scende_5(di Giulio Perrotta) Attualmente, le trattative che propone l’Europa (e la Germania in particolare) riguardano le aliquote sull’imposta aggiunta, l’età pensionabile, la riforma del lavoro e la retribuzione della presenza massiccia di dipendenti statali, ma non anche il debito vero e proprio, che ha mandato gambe per aria i negoziati fin qui intavolati. La Germania non vuole inserirlo in questa trattativa, il Governo ellenico invece sì; tuttavia, se i creditori fossero morbidi con la Grecia, si potrebbe rimediare a un gioco al massacro, che ha portato i rendimenti greci a 10 anni, al 33%, una cifra impossibile da sostenere: il fatto, insomma, che il mercato abbia fatto crollare il prezzo impennandone il rendimento potenziale, vuol dire che il mercato crede nel default o nella ristrutturazione del debito, senza mezze misure.

Secondo alcuni analisti, il debito pubblico della Grecia ammonta a una somma che oscilla tra i 320 e i 330 miliardi di euro, pari ad oltre il 175% circa del Prodotto Interno Lordo ellenico, così distribuito:

a) il 77% è, attraverso il Fondo di Stabilità Europeo (l’EFSF), il Meccanismo Europeo di Stabilità (l’ESM) e il Fondo Monetario Internazionale, in mano alla Germania (27%), Francia (20%), Italia (18%) e Spagna (12%);

b) il 15% sono titoli di debito trattabili sul mercato secondario, di cui l’11% sono bond e il 4% sono prestiti a breve termine;

c) l’8% è in mano alla Banca Centrale Europea.

Alexis Tsipras, quindi, si trova a fronteggiare un problema più grande delle sue disponibile, che affonda le radici nella truffa governativa posta in essere dai precedenti governi ellenici; per tale motivo, non dobbiamo stupirci se il 30 Giugno 2015 non è stata onorata l’obbligazione di versare ai creditori la somma di 1,6 miliardi di euro. Tuttavia, il default ellenico sarebbe catastrofico, depauperando i conti correnti dei cittadini, così come sta (legalmente) provvedendo l’Europa, facendo approvare in ogni Stato Membro la Direttiva che permette alle banche di prelevare direttamente dai conti correnti dei propri correntisti, dal 1 Gennaio 2016, in caso di fallimento della banca. Una vera e propria appropriazione indebita autorizzata. Parlo della Direttiva 2014/59/UE che permette alle banche in fallimento di attingere dai conti correnti, libretti di risparmio, cassette di sicurezza, azioni e obbligazioni, dei propri correntisti, come già accade in Germania o Cipro.

Syriza, il partito della sinistra radicale in Grecia, attraverso Tsipras, chiede in buona sostanza una ristrutturazione del debito tale da non dover applicare nuove misure di austerità ovvero uno sconto dei 3/4 del debito greco, così come avvenne nel 1953 quando gli alleati concessero uno sconto del 62% alla Germania, uscita sconfitta dalla Seconda Guerra mondiale.

Una richiesta comunque non tollerata dal Cancelliere tedesco Angela Merkel, che fin’ora ha sempre evitato salvataggi con ristrutturazioni del debito a carico dei contribuenti, nonostante gli accordi sul debito di Londra abbiano dimostrato che i Governi europei sanno come risolvere una crisi da debito, coniugando il senso giustizia con l’effettiva ripresa economica.  La storia, in fondo, racconta che la miglior strada percorribile in circostanze come quella ellenica è la ristrutturazione, anticipata da un’importante sconto sul debito. Il 27 febbraio 1953 fu siglato a Londra un accordo che cancellava la metà del debito della Germania (all’epoca la Germania Ovest): fra i paesi che accordarono la cancellazione c’erano gli Stati Uniti, l’Inghilterra e la Francia, assieme a Grecia, Spagna e Pakistan, e dopo il 1953, anche l’Egitto, l’Argentina, il Congo Belga (oggi Repubblica Democratica del Congo), la Cambogia, il Camerun, la Nuova Guinea, la Federazione di Rodesia e il Nyasaland (oggi Malawi, Zambia e Zimbabwe).

Il caso “Grecia” rappresenta senza ombra di dubbio l’occasione per revisionare la normativa in tema di debito pubblico, cancellando i debiti dei paesi sul filo del default, promuovendo una tassazione sostenibile e progressiva e impedendo nuovi prestiti che strozzerebbero l’economia nazionale. Certo, la cancellazione del debito non sarebbe “corretto” nei confronti di quelle nazioni che hanno sempre rispettato gli accordi giuridici ed economici; tuttavia, si potrebbe improntare un accordo nel quale la governabilità della nazione viene affidata a un comitato di creditori, stile “amministrazione controllata” (fino all’estinzione del debito pubblico), e una ristrutturazione del debito che impedisca nuove procedure gravose per i cittadini ellenici e processi di austerità che strozzino la ripresa economica del paese sull’orlo del fallimento sociale, giuridico ed economico.

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