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Per tutto lo Stivale le violenze fasciste infierivano sui sindacati, sulle organizzazioni democratiche e sulle associazioni di operai. Per questo il primo agosto del 1922 venne proclamato uno sciopero sindacale per la “difesa delle libertà politiche e sindacali”. A Parma la partecipazione fu notevole. Il capoluogo emiliano era d’altronde anche la città in cui la milizia degli Arditi del Popolo, guidata dal deputato Guido Picelli, si opponeva alle azioni compiute dalle camicie nere.

Quando il primo agosto lo sciopero ebbe inizio, iniziarono subito a circolare voci di ordini da parte del partito fascista che chiedeva ai suoi uomini di ristabilire l’ordine in città. Se le guardie e i soldati cercavano di evitare cortei e assembramenti, centinaia di camicie nere si riversarono nelle vie cittadine dalle provincie vicine per mettere fine a quella fastidiosa rivolta.

Nel resto d’Italia lo sciopero si risolse in una disfatta ma a Parma si assistette a una indimenticabile resistenza popolare che il 2 di agosto diede vita a una prima sparatoria tra le parti. Era l’inizio degli scontri che contrapponevano i cittadini barricati dietro ripari di fortuna costruiti in tutta fretta nei quartieri popolari di Parma contro la violenza delle camicie nere. La situazione era una polveriera pronta a esplodere che solo l’abilità del prefetto riuscì in parte a disinnescare.

Le incursioni degli Arditi del Popolo tra le forze fasciste creano non poco scompiglio, tanto che venne richiesto l’intervento di Italo Balbo. Il suo arrivo però non fu capace di ribaltare la situazione e la resistenza ebbe la meglio costringendo le camicie nere a tornare alle loro case. Allo scoccare della mezzanotte del 5 agosto Lodomez assunse i poteri prendendo il posto del prefetto. Parma aveva resistito assestando una cocente sconfitta all’onore degli squadristi che non erano riusciti nel loro intento di porre termine a quella insurrezione e che erano stati costretti a una vergognosa ritirata che bruciava nell’orgoglio.

Con Una vittoria impossibile – Le barricate di Parma del 1922 i giocatori possono rivivere quegli stessi giorni in un gioco da tavolo collaborativo dove sarà necessario cooperare al fine di raggiungere l’agognata vittoria e resistere agli assalti delle forze fasciste.

Il turno di gioco prevede l’esecuzione di una azione, anticipata o seguita da un eventuale movimento, la pesca di carte e la risoluzione di eventuali attacchi da parte degli squadristi. Una volta terminato il turno, spetterà al giocatore successivo eseguire le proprie mosse. Le azioni possibili permettono di cercare vettovaglie, di cercare munizioni, di mobilitare cittadini, di scacciare squadristi oppure di erigere una barricata difensiva. La giornata ha termine quando viene pescata l’ultima carta dal mazzo: se a quel punto si è arrivati al 5 di agosto si procede con l’assalto squadrista finale.

I giocatori vengono sconfitti quando l’indicatore della difesa della città deve avanzare ma la casella di arrivo è occupata da una barricata oppure supera il tracciato: in questo caso la città capitola e i giocatori perdono la sfida. Analogo destino si compie quando è necessario posizionare uno squadrista sulla plancia ma tutti sono già stati disposti sul tabellone. Nel caso in cui non si verifica nessuna delle due condizioni e si supera indenni anche l’assalto finale, allora i giocatori vinceranno la partita.

Una vittoria impossibile – Le barricate di Parma del 1922 è un gioco piacevole, semplice ma che permette di ricordare un importante momento storico della resistenza. A risaltare la rilevanza dell’evento anche un piccolo opuscolo riportante gli accadimenti successi in quei giorni spiegati in maniera semplice e scorrevole.

Titolo: Una vittoria impossibile – Le barricate di Parma del 1922

Editore: Mancalamaro

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