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21 lettere. Tante sono quelle che compongono l’alfabeto italiano. Se a queste si aggiungono poi le cinque di origine straniera e i segni di punteggiatura abbiamo gli elementi base per poter raccontare tutte le storie del mondo, tutti gli universi narrativi immaginabili, tutte le profondità degli animi dell’essere umano. Per questo l’editore modenese ha deciso di utilizzare quel nome: 21Lettere, tante quando servono a raccontare quello che ci circonda.

Sfogliando il catalogo proposto da una casa editrice, non è facile trovare un elemento rappresentativo che possa riassumere la sua mission. Non lo è neanche in questo caso ma forse, quel Tokyo – Stazione Ueno potrebbe essere davvero rappresentativo, capace di dar voce agli invisibili, di raccontare un mondo sotto gli occhi di tutti ma che nessuno vede. O più probabilmente che nessuno vuole vedere.

Il romanzo è scritto da Yu Miri, scrittrice giapponese di origine sudcoreana che ha ricevuto in riconoscimento del suo lavoro premi letterari come il National Book Award, ottenuto proprio grazie a quest’opera. Il suo tratto scorrevole, la sua attenzione verso gli invisibili o le persone in difficoltà la caratterizzano, la tramutano in un megafono che dà voce a chi voce non ha.

Nel parco di Ueno, nella gigantesca metropoli di Tokyo, vicino a Iriya, Taito, vivono molti senzatetto. Persone che si muovono ai margini di una società che non li accetta, che li ha visti sconfitti per un motivo o per l’altro. Anche il protagonista, Kazu, è un senza fissa dimora che ha dovuto fare a botte con la vita uscendo dall’incontro non solo emaciato ma anche vinto fisicamente e mentalmente. Non sono individui che hanno optato per questo genere di esistenza, ma sono persone che vi si sono ritrovate non riuscendo ad affrontare alcune avversità che si sono frapposte davanti a loro, ostacoli insormontabili che li hanno portati ad arrendersi e a cedere.

Nel suo scrivere, Yu Miri non dà opinioni, non si riserva il diritto di giudicare, ma racconta semplicemente i fatti. Entra nella mente del protagonista, ne sottolinea il passato individuale toccando qualche volta anche la storia e la società di quel Giappone così diverso dalla mentalità occidentale. Fornisce pian piano tutte le tessere che rivelano i trascorsi dell’uomo, sorprendendo più e più volte il lettore, dandogli modo di capire quanti pugni in faccia siano arrivati, all’improvviso, inaspettati, tanto da ferire sulla carne ma anche nell’animo, non dando tempo di riprendersi. Sembra una sfida di Jenga, dove la sorte elimina pian piano i blocchi di legno, uno alla volta, per vedere quanto la torre crollerà malamente a terra.

Una vita iniziata in povertà che ha visto Kazu rimboccarsi le maniche lavorando lontano dalla sua famiglia, facendo gli straordinari in maniera che a casa non mancasse mai nulla dell’essenziale. Ma questo ha significato spendere decadi in solitudine, tornando solo per le vacanze, non conoscendo e non coltivando momenti di condivisione con i figli.

Immergersi tra le pagine di Tokyo – Stazione Ueno significa fare un viaggio in mezzo a quello che nessuno vede, che nessuno conosce e di cui nessuno parla. È una camminata in mezzo alla povertà assoluta, vite che si muovono ai margini della collettività raccogliendo lattine di alluminio e giornali o riviste usati così da racimolare qualche soldo. Sono vite che trascorrono all’interno del parco cittadino, all’interno di piccole tende composte da teli azzurri e da cartoni. Pentole appese e piccoli oggetti della quotidianità sono l’unico apparente legame con la normalità, ma in realtà si tratta di cianfrusaglie e immondizia che trovano quella seconda vita che quegli stessi senzatetto non sono riuscite ad avere.

È una vita trascorsa all’estremo, soggetti alle stagioni, con il freddo dell’inverno che penetra nelle ossa, o alle intemperie di un meteo che porta a rovinosi scrosci di pioggia battente che si insinua fino in profondità, sotto le vesti. Ma nonostante tutto c’è anche chi ha un animale domestico, un compagno per combattere la solitudine a cui dedicare non solo attenzione ma anche quei pochi soldi a disposizione.

Sono vite che trascorrono sotto gli occhi delle istituzioni che fanno finta di nulla, cieche alla loro presenza, incapaci di fornire aiuto o assistenza di alcun tipo, risvegliandosi solo in occasione di avvenimenti importanti come la visita dell’imperatore o la pulizia completa del parco. Dopotutto i senzatetto sono invisibili.

Lettere21 è un editore che propone titoli interessanti, talvolta fuori dai margini ma capaci di essere avvincenti tanto quanto di stuzzicare la riflessione e far scoprire angoli di mondo a cui spesso non si presta attenzione o, forse più semplicemente, che si vuole ignorare. La veste grafica del prodotto è curata: se la struttura dell’impaginazione e la grammatura delle pagine sono classiche, ci sono quei piccoli dettagli che mostrano l’amore verso il proprio lavoro. Piccolezze che fanno soffermare e strappare un sorriso. È il caso della classica numerazione delle pagine che proprio alla ventuno si trasforma nel logo dell’azienda, un logo che gioca sul chiaro e sullo scuro, sui pieni e sui vuoti, dando importanza a quegli elementi invisibili delineati solo dai contorni. Proprio come Kazu.

Titolo: Tokyo – Stazione Ueno

Autore: Yu Miri

Editore: 21Lettere

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