di Stefano Bassi – Il Parmenide è, da oltre un secolo, il “dialogo maledetto” di Platone: tutti ne riconoscono l’importanza, pochissimi osano affrontarlo fino in fondo. Il volume Il Parmenide di Platone spiegato capitolo per capitolo, di Salvatore Primiceri (Collana Paradoxa Filosofia di Amazon), nasce esattamente dentro questa difficoltà e la prende di petto con un progetto semplice nell’idea ma ambizioso nella realizzazione: guidare il lettore attraverso il testo, riga dopo riga, offrendo per ogni sezione del dialogo una spiegazione chiara, discorsiva, che non tradisca però la sottigliezza filosofica dell’originale. Chi si aspetta l’ennesima introduzione “da manuale” resterà sorpreso. Il libro sceglie un punto di vista dichiaratamente didattico, ma la didattica qui non è semplificazione al ribasso: è accompagnamento, paziente e rigoroso, di chi legge dentro un itinerario che resta fra i più ardui di tutta la filosofia occidentale. Il cuore dell’operazione è proprio la scansione capitolo per capitolo del dialogo, nella quale ogni porzione di testo platonico è seguita da una spiegazione in prosa continua, priva di tecnicismi superflui, che ricostruisce il filo dell’argomentazione, ne mette in luce i passaggi logici, segnala i punti insidiosi e, quando serve, rallenta il passo per rendere digeribili le svolte più vertiginose. Così il lettore non si trova mai solo di fronte alle pagine più oscure del Parmenide: ha sempre accanto una voce che gli dice, in sostanza, “ecco che cosa sta succedendo, e perché è importante”.
Uno dei meriti maggiori del libro sta nel mostrare con calma che il Parmenide non è un puro gioco di prestigio dialettico, ma un dramma filosofico a tutti gli effetti. La ricostruzione dell’intreccio iniziale – la cornice narrativa con Cefalo, Adimanto, Glaucone, Antifonte e Pitodoro, l’arrivo ad Atene di Parmenide e Zenone, il giovane Socrate che interviene nella discussione – non è un semplice riassunto, ma diventa già interpretazione. L’autore fa emergere il modo in cui Platone, dietro la forma del racconto in seconda mano, costruisce una scena teatrale in cui le generazioni filosofiche si incontrano: l’Eleatismo di Parmenide e Zenone, la nuova ricerca socratica, lo sguardo retrospettivo di chi narra. Il lettore viene aiutato a capire che non si tratta di un preambolo decorativo, ma del dispositivo drammatico attraverso cui Platone pone la questione centrale del libro: che cosa resta della teoria delle Idee quando viene sottoposta al fuoco incrociato delle obiezioni più radicali?
La prima parte del dialogo, in cui Parmenide incalza Socrate sulla dottrina delle Forme – esistono Idee non solo del giusto e del bello, ma anche di fango, capelli e sporcizia? come partecipano le cose alle Forme? come evitare il regressus infinito del “terzo uomo”? – è spiegata con particolare cura. L’autore riesce a rendere accessibili questioni tradizionalmente presentate in linguaggio scolastico: la partecipazione (metessi), la somiglianza (mimesi), il problema dell’unità della Forma rispetto ai molti partecipanti, la difficoltà di pensare un mondo delle Idee “separato” e insieme causa del mondo sensibile. Il lettore non viene sommerso da definizioni astratte: le difficoltà emergono direttamente dai dialoghi, dalle domande che Parmenide rivolge a Socrate e dai tentativi di risposta, che il commento illumina con esempi tratti dall’esperienza ordinaria e con rinvii essenziali – ma mai pedanti – ad altri dialoghi platonici, come il Fedone, il Sofista, la Repubblica. Ne nasce l’immagine di una teoria delle Idee tutt’altro che dogmatica: un cantiere aperto, attraversato da tensioni e aporie che Platone stesso porta in scena con straordinaria onestà intellettuale.
