Matrix è un’opera che è stata capace di segnare il mondo del cinema internazionale in maniera indelebile divenendo un vero e proprio punto di riferimento per tutti gli appassionati ma anche una sorta di spartiacque. Il primo film in particolare, ma alla fin fine tutta la trilogia, è un cult che ancora oggi gode di grande successo e di cui si continua a parlare cercando di affrontare le infinite chiavi di lettura che lo contraddistinguono, in particolare quelle di orwelliana memoria. Matrix è stato rivoluzione, innovazione, sconvolgimento. Dopo tanti anni per questa storica trilogia è arrivato il momento di risorgere con un quarto capitolo: Resurrections.

Alla regia troviamo Lana Wachowski (Jupiter – Il Destino dell’Universo, Cloud Atlas), questa volta da sola, con un cast che si compone di nomi storici per la saga, come nel caso di Keanu Reeves (Speed, L’Avvocato del Diavolo), di Carrie-Anne Moss (Pianeta Rosso, Memento), di Jada Pinkett Smith (Collateral, Bad Moms – Mamme Molto Cattive) e di Lambert Wilson (L’Odissea, Suite Francese), a nomi che vengono introdotti per la prima volta, come nel caso di Neil Patrick Harris (Starship Troopers – Fanteria dello Spazio, I Puffi), di Jonathan Groff (The Conspirator, American Sniper) di Jessica Henwick (Love and Monsters, Underwater) e di Yahya Abdul-Meteen II (Aquaman, Baywatch).

Immergersi in questo nuovo capitolo della saga è davvero complicato. Da una parte è ovvio che riprendere in mano una storia che ha goduto di un così gigantesco successo è rischioso perché genera un’attesa in termini commerciali che non è poca cosa, ma anche le aspettative del pubblico sono certamente superiori al solito. Poi raccontare una vicenda dove molti elementi sono già fissati e dove si decide in qualche modo di ripartire è dannatamente complesso. Tanto più che alcuni personaggi rimangono ma i loro volti vengono stravolti: Morpheus non è più l’amato Laurence Fishburne, così come l’odiato agente Smith non gode più dell’intepretazione di Hugo Weaving. Guardare questo nuovo capitolo genera quindi emozioni strane, crea un senso di parziale deja-vu che è elemento critico perché rischia di annoiare lo spettatore riproponendo scene e sensazioni già vissute. Ma Matrix è intelligente e riesce a schivare questo pericolo e, se non bastasse, sa anche prendersi in giro. Deja-vu e gatti neri ne sono un semplice esempio ma, ancor di più, quell’autoironia che vede all’interno della storia Matrix come trilogia di videogiochi a cui bisogna assolutamente dare un seguito, costi quel che costi.

Durante le quasi due ore e mezza di eventi c’è spazio per inserire alcune scene della trilogia originale, dando ancora più risalto a quel senso di richiamo a fatti e personaggi ben noti, trasformando Resurrections in qualcosa di anomalo, in qualcosa che richiama per alcune scelte registiche la serie televisiva di Cobra Kai. Non ci si deve quindi stupire se alcuni personaggi all’epoca bambini tornano da adulti o se alcuni adulti ora sentono il peso dell’età sulle spalle. Tutto in un senso di nostalgia che risalta ma che non diventa motivo trainante dell’opera. Perché, come detto prima, Matrix è intelligente e sa restare perfettamente dentro i giusti limiti, così come mai quello che si vede è quello che è, proprio come per i suoi personaggi, dove la realtà delle cose non coincide con quello che vivono quotidianamente.

La Warner Bros ha proposto uno steelbook per la versione 4K che contiene l’opera sia in versione ultra-hd che in blu-ray con una traccia audio Dolby Atmos-TrueHD per l’italiano, l’inglese e il tedesco, e un Dolby Digital 5.1 per lo spagnolo e il francese. Un’edizione di tutto rispetto che chissà che non possa essere l’inizio di una nuova epopea. Se al momento non si sa nulla di un possibile quinto capitolo della saga di Matrix, è impossibile prevedere cosa ci riservi in merito il domani…

Titolo: Matrix Resurrections

Distributore: Warner Bros

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