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Criminalità e Disoccupazione. Le maggiori paure degli Italiani del terzo millennio. Uno studio condotto nel 2003 già metteva in luce le stesse problematiche: una ricerca condotta dal Dipartimento “Rismes” (Ricerca Sociale e Metodologia Sociologica “Gianni Statera”) della Facoltà di sociologia dell’Università La Sapienza, proponeva come tema di indagine “La criminalità diffusa a Roma. Percezione sociale del rischio e uso della città”, una ricerca svolta attraverso interviste face-to-face, da cui è emerso che nelle diverse realtà metropolitane la percezione del rischio di criminalità raggiunge i livelli più alti nella classifica delle paure degli italiani. In riferimento alla situazione generale della città di Roma, la situazione fu dichiarata nel 2003 “molto o abbastanza pericolosa” dal 59,8% degli intervistati (terrorizzati il 31,3%; timorosi il 28,5%), “poco o per niente pericolosa” dal 40,2% (tranquilli in 26,1%, spavaldi il 14,1%). All’epoca venivano delineate due percezioni diverse per due insicurezze: una ‘concreta’, di vita vissuta, personale (zona di abitazione,quartiere – spazio urbano di vita); l’altra “astratta”, di tipo pubblico, politica in senso ampio (spazio urbano formalmente comunale – città-regione).  I cittadini si dichiarano attualmente insicuri, e alla luce degli attuali fatti riportati nelle cronache, in molte città italiane si grida all’allarme criminalità.

Ma qual è il crimine che maggiormente spaventa i cittadini? Risponde Andrea Feltri, noto criminologo e autore di studi e pubblicazioni di fama internazionale.

<< L’omicidio è il crimine che più spaventa il cittadino. Tra i vari comportamenti criminali è quello che genera, sicuramente, maggior allarme sociale. Esistono diverse tipologie di omicidi. Di massima  la classificazione degli omicidi è rappresentata dal conteggio del numero delle vittime per singolo atto omicidiario.  Si parla, infatti, di omicidio singolo e omicidio multiplo. Nel primo caso, l’autore  del delitto effettua l’omicidio, in modo casuale o premeditato, di una singola vittima. Mentre nel caso in cui lo stesso esegue un altro omicidio a distanza di tempo, per poterlo considerare ancora come omicidio singolo, non devono essere presenti stesse caratteristiche e nessi di tipo psicologici, di movente, con la prima uccisione >>

–          Dr Feltri, in riferimento a quanto da Lei espresso, vorremmo sapere quali sono le informazioni utili all’analisi criminologica dell’omicidio?

Le informazioni utili sono relative sostanzialmente a quattro tipi di fonti: innanzitutto la scena del crimine. Tra gli elementi contratti sulla scena del delitto dagli investigatori, con le tecniche di investigazione scientifica e le investigazioni tradizionali, sarebbe opportuno per il Criminologo estrapolare gli elementi che assumono rilevanza nell’interpretazione psicologica del delitto. In particolare lo stato dell’ambiente dove è avvenuto l’omicidio, la tecnica di uccisione utilizzata, i riscontri medico-legali sulle lesioni e gli altri segni dell’interazione tra autore e vittima; l’ambiente sociale di provenienza dell’autore, attraverso l’osservazione del contesto e la raccolta di informazioni tra parenti e conoscenti dell’autore del delitto; e naturalmente ogni tipo di informazioni inerenti la vittima che dovrebbero essere ricercate attraverso colloqui con familiari e conoscenti atti a evidenziare abitudini ed elementi caratteriali nonché aspetti relativi all’eventuale rapporto pregresso con l’autore.

–          Nelle commissioni dei crimini si sente spesso parlare di Modus Operandi. Di cosa si tratta?

Il Modus Operandi indica un modo di agire, un insieme di azioni che servono per compiere un determinato crimine. Analizzare il modus operandi è indispensabile per vari motivi:

a)         permette di collegare i crimini; b) consente di identificare un sospetto confrontando un modus operandi di un criminale noto con il modus operandi connesso ad un caso irrisolto; c) cancellare una persona dalla lista dei sospettati.

 Il modus operandi non è stabile nel tempo,come lo è invece “la signature” ovvero  la firma che possiamo trovare  presente nei crimini seriali.  Nel modus operandi il criminale può acquisire esperienza traendo massimo beneficio dal reato, minimizzando i rischi di essere identificato e quindi catturato. Il modus operandi fornisce, sicuramente, delle informazioni considerevoli circa il criminale, come le sue abilità, le sue conoscenze criminali o meno, l’eventuale relazione con la vittima e il grado di familiarità con la scena del crimine

Antonella Marchisella

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