Ma è soprattutto nella seconda parte, il famoso “esercizio dialettico” sulle ipotesi dell’Uno, che il libro mostra la sua maggiore utilità per studenti e appassionati. Qui il Parmenide diventa davvero un labirinto: Parmenide, rivolgendosi al giovanissimo Aristotele (non lo Stagirita, ma un omonimo ateniese), esplora le conseguenze delle ipotesi “se l’Uno è” e “se l’Uno non è”, facendo vedere come, a seconda dello sguardo e del punto di partenza, l’Uno risulti insieme uno e molti, identico e diverso, in moto e in quiete, nel tempo e fuori dal tempo, e come anche gli “altri” rispetto all’Uno si trovino avvolti nelle stesse contraddizioni. Qui il commento capitolo per capitolo svolge un lavoro quasi da “simultanea filosofica”: traduce i passaggi logici in un linguaggio meno astratto, ricostruisce passo passo le catene di inferenze, mostra come le conclusioni più paradossali non siano capricci ma risultati coerenti, per quanto provvisori, del metodo ipotetico proposto da Parmenide. In questo modo il lettore può cogliere ciò che spesso resta invisibile: che la selva di argomenti non è un fine a sé, ma un tirocinio mentale, una “ginnastica della mente” che ha lo scopo di educare il pensiero a non fermarsi alle prime evidenze e a misurare fino in fondo la complessità dell’essere e del molteplice.
La scelta di affiancare a questo lavoro un recupero, in linguaggio aggiornato, della storica introduzione di Emidio Martini è un altro elemento di valore del volume. La voce colta e più “ottocentesca” del grande interprete viene mantenuta nella sostanza, ma resa oggi leggibile anche a chi non è specialista, e collocata dentro un quadro più ampio che tiene conto della discussione contemporanea sul Parmenide. A ciò si aggiunge un apparato complementare sobrio ma ben calibrato: una cronologia della vita di Platone che aiuta a collocare il dialogo nella biografia dell’autore e nella storia politica di Atene, e una ricca bibliografia che non si limita alle grandi edizioni del testo (da Heindorf e Burnet fino alle versioni moderne italiane, francesi, tedesche e inglesi), ma include anche la grande discussione novecentesca e recente sul valore e il significato del dialogo – dalla questione dell’“argomento del terzo uomo” al ruolo del Parmenide nella genesi del platonismo successivo e del neoplatonismo. Senza essere un’opera accademica in senso stretto, il volume dialoga così in filigrana con la migliore tradizione di studi, e chi vorrà approfondire troverà indicazioni precise per orientarsi.
L’impressione complessiva è che Il Parmenide di Platone spiegato capitolo per capitolo occupi uno spazio rimasto a lungo scoperto nel panorama italiano: quello di uno strumento che, senza rinunciare al rigore, si mette esplicitamente dalla parte del lettore non specialista, dello studente, dell’insegnante di liceo o università che voglia finalmente portare in classe il Parmenide senza doversi limitare alle solite due pagine sull’“attacco alla teoria delle idee”. È un libro che si legge come un lungo accompagnamento guidato: non un trattato su Platone, ma un cammino insieme a Platone, dove ogni passo del dialogo è seguito da una voce che spiega, collega, rilancia le domande. In un’epoca in cui la filosofia rischia spesso di essere ridotta a slogan o a intrattenimento, il fatto che un dialogo difficile come il Parmenide venga restituito alla sua complessità senza essere reso inaccessibile è già, di per sé, una piccola notizia culturale.
Il volume è acquistabile qui >> https://amzn.to/3M4bYcA
Stefano Bassi


Chi è il debole? Forza, debolezza e fraintendimento del potere
Quando la giustizia costa la vita: il Critone di Platone tra legge, coscienza e responsabilità
Il linguaggio del buonsenso: un nuovo saggio di Salvatore Primiceri sulla responsabilità della parola
Il Menesseno di Platone: tra elogio pubblico e riflessione filosofica