In un tempo in cui la comunicazione è sempre più rapida, immediata e spesso conflittuale, riflettere sul modo in cui utilizziamo le parole appare non solo utile, ma necessario. È in questo contesto che si inserisce il nuovo saggio di Salvatore Primiceri, Il linguaggio del buonsenso. Ragione, misura e verità nell’uso della parola, recentemente pubblicato su Amazon nella collana Paradoxa Filosofia.
Il volume prosegue il percorso teorico avviato dall’autore con Etica e giustizia del buonsenso e La fabbrica del buonsenso, sviluppando una riflessione che mette al centro il buonsenso come criterio di giudizio capace di orientare l’agire umano. In questo nuovo lavoro, tuttavia, l’attenzione si concentra su un ambito specifico e decisivo: il linguaggio.
Primiceri parte da un presupposto tanto semplice quanto spesso trascurato: parlare è un’azione. Le parole non sono strumenti neutri, ma atti che nascono da un’intenzione, si collocano in circostanze concrete e producono conseguenze reali. Da qui deriva la necessità di sottoporre anche il linguaggio a un giudizio morale, capace di distinguere tra un uso della parola conforme al buonsenso e uno che invece se ne allontana.
Attraverso un percorso che richiama la filosofia classica e moderna – da Socrate ad Aristotele, da Kant fino al pensiero contemporaneo – il saggio affronta alcuni dei nodi più critici della comunicazione odierna. Il rapporto tra parole e realtà, il rischio della persuasione utilizzata come strumento di potere, la tendenza a esprimere giudizi immediati senza adeguata riflessione, la difficoltà di distinguere tra verità e apparenza: sono questi alcuni dei temi che attraversano il volume.
Particolare attenzione è dedicata alla dimensione temporale del linguaggio. In un’epoca dominata dalla velocità dei social e dalla pressione a intervenire su ogni tema, Primiceri invita a recuperare il tempo della riflessione, mostrando come la fretta sia una delle principali cause dell’errore nel giudizio. In questo quadro, anche il dubbio assume un valore positivo: non come segno di indecisione, ma come strumento della ragione che permette di evitare conclusioni affrettate.
Il cuore del libro è rappresentato dalla proposta di un vero e proprio “linguaggio del buonsenso”, inteso non come tecnica comunicativa, ma come metodo di giudizio. Parlare secondo buonsenso significa tenere insieme intenzione, circostanze e conseguenze, scegliere parole appropriate, mantenere misura nel tono, riconoscere i limiti della propria conoscenza e assumersi la responsabilità degli effetti che le parole possono produrre.
Ne emerge una riflessione che, pur mantenendo un impianto filosofico rigoroso, si rivolge a un pubblico ampio, offrendo strumenti concreti per orientarsi nella comunicazione quotidiana, nei rapporti personali come nella vita pubblica. Il linguaggio, in questa prospettiva, diventa uno dei luoghi privilegiati in cui si manifesta la qualità del giudizio umano e, più in generale, la possibilità di una convivenza fondata sulla ragione e sulla misura.
Con Il linguaggio del buonsenso, Salvatore Primiceri aggiunge un nuovo tassello a un progetto filosofico che si distingue per chiarezza espositiva e attenzione ai problemi del presente, proponendo una riflessione che invita a restituire alla parola la sua dignità di atto umano consapevole.
Stefano Bassi


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