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NUMERO 1 - COPERTINA(di Jessica Sabatelli) La storia è ciclica e si ripete ancora. Circa 3500 anni fa, un’eruzione vulcanica in un’isola di Santorini, in Grecia, generò onde talmente alte che decimarono l’antichissima e avanzatissima civiltà Minoica.

Più recentemente, 100 anni fa, il continente Europeo subì le conseguenze di un enorme Tsunami, con onde alte 13 metri, conseguenza di una scossa sismica che causò un maremoto che si abbatté sulle coste Siciliane e fu responsabile di 2.000 morti.

NUMERO 2 - MESSINAAl giorno d’oggi, l’idea che uno tsunami possa abbattersi sulle coste del Mediterraneo non sfiora minimamente la mente dei suoi limitrofi
abitanti; considerando che milioni di persone vivono sulle sue coste, il rischio che la storia si ripeta non è impossibile e, di sicuro, i vulcani e i terremoti non sono andati in vacanza per sempre.

Un nuovo studio, pubblicato su Ocean Science, afferma che: anche un sisma di magnitudo moderato potrebbe scatenare uno tsunami, con un potenziale di vittime altissimo.

Il Mediterraneo è sempre stato caratterizzato da un’attività tettonica vivace, come risultato della collisione della placca Africana con quella Euro-Asiatica; la prima, spinge sempre a nord e avanza di circa 2,5 centimetri all’anno. Le placche, però, non sono le sole fenditure nella terra a provocare i terremoti, esistono anche delle faglie, disseminate per tutto il Mediterraneo, che contribuiscono alla formazioni di un ambiente tettonico piuttosto complesso.

NUMERO 3 - SUBSTANZIALEQuesto ambiente, tuttavia, non è affatto simile a quelli di altre zone a rischio, come l’Indonesia e il Giappone: nell’Oceano Indiano e in quello Pacifico troviamo il fenomeno della subduzione (cioè quando una delle placche sovrasta l’altra), che tende a generare tsunami di proporzioni gigantesche. Anche nel Mediterraneo esistono zone di subduzione, ma, in scala decisamente ridotta e sembra che sia stato uno di questi fenomeni a generare lo tsunami che distrusse Messina nel 1908.

 A questo punto, viene spontaneo chiedersi: Quanto e quanti siamo a rischio?

Il possibile verificarsi di uno tsunami nel Mar Mediterraneo pone un reale e serio rischio all’incolumità di circa 130 milioni di persone che abitano le coste. Spesso, queste sono anche grandi città: Barcellona e Algeri ad ovest (entrambe con oltre 1.6 milioni di abitanti), Napoli e Tripoli al centro (con 1 milione di abitanti), Alessandria d’Egitto (4 milioni) e Tel Aviv (400 mila) ad est.

Il rischio è ulteriormente aggravato dal fatto che il Mediterraneo è relativamente piccolo e chiuso, perciò, lo tsunami potrebbe diffondersi in tutto l’intero bacino. Senza contare gli enormi danni economici e ambientali: distruggerebbe porti e industrie.

NUMERO 4 - RISCHIOAlla luce di tutto ciò, esistono delle misure preventive da poter prendere?

La risposta è che poco può essere fatto davanti ad eventi naturali di questa portata. I sismi e le eruzioni vulcaniche, possono essere previsti in tempi molto brevi o per occasioni difficilmente databili con precisione.

Dopo lo tsunami che ha colpito l’Indonesia, nel 2004, l’UNESCO ha istituito lIntergovernmental Coordination Group for the Tsunami Early Warning and Mitigation System in the North-eastern Atlantic, the Mediterranean and connected seas (ICG/NEAMTWS). Questo gruppo (dal nome asfissiante), è responsabile: del monitoraggio dell’attività sismica, del monitoraggio del livello del mare (e degli oceani), altri rilevamenti importanti alla ricerca e di segnalare l’allarme quando necessario (allarme che ha salvato molte vite in Giappone nel 2011).

Ma, sfortunatamente, questi enti ancora non bastano a garantire, in caso di emergenza, la sicurezza e l’incolumità di tutti; perciò, potrebbe abbattersi (o anche no) uno tsunami sulle nostre coste prima che dei provvedimenti possano esser presi.

Possiamo solo sperare che, quando verrà, la nostra capacità di prevedere i fenomeni naturali sarà necessaria a salvarci e a salvare tutte le generazioni future.

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