The mediatorSecondo i dati diffusi dal Ministero della Giustizia, nel primo trimestre 2015 l’uso della mediazione civile per risolvere le controversie ha registrato un +22% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La Lombardia è la regione dove si media di più.

(di Salvatore Primiceri) – Il Ministero della Giustizia ha diffuso le statistiche riguardanti l’utilizzo della mediazione civile nel primo trimestre del 2015.

Il dato è positivo. Infatti, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente si registra un +22% delle mediazioni in entata. Ancor più incoraggiante è il tasso di successo delle procedure di mediazione: ben il 43% delle mediazioni in cui sono presenti le parti (esclusi i cosiddetti “primi incontri”) raggiungono l’accordo.

Quest’ultimo dato conferma quanto la mediazione sia uno strumento tagliato su misura per le parti, la cui presenza agli incontri si rivela spesso determinante ai fini dell’esito.

La crescita complessiva delle istanze in entrata è dovuta essenzialmente a tre elementi: 1) una diffusione fisiologica della conoscenza dello strumento dove, in assenza di politiche di comunicazione e sviluppo dall’alto, è il passaparola e l’investimento pubblicitario dei singoli organismi privati a determinare un progressivo miglioramento nella divulgazione dell’istituto; 2) una maggior consapevolezza generale dell’importanza della presenza delle parti, richiamata da ormai copiosa giurisprudenza sull’effettività del primo incontro di mediazione; 3) una maggior collaborazione dell’avvocatura che vede crescere il rapporto di fiducia tra assistito e legale anche per le mediazioni volontarie dove non è obbligatoria l’assistenza dell’avvocato (ben il 77% delle parti in mediazione volontaria scelgono infatti di farsi assistere comunque dal proprio legale di fiducia).

Sul primo punto il ministro della Giustizia ha annunciato recentemente lo stanziamento di 10 milioni di euro per incentivare l’uso e lo sviluppo dei sistemi ADR. C’è quindi da sperare in un ulteriore miglioramento delle statistiche qualora tali incentivi venissero impiegati in modo realmente produttivo.

Sul secondo punto ha assunto un ruolo fondamentale, come dicevamo, la giurisprudenza. I giudici, infatti, si stanno dimostrando sempre più attenti e favorevoli alla mediazione civile tanto da rinviare spesso le parti in mediazione, sia quando il tentativo obbligatorio non è stato svolto (condizione di procedibilità non assolta), sia (ancor più importante) quando esso non è stato esperito correttamente (e qui entra in gioco il rilievo più volte espresso sulla presenza effettiva delle parti e sul fatto che il primo incontro di mediazione non possa trasformarsi in una mera dichiarazione di volontà delle parti di proseguire o meno con la mediazione ma che, invece, debba svolgersi secondo le caratteristiche della mediazione stessa e quindi con l’analisi del merito delle questioni). La possibilità (e non la volontà) di proseguire con il tentativo di mediazione è una valutazione che attiene al mediatore e non alle parti.

Tale consolidamento all’interno della giurisprudenza ha prodotto un innalzamento al 9,8% di mediazioni definite provenienti da rinvio del giudice (mediazione delegata). Nell’anno precedente la percentuale della mediazione delegata dal giudice si attestava invece al 5,6%.

Contestualmente si registra una lieve flessione per le mediazioni in materie previste dalla legge come condizione di procedibilità (mediazione obbligatoria) che passano dall’86% all’80%. Tale dato è comunque fisiologico se si considera che tra le mediazioni delegate dal giudice vi sono anche quelle per cui non era stato esperito il tentativo obbligatorio e che trovano quindi definizione in un tempo successivo.

Rimangono sostanzialmente invariate intorno al 10% le mediazioni volontarie (o facoltative) e così anche quelle prodotte da clausole compromissorie nel contratti (0,6%).

In tutto sono oltre 57.000 le nuove mediazioni iscritte nel primo trimestre 2015. Di queste il 25,6% riguarda contratti bancari, il 13,2% diritti reali, l’11% locazione e condominio. Sotto al 10% le mediazioni che riguardano la responsabilità medica (6,6%). A seguire tutte le altre materie.

Il dato si inverte nell’analisi delle mediazioni in cui si è raggiunto l’accordo. I contratti bancari scivolano in fondo alla classifica con il 7% mentre sono i patti di famiglia, diritti reali, comodato, cessione d’aziende, locazioni e divisioni le materie in cui si media con maggior successo (patti di famiglia 43% di riuscita, diritti reali 34%).

