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di Salvatore Primiceri – Crisi risolta dopo 88 giorni e l’Italia ha finalmente un governo. Il merito? E’ di tutte le parti in campo come ogni mediazione che si rispetti. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha però svolto un ruolo di mediatore eccellente, utilizzando numerose tecniche di quella che viene definita una vera e propria scienza, la mediazione appunto, capace di favorire accordi tra soggetti che partono da posizioni molto distanti tra loro.

Vediamo come.

Partiamo dal 4 marzo. Le elezioni restituiscono un risultato elettorale incerto. Non vince nessuno ma ci sono due partiti, la Lega e il Movimento 5 Stelle, che guadagnano molti punti rispetto al passato e per questo vengono ritenuti dai più come i “vincitori” o “migliori perdenti”.

I due partiti dimostrano una certa facilità nell’eleggere insieme i presidenti di Camera e Senato ma tutt’altra partita appare quella di un’alleanza di governo in quanto uno, la Lega, è legato ad un’alleanza elettorale (il centrodestra), l’altro, il M5S, non è invece solito farne.

Il Presidente della Repubblica inizia quindi una serie di colloqui e affida degli incarichi “esplorativi” prima alla Presidente del Senato, Elisabetta Casellati, poi al Presidente della Camera, Roberto Fico.

Le prime ipotesi di strade da percorrere sono sostanzialmente due: capire se il Movimento 5 Stelle, che propone un contratto di governo su vari punti, può trovare un accordo con la Lega oppure con il PD. Mattarella lascia molto tempo alle forze politiche di dialogare consentendo di fatto l’attesa dei risultati elettorali nelle amministrative di Molise e Friuli Venezia-Giulia. La tecnica del tempo del dialogo e dell’ascolto reciproco è quindi estesa e sfruttata al massimo. 

Quando le soluzioni appaiono però in stallo, a causa di veti incrociati (in particolare il rifiuto del M5S ad avere in alleanza anche Berlusconi) ecco la prima “forzatura” di Mattarella che però equivale a quella che nel gergo dei mediatori si chiama “proposta” (tecnica della proposta del mediatore). Egli propone ai partiti di consentire la nascita di un governo tecnico e neutrale deciso dal Presidente che accompagni il Paese a nuove elezioni nel 2019, chiarendo però che se durante l’esercizio del “governo del presidente” dovessero nascere condizioni per una maggioranza politica, tale governo si dimetterebbe immediatamente per consentire la nascita di un governo politico.

L’impatto di tale proposta riapre un acceso dibattito tra le forze politiche (ed era proprio questo lo scopo). La Lega è tentata dalle elezioni ma, in questa fase, il nodo da sciogliere è il rapporto con Berlusconi. Il destinatario di questa prima “forzatura” è proprio lui, il quale dopo una lunga riflessione decide di non ostacolare l’alleato Salvini di trattare con il M5S, dandogli di fatto un “via libera”.

Si apre così la “trattativa del contratto” tra Lega e M5S. Mattarella attende gli esiti pazientemente (ancora tecnica del tempo) e consente anche che le due forze politiche sottopongano i contenuti di tale contratto ai propri elettori attraverso i “gazebo” della Lega e la “piattaforma Rousseau” del M5S (tecnica della fiducia verso il lavoro delle parti). Nel frattempo, però, sottolinea che il tutto deve essere svolto nel recinto delle regole costituzionali (tecnica del “cappello nero” mutuata dal “pensiero laterale” di Edward De Bono) e che avrebbe posto massima attenzione su tali aspetti, in particolare sul delicato tema del ruolo dell’Italia nella UE. Mattarella non è infatti solo mediatore, ma anche garante del rispetto della Costituzione. In mediazione ogni accordo è, infatti, valido se rispetta le norme imperative dell’Ordinamento Giuridico.

Nonostante tale raccomandazioni le due forze politiche giungono sì ad un accordo proponendo il nome del prof. Giuseppe Conte come Presidente del Consiglio, ma commettono una serie di “gaffe” facendo capire al Presidente Mattarella che sia i contenuti dell’azione di governo che la lista dei ministri sono stati decisi a tavolino. La preoccupazione di Mattarella, a questo punto, è che Conte potrebbe essere snaturato nel suo ruolo di premier divenendo un mero esecutore del contratto tra le parti.

A questo punto Mattarella non può ignorare l’irregolarità del metodo scelto ma, anziché forzare, riesce a far chiarire alle forze politiche che è il Presidente della Repubblica a nominare il premier e, su proposta di questo, i ministri. La trattativa viene quindi riportata sui binari della costituzionalità e Mattarella affida l’incarico a Conte (ancora tecnica del cappello nero).

A questo punto, durante il periodo di composizione della lista dei ministri emergono nuove problematiche. La tentazione della Lega di coltivare l’opzione di ritornare a elezioni in alleanza con il centrodestra, visto che i sondaggi danno il partito in forte ascesa e alcune preoccupazioni riguardo alla posizione del probabile ministro dell’economia Paolo Savona sull’ipotesi di uscita dall’euro dell’Italia.

