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1392234592000Parigi, Venerdì 13 novembre 2015.

La città si trasformò in una bolgia infernale. Messa sotto assedio da esponenti cellulari dell’ISIS, lo Stato Islamico autoproclamato di matrice fondamentalista estrema dell’area sunnita (ovviamente religiosa).

Una data che non verrà dimenticata tanto facilmente. L’11 Settembre francese, il titolo che daranno molti giornalisti a questo tragico evento.

Soffermarsi sugli eventi drammatici è esercizio inutile, già praticato egregiamente da migliaia di persone, tra carta stampata, portali d’informazione telematica e radio/televisioni. Un esercizio superfluo, forse deleterio, che rimarca un’operazione terroristica dai connotati religiosi: l’Islam contro l’Occidente infedele.

Eppure, in tutta questa vicenda c’è poco di religione, se non il pretesto vergognoso per compiere efferati crimini contro l’umanità, contro innocenti, contro vittime inermi.

E’ perita negli attacchi anche un’italiana e questo ci tocca da vicino, noi nazionalisti. E’ perita nella speranza di trovare rifugio mentre fuggiva lontano da chi provava a strappargli la vita e le speranze.

Come lei, altri 128 innocenti. Ci indigniamo, urliamo la nostra disapprovazione e forse anche il rancore verso chi senza pudore violenta il diritto alla vita per ideali che fanno risorgere una figura divina e profetica: Hallah.

Hallah contro l’Occidente infedele. Hallah, contro tutti.

Hallah Akbar urlavano i rivoltosi. Bene. Hallah, io vi dico, si è sicuramente vergognato di loro. Si è indignato anche lui dinanzi a tanta violenza e scelleratezza. Hallah avrebbe preferito non udire il suo nome uscire dalle bocche di chi in nome di una divinità sparge delirio di onnipotenza e presagi di morte.

Hallah, in questo caso, è stato senza ombra di dubbio il pretesto per operare nel nome del Dio denaro. E su questa scia, come ormai sembra ovvio, l’America ha creato l’ISIS, su questa scia sviluppa il mercato delle armi come primo settore di guadagno nazionale e internazionale, su questa scia colora di porpora l’anima dei suoi politici, senza alcuno scrupolo.

Un Nuovo Ordine Mondiale si affaccia sempre più prepotente, una pianificazione globale che deve eliminare gli avversari e i dissidenti e conquistare tutte le terre che per sfortuna di chi le abita sono ubicate in zone di importanza strategica economica, politica e militare, come la Syria e il Medioriente, là dove giacciono riserve di petrolio e metano.

Oro nero misto a porpora: questa è la Syria; vittima di un sistema che pretende di imporre la globalizzazione, sotto il nome di un unico sistema gestito da “Illuminati”.

La religione, Signori miei, è soltanto il pretesto per mascherare la vera motivazione e l’ISIS è il braccio armato di questa nuova missione: dopo la Syria, il Libano, l’Iraq, la Corea del Nord e Cuba, a quel punto, che succederà?

Ora la Francia, dimenticandosi di quello che fece negli anni 40’ dello scorso secolo, in accordo con l’Inghilterra, si indigna per l’attacco subito, e corre a punire l’offesa. E Roma potrebbe essere il prossimo bersaglio, con il Giubileo alle porte e un attentato al Papa, che segnerebbe un poker d’assi in favore del fanatismo religioso. Un colpo inflitto, quello al Papa, che cambierebbe per sempre le sorti del mondo intero, spegnendo forse la speranza, la fiamma dell’amore.

E forse sarebbe proprio il caso di annullare il Giubileo e alzare le difese contro il simbolo del Cattolicesimo in terra.

Certo, l’azione dell’ISIS è vergognosa, dev’essere punita e sicuramente condannata pubblicamente sotto ogni profilo. Tuttavia, mi viene da pensare quanta differenza ci sia tra loro e noi, se anche noi provochiamo morti e lasciamo cadaveri di donne, anziani e bambini per le strade…

Questa non è una guerra tra religioni o visioni del mondo, questa non è una guerra tra Occidente e Medioriente: questa è una guerra tra poveri, manovrati da coloro che credono nel Dio denaro e nella poca importanza di una vita umana.

Diceva Martin L. King: “Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, abbiamo imparato a nuotare come i pesci, ma non abbiamo ancora imparato ad amarci come fratelli”.

Già, come fratelli. Fratelli di uno stesso sangue, di uno stesso colore, di una stessa razza (quella umana). Fratelli di amore e di speranza, ancora prima che di religione e nazionalità. Non abbiamo ancora imparato ad amarci come fratelli. Eppure dovremmo, prima che scenda la notte.

Prima che sia troppo tardi.

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