cita il filosofo greco Ecatone di Rodi, il quale si era già posto in questi termini la questione: “In tempi di grandissima carestia è lecito a un uomo onesto tagliare i viveri alla sua servitù? Se occorre gettare in mare qualcosa, si sacrificherà un prezioso cavallo o uno schiavetto di poco valore? Se uno stolto, durante un naufragio, riesce ad afferrare una tavola, volendo gliela potrà strappare con forza un uomo saggio? E il comandante della nave potrà portargliela via come sua? E se la tavola è una sola e i naufraghi sono due, e tutti e due sapienti, dovranno strapparsela a vicenda, o l’uno dovrà cederla all’altro? Se uno vende del vino sapendo che va a male deve dirlo?” E così via per moltissimi altri esempi, dove è in gioco il peso fra diversi “valori” in una determinata comunità.

Il dibattito, dall’antica Grecia agli Stoici, ha visto contrapporsi varie posizioni, segno che i dilemmi morali hanno sempre accompagnato l’umanità e che, a volte, è davvero complicato scegliere la cosa giusta da fare, anche quando vi è tutta l’intenzione. Aristide, con la sua condotta, ci offre un esempio coraggioso di come essere virtuosi.

Come ci ricorda Plutarco nelle “Vite parallele”: Aristide subì l’ostracismo di Temistocle, ma non si vendicò nemmeno quando ebbe l’occasione di farlo. Fu militare di qualità non inferiori a nessuno ma non cercava la gloria, bensì la virtù. Fu coerentemente al servizio della patria difendendo sempre la giustizia anche a scapito degli interessi personali. Visse volontariamente povero in quanto la povertà è un merito per l’uomo virtuoso mentre è un disonore per lo stolto e il pigro. E se qualcuno vuole dedurre che la pratica della giustizia rende miseri, dimentica che la vita onesta arricchisce l’animo.

Cerchiamo allora di seguire l’esempio di Aristide Il Giusto, aiutandoci con il buonsenso nella scelta dell’utile e dell’onesto, ricordandoci che l’onesto è utile alla propria anima, il disonesto è sempre inutile (anche quando sembra utile).

Salvatore Primiceri

*Articolo originario pubblicato su La Fabbrica del Buonsenso

Per approfondire:

  • Cicerone, I doveri, Rizzoli BUR 1987
  • Plutarco, Vite Parallele: Aristide e Catone, Utet 1992

Nella foto: dipinto di Francesco Hayez, Aristide, Venezia, Accademia di Belle Arti.

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