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E’ di qualche giorno fa la notizia che un Tribunale Intermedio del Popolo Heyuan, una delle provincie meridionali del Guangdong- Pechino- ha condannato all’ergastolo il presunto leader di un’organizzazione criminale dedita alla contraffazione.

La polizia cinese aveva fatto irruzione lo scorso anno nella fabbrica del boss nella piccola città di Heyuan.

In una nota pubblicata sul sito web del tribunale cinese si legge che i Funzionari avevano trovato borse del marchio francese Hermes contraffatte per un valore di 100 milioni di yuan (circa $ 15,7 milioni). Tre complici sono stati condannati da sette a dieci anni di carcere e multati.

Le autorità cinesi ormai da un po’ di anni stanno agendo gravemente contro le violazioni della proprietà intellettuale, assumendo decisioni  a volte al limite della tolleranza e questo per combattere la concorrenza sleale e la corruzione, al fine di rilanciare la stabilità sociale e la creatività nazionale. Anche se la Cina sta lentamente passando da una produzione a basso costo verso la creazione di propri marchi di alto livello, “made in China” , la contraffazione è ancora diffusa, e anche se il Guangdong risulta un fiorente centro produttivo, comunque non mancano fabbriche che praticano la contraffazione di prodotti originali a marchio famoso.  Prodotti conosciuti in cinese come shanzhai. Cellulari, in particolare iPhone e iPad,  ma diffusissimi pare siano qui anche shanzhai di altre marche come Louis Vuitton, Dior e Swatch (fonte: http://www.thenanfang.com/blog/category/news/).

Tuttavia, nel caso di specie anche gli avvocati di HERMES  hanno visto la decisione dei giudici intermedi come insolitamente grave, considerando che nel mondo, la media delle condanne penali pronunciate per i contraffattori va da tre a sette anni di carcere circa (l’articolo 473 del nostro codice penale punisce chiunque, potendo conoscere dell’esistenza di un titolo di proprietà industriale, contraffà o altera marchi, segni distintivi, brevetti, disegni e modelli industriali, nazionali o esteri. Punendo altresì  chiunque, senza aver concorso nella condotta di alterazione o contraffazione, fa uso di tali marchi, brevetti o altri segni contraffatti o alterati. La pena è della reclusione da sei mesi a tre anni e della multa da 2.500 a 25.000 euro qualora oggetto del reato siano marchi o altri segni distintivi. La pena è della reclusione da uno a quattro anni e della multa da 3.500 a 35.000 euro quando oggetto del reato siano brevetti, modelli o disegni industriali).

 “Ogni anno, migliaia di persone sono condannate per la contraffazione, ma raramente si arriva ad una condanna di ergastolo”, ha detto Benjamin Bai, responsabile del dipartimento di proprietà intellettuale della sede Cinese  di  Allen & Overy.

In genere, in ogni Paese civile che si rispetti, le condanne più dure sono tipicamente riservate alla contraffazione farmaceutica, perché come ovvio, colpisce un bene primario come la salute. In questi casi, ben si comprenderebbe una condanna al carcere a vita, tuttavia per il reato di contraffazione di prodotti di lusso, la decisione dei giudici poteva essere meno forte, considerando che in ballo, in questo caso,  vi è la libertà di un uomo, diritto inviolabile, da un lato contro dall’altro, la tutela del business.

Insomma, qui gli interessi ci sembrano decisamente mal bilanciati.

I leader nazionali cinesi comunque si sono orientati, negli ultimi anni, verso una politica fortemente repressiva nel tentativo di proteggere soprattutto i marchi nazionali cinesi e le aziende.  Il Vice presidente cinese, lo scorso febbraio, in occasione del suo viaggio negli Stati Uniti, aveva già annunciato che la Cina avrebbe preso misure forti per affrontare le preoccupazioni manifestate dagli Stati Uniti sulle violazioni di proprietà intellettuale.

Siamo convinti, in ogni caso, che per ottenere una maggiore protezione della proprietà intellettuale, e questo vale anche per il nostro Paese, non siano utili tanto decisioni così drastiche, bensì forti interventi di prevenzione messi a punto attraverso piani di comunicazione sociale e formazione che sin dall’età della scuola educhi le nuove generazioni alla tutela della creatività e alla forza comunicativa dei segni e dei marchi d’impresa, solo così sarà possibile creare una cultura nuova, volta al rispetto della legalità, anche nel campo della proprietà intellettuale. Siamo consapevoli delle difficoltà, ma crediamo fermamente che per sradicare definitivamente questo tipo di reati bisogna agire con metodo contro l’inconsapevolezza sul valore sociale di determinati temi giuridico economici, come  la proprietà intellettuale.

Annalisa Spedicato

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