Il Quirinale, nell’esercizio delle sue funzioni, ritiene fondamentale che per essere certi di una soluzione positiva per tutti, occorra chiarire questo punto e suggerisce ai due partiti di sostituire il nome del ministro Savona (l’accordo deve soddisfare i legittimi bisogni di tutte le parti e devono uscire tutti vincitori; nessuna parte può risultare indebolita dall’accordo).

I partiti però si impuntano arrivando allo scontro con Mattarella. L’arbitro imparziale, per il ruolo che occupa, per l’autorevolezza e per le funzioni che rappresenta, non può subire imposizioni o ricatti e, pertanto, rifiuta la nomina del ministro Savona chiedendo alle parti nomi alternativi. Le parti non collaborano e Conte rimette così il suo mandato. Mattarella appare per la prima volta più irrigidito, anche nel tono delle sue parole, ma anche qui è tutto nella logica: il tempo sta per finire e Mattarella cerca di far comprendere alle parti che se non collaborano deciderà comunque lui  (tecnica dell’autorità del mediatore). La frase “assumerò un’iniziativa” pronunciata dopo la rinuncia di Conte è emblematica (la proposta del mediatore come “extrema ratio” può mettere di fronte le parti a soluzioni non condivisibili e riportarle così alla trattativa).

La mossa, calcolata, è sì estrema ma perfettamente rientrante in una precisa tecnica di negoziazione. La “rottura” è sì rischiosa ma se ben calibrata porta a scenari nuovi. Nel caso specifico le forze politiche hanno dapprima sfogato una sorta di rabbia contro il Presidente, salvo poi riflettere e tornare al tavolo più determinati di prima (tecnica della responsabilità).

Qui sono entrate in gioco più tecniche. In particolare la convocazione dell’economista Carlo Cottarelli appena pochi minuti dopo la rinuncia di Conte (tecnica dell’accelerazione). In quel momento, tale iniziativa getta benzina sul fuoco ma è proprio in questo la chiave della svolta. Si palesa, infatti, per le forze politiche, lo scenario peggiore (tecnica del come peggiorare), quello di un governo tecnico sfiduciato in partenza che porti il Paese a elezioni in piena estate. L’alternativa di elezioni più avanti è praticabile solo con una fiducia o astensione al governo tecnico di Cottarelli.

L’altra tecnica utilizzata da Mattarella in questa fase molto delicata è quella di favorire la mossa di una parte politica in reazione all’atteggiamento dell’altra (tecnica della persuasione). Dopo una prima fase di rabbia e parole spropositate, infatti, il M5S matura l’idea che la Lega abbia fatto saltare il tavolo solo perché tentata da nuove elezioni e rilancia con una contromossa dichiarandosi disponibile a collaborare con Mattarella. Colui che era stato additato come un nemico diventa ora alleato per stanare la controparte (tecnica dell’inversione).

Il M5S gioca bene la carta facendo autocritica e inducendo altrettanto la Lega a riflettere sulle proprie responsabilità. Nel frattempo però Mattarella ha scelto di mettere in campo un altro mediatore, Cottarelli, il cui ruolo diventa quello di un terzo imparziale e affidabile, un ponte tra il Quirinale e le forze politiche, un ulteriore rafforzamento del dialogo (tecnica del consulente terzo in mediazione). La mediazione vede soddisfare il suo ultimo bisogno, quello di rassicurare sulla serietà delle politiche economiche che l’Italia dovrà affrontare fugando i dubbi sulle ambiguità, vere o presunte, emerse nei giorni precedenti.

L’epilogo lo conosciamo. Nasce il governo Conte (con Savona sempre ministro ma con una delega diversa), applausi a Cottarelli e Mattarella che appare sorridente e soddisfatto per aver condotto pazientemente e con grande preparazione una delle mediazioni più lunghe e affascinanti nella storia politica dell’Italia.

“Pensate al bene del Paese” ha risposto a Di Maio che gli chiedeva scusa per gli attacchi dei giorni precedenti.

Conclusione. Solo chi non conosce le tecniche di negoziazione e mediazione non ha compreso l’eccellente lavoro svolto da Mattarella nel risolvere positivamente la crisi politica più difficile nella storia del nostro Paese. La mediazione, scienza straordinaria attraverso la quale, grazie a opportune tecniche e ad un elevato bagaglio di preparazione del mediatore e del suo team, è possibile ottenere soluzioni che soddisfino i bisogni di tutte le parti in campo e nel rispetto di tutte le parti in campo, è purtroppo qualcosa di troppo poco conosciuto in Italia. Andrebbe insegnata nelle scuole e nelle università, utilizzata in campo giuridico per porre rimedio ai conflitti che intasano le aule di tribunale, utilizzata nei campi della quotidianità, dalla famiglia al lavoro.

Salvatore Primiceri

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