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Come impiegare in modo costruttivo il nostro tempo? Come distinguere le cose utili da quelle superflue? Come reagire in modo positivo alle avversità? Come rendere tranquillo il proprio animo? Come essere felici?

Sono solo alcune delle tante domande a cui il filosofo romano Lucio Anneo Seneca cerca di rispondere nei suoi celebri dialoghi morali, oggi ripubblicati in una nuova veste dalla casa editrice Libri dell’Arco di Rimini, nella collana “Gli Archetti“.

Si tratta di otto opere: “La brevità della vita”, “La tranquillità dell’animo”, “L’ozio”, “La provvidenza”, “La clemenza”, “La vita felice”, “L’ira” e “La fermezza del saggio”, ritradotte con testo latino a fronte e corredate da annotazioni, commenti e da un’ampia introduzione.

Il formato quasi tascabile della collana e la veste grafica semplice ed elegante rendono ancora più accattivanti questi testi che sembrano eterni per quanto il loro contenuto riesca a rimanere attuale in qualsiasi epoca.

Ne “La brevità della vita“, tradotto e commentato da Salvatore Primiceri, protagonista assoluto  il tempo. In particolare, come lo utilizziamo, come lo amministriamo e, soprattutto, quanto ne sprechiamo. Seneca ritiene che gli uomini sbaglino a lamentarsi della brevità della vita. Non è un problema di durata ma di qualità. Le persone sono troppo indaffarate in cose futili, vizi, ozi, passioni e ambizioni e non si occupano di sé stessi, tanto da arrivare alla loro ultima ora dannandosi per aver impiegato male il proprio tempo. Il filosofo stoico ci offre una doppia chiave di lettura per vivere a pieno la vita: da un lato ci spiega a quale fase, tra passato, presente e futuro, bisogna dare più importanza; dall’altro ci elenca le occupazioni sbagliate che ci recano danno e ci fanno vivere male. La soluzione è nel rifugio in sé stessi, nel ritagliarsi e occupare il tempo libero coltivando la sapienza e seguendo la ragione. Il saggio muore in pace, gli indaffarati muoiono senza aver vissuto.

La tranquillità dell’animo“, invece, tradotto da Mirko Rizzotto con l’introduzione di Salvatore Primiceri, è un vero e proprio ricettario per la cura del proprio animo e per il raggiungimento della tranquillità, uno stato che permette di conciliare la vita attiva e pubblica con la vita ritirata. Rivolgendosi a coloro, egli compreso, che non hanno ancora trovato il sommo bene (la virtù) che rende saggi e imperturbabili, il filosofo romano elenca numerosi valori che permettono all’essere umano di alleviare i turbamenti dell’animo, tra i quali la conoscenza di sé, l’amicizia, la moderazione, la temperanza, la parsimonia, la frugalità, l’autocontrollo. Per Seneca la vita di ognuno di noi, più o meno sfortunata che possa essere, è potenzialmente ricca di soddisfazioni. Il segreto per affrontarla con positività sta proprio nella pace del proprio animo.

Come rendere attiva una vita ritirata? A questa domanda cerca di rispondere Seneca attraverso il dialogo “L’ozio” con l’amico Sereno. Ormai congedato dal suo ruolo politico presso l’imperatore Nerone, il filosofo romano prova a dimostrare come l’ozio, inteso come tempo della meditazione e della contemplazione, non sia affatto un’attività passiva ed inutile. Tutt’altro, la contemplazione è un’azione ancor più importante rispetto a molte attività pubbliche perché coinvolge tutte le facoltà intellettive dell’uomo nel disegno della natura e perché si rivolge ad uno Stato ideale e globale dove ogni popolo vive in armonia secondo virtù. La traduzione è a cura di Mirko Rizzotto, l’introduzione di Salvatore Primiceri.

Il dialogo “La provvidenza” si presenta come la risposta di Seneca ad un quesito esistenziale dell’amico Lucilio (lo stesso destinatario delle Lettere morali), ovvero come mai possano capitare gravi (a volte insostenibili) disgrazie alle persone buone e virtuose, se la Provvidenza divina davvero esiste. Ricompare quindi una figura cara a Seneca, ovvero quella del sapiente in lotta contro le sventure. L’uomo saggio e virtuoso non può, per la verità, ricevere alcun autentico male: poiché è proprio il suo saper sopportare le avversità e gli ostacoli una prova della benevolenza divina. Se le disgrazie non esistessero, come si potrebbe mai mettere alla prova la virtù individuale? A cura di Mirko Rizzotto. Prefazione di Salvatore Primiceri.

