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di Giovanni Reho – “Metaverso”, espressione coniata da Neal Stephenson nel 1992 per il suo romanzo Snow Crash, è uno spazio digitale tridimensionale che replica il mondo reale in un ambiente virtuale 3D.

È una realtà che avrà un impatto incisivo sulla nostra vita destinata a diventare mainstream nei prossimi dieci anni.

La sua espansione si registra in ogni settore, dal gaming alla moda, dal food al mercato immobiliare e a breve conquisterà ambiti sempre più specialistici come la medicina, l’università, le banche e la finanza.

Negli USA, Il Metaverso è utilizzato per gli investimenti immobiliari, le simulazioni chirurgiche e le esercitazioni militari. Anche in Italia, l’ambiente virtuale 3D è stato sperimentato nelle sfilate della fashion week, per i balletti di Roberto Bolle e nella discussione della prima tesi di laurea in un’aula virtuale.

Recentemente, il visore 3D ha conquistato le aziende più evolute anche nella gestione delle risorse umane applicato nell’on-boarding e nel recruting, nella formazione e nella logistica.

Da alcune autorevoli analisi emerge che il 51% degli HR Director italiani è favorevole all’organizzazione di un team building aziendale in spazi di realtà aumentata, l’80% riconosce l’utilità del Metaverso per creare engagement e il 60% lo considera esperienza che può diventare fondamentale nella attività di formazione.

In questa direzione sarà inevitabile il potenziamento dello smart working attraverso tecnologie immersive, individuando ruoli e competenze per svolgere in modo nuovo attività di lavoro che sino a poco tempo fa sembravano definitivamente strutturate.

La realtà virtuale può infatti rivoluzionare l’approccio e il metodo nella valutazione, riqualificazione e aggiornamento delle competenze richiedendo nuovi profili dedicati quali ad esempio creativi di mondi attrattivi, digital product & designers e smart contract developers.

La nuova dimensione richiede un profondo cambiamento di mindset del management, sia nel business che sul piano organizzativo, e soprattutto disponibilità e flessibilità da parte dei manager apicali e nel ruolo degli HR che dovranno adottare una nuova cultura aziendale ormai inevitabile.

Anche se molti studi confermano che il Metaverso alimenterà nuovi modelli di business (entro il 2030 potrà valere alcuni trilioni di dollari), non mancano le posizioni critiche che auspicano la tutela di un bene indispensabile, la relazione, la vicinanza e il contatto umano. La centralità nel rapporto di lavoro è “guardare negli occhi la persona”. Come è stato affermato da alcuni Hr Director di importanti aziende di livello globale “sarà possibile lavorare con gli avatar, ma per conquistare le persone sarà sempre necessario e fondamentale il contatto fisico”.

L’espansione del Metaverso è inarrestabile. Difficile immaginare nel futuro se e come il valore umano potrà essere difeso.

Per evitare che la tecnologia fagociti il nostro lavoro, saranno necessarie soluzioni responsabili in grado di integrare e far interagire l’evoluzione scientifica (ispirata dalla produttività e dalla ricerca di nuove fonti e forme di ricchezza) con la nostra irriducibile identità: l’umanità che si alimenta nelle sue varie forme di relazione empatica con gli altri e con sé stessi. Sarà indispensabile lavorare per il progresso e insieme lavorare per fortificare la nostra umanità, per affrontare le sfide future con la consapevolezza dell’importanza di difendere sempre più i nostri irrinunciabili valori.

I nuovi codici etici nella gestione delle risorse umane dovranno considerare le prossime incalzanti dimensioni evolutive dell’intelligenza artificiale e adottare soluzioni concrete ed efficaci a tutela dell’inclusività della persona umana contro ogni forma di discriminazione, compresa quella proveniente dal nuovo alleato digitale.

 

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