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Quando pensiamo a film di spionaggio di respiro internazionale siamo soliti immaginare a storie ambientate durante la guerra fredda in quei territori coinvolti dalla tensione che la Cortina di Ferro portava con sé. Facile immaginare una trama in cui i servizi segreti occidentali, in particolare la Cia, doveva confrontarsi con i rivali del blocco sovietico, Kgb in primis. Città come Berlino e Vienna, come Parigi, Londra o Roma, o ancora più come Mosca e Washington erano ideali sfondi per spy story che si sviluppavano da dopo la fine della seconda guerra mondiale fino alla caduta del Muro di Berlino.

Ma quei luoghi non erano gli unici con grosse tensioni. Si pensi per esempio al confine tra la Corea del Nord e la Corea del Sud: in quest’area operazioni di spionaggio e infiltrazione sono una altrettanto prolifica ambientazione per pellicole e romanzi che vogliono ambientarsi in un contesto politico e storico ancora oggi molto teso. Se poi teniamo in considerazione che nel 1980 un colpo di stato ha portato a Seoul una dittatura che ha generato malcontento tra la popolazione e che ha visto manifestazioni di protesta sfociare in una violenta repressione, abbiamo un connubio perfetto di elementi per una spy story tutta asiatica.

Park Pyong-ho e Kim Jung-do sono a capo dell’unità estera e dell’unità interna della Kcia. Il loro compito è scoprire l’identità di Donglim, una spia nordcoreana che sta passando al governo di Pyongyang tutta una serie di documenti sensibili e segreti. Una operazione a tempo, visto che il prossimo obiettivo è lo stesso presidente sudcoreano.

Nelle oltre due ore di pellicola sono molte le scene dove hanno luogo pestaggi, sparatorie, appostamenti, dando vita a una trama ben strutturata dove tutto è in discussione, dove i colpi di scena sono presenti e dove il pericolo comunista della Corea del Nord è onnipresente, un fantasma che sembra essere stato capace di spingersi sino ai vertici delle organizzazioni governative di Seoul. E così il desiderio e la speranza di unificazione deve fare i conti con piani segreti che collimano tra loro e che si contrastano allo stesso tempo.

Protagonisti della storia sono due attori di grande levatura come Lee Jung-jae (The thieves / Operation chromite / Squid game) e Jung Woo-sung (Cold eyes / Il buono, il matto, il cattivo / La congiura della pietra nera).

L’edizione distribuita da Plaion Pictures si compone di uno steelbook con all’interno due dischi: uno in versione 4K e uno in versione blu-ray, quest’ultimo con all’interno anche diversi contenuti speciali che approfondiscono la storia e il film tramite interviste, scene del set e approfondimenti vari. Quello che invece è un vero peccato è la scelta di non inserire le traduzioni delle scritte in coreano: se mantenere i dialoghi in inglese dà l’impressione di un rispettare la scelta del regista nella sua opera originale, non tradurre le parti scritte, specialmente quelle che sembrano avere una certa importanza dovuta a primi piani che le mettono in risalto, lascia lo spettatore con l’impressione di essersi perso qualche elemento di una certa rilevanza.

Titolo: Hunt

Distributore: Plaion

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