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di Salvatore Primiceri – Gli esseri umani non sono più in grado di affrontare la contemporaneità, men che meno il futuro. Questo perché la morale di senso comune si sta rivelando inadatta al miglioramento delle capacità morali dell’uomo, il quale è arrivato al punto di compiere atti che rischiano perfino di mettere in pericolo l’intera specie. La strada verso l’autodistruzione, in pratica, è avviata da tempo.

Ne sono convinti i filosofi Ingmar Persson e Julian Savulescu, autori del testo “Inadatti al futuro“, pubblicato da “Rosenberg & Sellier” nel 2019, dalle cui teorie si è sviluppato un effervescente dibattito sulla possibilità di avviare un percorso di “bio-potenziamento morale“, ben riassunto nelle pagine di un altro libro, il più recente “La pillola per diventare buoni” del professor Matteo Galletti dell’Università di Firenze, edito da Fandango nel 2022.

Che il mondo non funziona bene, per usare un’espressione comprensibile a tutti, le persone dotate ancora di un briciolo di buonsenso lo comprendono da sé. Il modo stesso in cui trattiamo il pianeta in cui abitiamo, ignorando i rischi che tale comportamento sta provocando e provocherà nel futuro, è solo uno dei tanti esempi di atteggiamenti privi di moralità che l’uomo è ormai incline a compiere come se, appunto, non esistesse futuro. Potremmo parlare delle guerre, dei comportamenti anti-scientifici di molti durante la pandemia, fino ad arrivare alla quotidianità del nostro piccolo dove la conflittualità con il prossimo è spesso presente in contrarietà alla natura sociale dell’uomo che Aristotele declamava nei suoi testi di etica.

Ma se l’uomo non è più in grado di discernere il giusto dall’ingiusto, il buono dal cattivo, che ne sarà dell’umanità? Esistono soluzioni pratiche perlomeno per arginare questa deriva autolesionista? La soluzione ipotizzata da Persson e Savulescu è quella di utilizzare il progresso tecnologico per sottoporre gli uomini a delle vere e proprie cure di “bio-potenziamento” morale. In poche parole si tratta di utilizzare la scienza e la medicina per potenziare comportamenti moralmente accettabili, che non rechino danni agli altri. Per i due filosofi, infatti, i metodi tradizionali come l’educazione morale o la riforma sociale da soli difficilmente realizzeranno questo cambiamento in modo rapido abbastanza da evitare i disastri che comprometterebbero le condizioni per una vita degna sulla terra: serve cambiare radicalmente la spinta motivazionale della morale umana, in modo da porre maggior attenzione non solo alla comunità globale, ma anche agli interessi delle generazioni future, anche tramite l’uso delle nuove tecnologie biomediche. Quella di Persson e Savulescu è quindi una sfida a ripensare il nostro atteggiamento rispetto alla natura umana stessa prima che sia troppo tardi.

Ma è davvero possibile immaginare, in estremo, un mondo dove cattiveria e ingiustizia vengano eliminate attraverso, per esempio, una cura farmacologica? Lo scenario è per certi aspetti inquietante e pone moltissimi dubbi che il professor Galletti riepiloga nel suo libro, invitando tutti ad una certa cautela e a riflettere se sia davvero questa la strada della salvezza per l’umanità. Occorre infatti domandarsi, innanzitutto, chi decide i valori della moralità a cui attenersi, quali siano le spinte “cattive” da neutralizzare, e poi capire cosa occorre potenziare, in quanto “potenziamento” non è per forza sinonimo di “miglioramento”. Cosa dobbiamo potenziare? Il sentimento o la ragione? Le capacità o le persone? Ma ancor più evidente è il rapporto tra bio-potenziamento e libertà. L’uomo sottoposto a tali cure avrà ancora libero arbitrio? Quanto dovrà essere invasivo l’intervento biomedico sulle capacità morali? Così forte da non consentire più all’uomo di riflettere sulle proprie azioni, sul concetto di responsabilità e, in generale sui concetti di virtù, bontà e giustizia (tanto cari all’etica tradizionale su cui si fonda da sempre l’umanità), fino a renderlo un “automa” le cui azioni vengano preventivamente corrette da una sorta di “God Machine“?

L’ipotesi è perfino scioccante e spalanca le porte a numerose altre riflessioni. Un credente, ad esempio, potrebbe opporsi ad un tale scenario argomentando che se è Dio stesso a non intervenire a correggere il male in quanto ci ha dotati di strumenti sensoriali e razionali per essere persone buone, perché mai l’uomo dovrebbe avere la supponenza per sostituirsi a Dio? E un non credente potrebbe riflettere in modo analogo sostituendo al concetto di Dio quello di natura. Eh sì, perché qui è in ballo un cambiamento vero e proprio della natura umana. Il dominio di un uomo su altri uomini, in nome di una moralità universale non si sa bene da chi decisa, appare come inaccettabile.

Per questo occorre capire se, in quali casi, e con quali modalità siano approvabili forme di bio-potenziamento morale e se davvero l’insistere con la diffusione di una cultura educativa e filosofica sia una via che corre molto meno rispetto alla velocità con cui l’uomo si rende protagonista di azioni disdicevoli e dannose.

La risposta, leggendo i due testi di cui sopra, sembra risiedere in un intervento “intermedio” che agisca solo sul miglioramento delle capacità riflessive dell’uomo, senza estrometterlo dalla consapevolezza e dalla responsabilità delle proprie decisioni e azioni.

Aggiungo, come spunto di riflessione al dibattito, che la natura umana contempla bene e male, buono e cattivo. L’uomo è per natura un essere fallibile e talvolta ha bisogno anche di sbagliare per cogliere la profondità (oltre che l’utilità e la necessità) dei concetti di responsabilità, bontà, giustizia, correttezza, socialità. Per concludere insisto, come ho scritto nei miei libri (vd. “Etica e giustizia del buonsenso“), che gli strumenti principali di cui l’uomo dispone per migliorarsi sono il buonsenso e la ragione, elementi innati che però vanno coltivati ed esercitati allo scopo di non cedere alle “fallacie” della moralità di senso comune, relativa e provvisoria. Per questo, a mio avviso, è imprescindibile perseverare sulle vie della filosofia, dell’istruzione e dell’educazione, che rimangono, al momento, le strade maestre per un percorso naturale di vero e consapevole auto-miglioramento.

Salvatore Primiceri

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