Il dato sullo “scarto” tra istanze in entrata e accordi raggiunti in tema di contratti bancari pone comunque attuale il problema di un’eventuale ridefinizione delle materie che sono oggi condizione di procedibilità. Sembrerebbe, infatti, dai dati statistici, che le mediazioni che riescono meglio sono quelle in cui giocano un ruolo fondamentale le parti come persone fisiche (e in parte anche aziende private medio-piccole). La percentuale di riuscita, invece, si attenua se le parti sono persone giuridiche da forme complesse e articolate (ad esempio banche e aziende sanitarie).

Il trend di procedimenti definiti è globalmente in costante crescita dal 2013 ad oggi e l’unica flessione storica è stata riscontrata nel periodo in cui era stata abolita l’obbligatorietà nelle materie previste dall’art.5 del d.lgs. 28/2010. Ciò sta a significare che comunque il regime di “semi-obbligatorietà” introdotto dal Decreto del Fare (mediazione obbligatoria ma divisa in due fasi: primo incontro “conoscitivo” e incontro/i di mediazione) costituisce un modello che sta aiutando la mediazione a “farsi conoscere” come valido strumento alternativo al giudizio. L’attuale modello di mediazione vigente in Italia, per quanto migliorabile sotto diversi profili, dopo una prima fase di rodaggio sta ora riscontrando un graduale maggior favore di tutti gli operatori di settore, avvocati compresi, che ne stanno cogliendo e sfruttando gli aspetti e meccanismi più efficaci.

Sono la Lombardia e il Lazio le regioni dove si media di più e con successo. La Lombardia detiene il primato con il 17,2%, il Lazio segue all’11,7%, terza l’Emilia Romagna con l’8,6%. Quarta e prima delle regioni del sud, la Campania ha l’8,4% di mediazioni definite, più del Veneto (7,8%) e della Toscana (7,7%).

 Altro dato importante, oltre alla collocazione geografica, è l’ente presso cui si svolgono le mediazioni. Dai dati ministeriali appare evidente che sono gli Organismi presso le Camere di Commercio e gli Organismi di Mediazione privati a garantire un trend migliore di mediazioni concluse con accordo con quasi il 50% di riuscita quando la mediazione supera il primo incontro.

Vanno meno bene, in questo senso, gli Organismi degli Ordini degli Avvocati, il cui tasso di conversione tra mediazioni che superano il primo incontro e raggiungimento dell’accordo si ferma al 35,1%. Ciò dimostrerebbe la persistenza di difficoltà, da parte di alcuni organismi dell’avvocatura, a garantire un servizio di mediazione efficiente, sia per motivi organizzativi sia per il fatto che la mediazione non viene ancora del tutto assorbita nel ventaglio dell’offerta dell’avvocato, rimanendo per alcuni professionisti un’ipotesi residuale o, peggio, un elemento procedurale pre-processuale.

Per quanto riguarda il valore delle controversie, la media è di 175.675 euro. Il 35% delle mediazioni che raggiungono l’accordo si attesta nella fascia di valore tra 1.001 e 5.000 euro. Il dato in questione suggerisce che là dove il valore della controversia è inferiore alla spesa che le parti dovrebbero sostenere in giudizio, la mediazione conviene maggiormente e le parti la utilizzano con maggior convinzione.

Fino a 25.000 euro di valore si registra comunque una buona percentuale di successo, oltre il 22%. Per le altre fasce, invece si varia dal 13% al 20%.

Infine, la durata della mediazione. Un procedimento di mediazione, nel primo trimestre 2015, è durato in media 105 giorni contro gli 844 di un processo civile (dato 2013).

Le tabelle ministeriali indicano ancora una volta il trend positivo della mediazione civile che, libera dagli ostacoli che l’hanno rallentata dal 2010 al 2013, sta finalmente attraversando un periodo, seppur graduale, di sviluppo e stabilità che si traduce in risultati positivi. Molto si può ancora e si deve fare. Occorre coraggio e adeguati investimenti sia da parte istituzionale che dagli operatori di settore sulla strada degli incentivi, della comunicazione e del miglioramento della qualità del servizio.

I dati completi sono pubblicati su:

https://webstat.giustizia.it/

Salvatore Primiceri

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