“La clemenza” è invece un testo che affronta il delicato tema dell’educazione del governante. Poco dopo il 15 dicembre del 55 d.C., Lucio Anneo Seneca, assegnato ormai in pianta stabile dall’imperatrice Agrippina quale mentore e consigliere politico di suo figlio Nerone, decise di pubblicare un’opera in cui fossero riassunti i cardini del proprio pensiero politico-morale sulla figura del princeps ideale. Avendo già compreso l’indole caratteriale violenta di Nerone, Seneca tenta un’educazione del futuro tiranno all’insegna della mitezza e della clemenza, intesa come massima virtù dell’uomo saggio. L’influenza dei buoni consigli di Seneca su Nerone durò solo pochi anni ma il presente trattato, anticipatore di concetti ancora oggi fondamentali per uno stato di diritto, rimane uno straordinario insegnamento su come si possano amministrare le istituzioni con bontà e giustizia. Traduzione di Mirko Rizzotto e introduzione di Salvatore Primiceri. Testo latino a fronte.

Il tema del dialogo “La vita felice”, invece, dedicato al fratello Gallione, è la felicità e come essa si debba raggiungere, in quanto l’uomo nasce con l’istinto naturale di ricercarla. Il pregio di questo dialogo è quello di trovarsi di fronte ad un uomo saggio che non scappa dinanzi alle critiche che gli vengono poste dai suoi delatori. Anzi, analizzandole sotto la lente di ingrandimento dello “stoicismo”, la corrente filosofica a cui Seneca aderiva e dei quali principi se ne faceva divulgatore, esse diventano l’occasione per chiarire che la via verso la saggezza non è esente da errori. Ciò che conta, per Seneca, è il fatto di impegnarsi ogni giorno, con tutte le proprie forze, in un esercizio di costante miglioramento di sé stessi e di continua ricerca della virtù, unico elemento che ci aprirà la porta della vera felicità e della libertà. Traduzione e note di Mirko Rizzotto, introduzione di Salvatore Primiceri.

In virtù della sua vivace componente dialogica, “L’ira” potrebbe essere paragonato a un efficacissimo manuale pratico. Il testo di Seneca, però, non ci riserva istruzioni per imparare in pochi passi a cucinare o a dipingere: il suo obiettivo – un po’ più ambizioso – è di guidarci ad una piena consapevolezza dell’assenso che diamo agli impulsi esterni nel momento in cui precipitiamo in una passione e, nello specifico, nell’ira; è tale assenso, infatti, a determinare l’irruzione dell’ira nell’animus, con conseguenze devastanti e irrevocabili. All’origine di ogni passione – ci dice Seneca – e anche della più funesta tra le passioni, c’è sempre un nostro sì. Ma proprio per questo motivo, contro un simile male, talmente rovinoso da travolgere tanto l’adirato quanto chi gli capiti a tiro, all’uomo è possibile opporre la solida forza della propria Ragione. Introduzione, traduzione e note di Fulvio Vallana. Testo latino a fronte.

“La fermezza del saggio”, infine, dedicato al giovane Sereno, affronta un tema centrale della filosofia stoica, quello dell’imperturbabilità del saggio rispetto alla stupidità e alla malvagità umana. Il saggio può ricevere offese, ingiurie e ingiustizie, ma non le subisce in quanto egli ha raggiunto la perfetta armonia con la ragione (Lògos) che governa ogni cosa. Seneca, nel descrivere le caratteristiche del saggio e, quindi, dell’uomo giusto, affronta anche il tema dell’intenzionalità del male e quello della libertà, tutti argomenti molto cari allo stoicismo di epoca imperiale. A cura di Mirko Rizzotto. Prefazione di Salvatore Primiceri. Testo latino a fronte.

I testi sono acquistabili singolarmente nelle librerie fisiche e on-line, oppure sui siti delle case editrici Primiceri Editore e Libri dell’Arco.

 

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