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(di Salvatore Primiceri) – Mario Monti ha concluso la sua esperienza “tecnica” e lancia un programma sul quale attende di vedere quali e quante forze politiche vorranno farlo proprio in campagna elettorale. Parole d’ordine: cambiare l’Italia e riformare l’Europa.

Aldilà delle consuete parole relative all’immagine ritrovata dell’Italia in Europa, del necessario e sofferto passaggio di dover prima salvare l’Italia dal crollo finanziario per poi pensare a crescita e occupazione, il governo Monti mi lascia perplesso.

Forse la spiegazione ai miei dubbi si trova in quello che lo stesso Monti ha indicato come “un più e un meno” all’interno della sua maggioranza trasversale. Il più é costituito dallo spirito di responsabilità con cui la “strana” maggioranza ha permesso al governo di “salvare” l’Italia; il meno dall’aver creato dei blocchi che hanno impedito di fare di più e meglio.

E il senso di questa antitesi, Monti, lo ha voluto esplicitare portando l’esempio della riforma forense, appena approvata. Si tratta di un provvedimento, ha ammesso Monti, che non aiuta i giovani avvocati, non disciplina l’accesso alla professione e aumenta solo i poteri degli organi rappresentativi dell’avvocatura.

Questa riforma é stata, evidentemente dalla lobby degli avvocati, messa in priorità rispetto invece a quella ben più importante delle “pene alternative”, battaglia per cui si sta battendo con grande coraggio Marco Pannella.

Ma Monti si é dimenticato di ricordare che sulla giustizia ha dovuto cedere ad altre pressioni. Da mediatore civile non posso far passare sotto silenzio l’assordante silenzio (scusate il gioco di parole) con cui il ministro Paola Severino ha affrontato la questione dell’illegittimità per eccesso di delega, rilevato dalla Corte Costituzionale nel decreto legislativo 28/2010 nella parte in cui prevedeva l’obbligatorietà del procedimento di mediazione in alcune materie.

Dal 24 ottobre 2012, si attendeva un passo del governo per ridare vitalità ad un istituto fondamentale per il funzionamento della giustizia. La mediazione, per chi ancora non lo sapesse, é un metodo alternativo per la risoluzione delle controversie che offre alle parti la possibilità di trovare un accordo alla presenza di un mediatore professionista, figura preparata proprio per facilitare il dialogo e la composizione delle liti.

L’Europa, quella tanto cara a Monti, aveva elogiato le modalità di applicazione dell’istituto della mediazione in Italia e, visti i primi risultati positivi, ne aveva fatto esempio per migliorare l’istituto anche in altri Paesi membri. Per una volta l’Europa ci elogia e noi che facciamo? Nulla, lasciamo che un istituto che stava iniziando a funzionare bene (parole della stessa Severino) non solo venga ignorato ma si concede anche che i detrattori dell’Istituto diffondano una mole di disinformazione tendente a far credere che la mediazione sia stata abolita. Niente di più vergognoso e falso.

E quindi, il governo Monti non ha saputo farsi paladino non solo di una sacrosanta rivoluzione culturale che fa dei sistemi ADR una valida alternativa alla giustizia civile che, come sappiamo, affonda in una drammatica situazione (questa sì più volte sanzionata dall’Europa) ma ha fatto un torto ai cittadini (che se messi a conoscenza della possibilità e validità del mediare si ritroverebbero ad utilizzare in massa uno strumento dai molteplici vantaggi economici, di tempo e morali).

Non solo. Il governo ha fatto un torto anche a quei 950 organismi di mediazione e oltre 40.000 mediatori, in gran parte giovani, che avevano investito in questa nuova professione migliaia di euro, oltre che tanta convinzione e passione in un lavoro che é anche una missione per una società migliore.

Il governo e Paola Severino, fino all’ultimo momento avrebbero potuto “tamponare” la situazione di stallo che si é creata dopo la sentenza della Consulta. Fino ad un minuto prima dell’approvazione della legge di stabilità avrebbe potuto inserire un sub emendamento per risolvere un grave problema. E invece no. Ce l’aveva davanti, il ministro, quell’emendamento “salva mediazione” che non ha voluto inserire. Questo mi basta per ritenere che Paola Severino sia stata uno dei peggiori ministri della giustizia della storia repubblicana.

Questo governo ha quindi tergiversato e accontentato pressioni conservatrici non solo in occasione della riforma forense, non solo nel mancato sviluppo dei sistemi adr e della mediazione, ma in tante e troppe altre circostanze.

L’Italia avrà recuperato credibilità in campo finanziario con i sacrifici enormi dei cittadini (non sufficientemente ringraziati da Monti) ma in quanto a cambiamento, equità, giustizia, (e anche pari opportunità), ha ancora tantissima strada da fare.

Salvatore Primiceri

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