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news_img1_73202_civati-possibile(di Giulio Perrotta) La crisi politica, economica e sociale avvolge l’Italia dal 2009, costringendo i politici a favorire l’austerità, pur di non privarsi dei benefici garantiti per legge.

La Destra è del tutto smantellata e cerca di infilare qualche delfino nostalgico del periodo fascista nel Movimento 5 Stelle, che abbraccia delusi e scontenti di ogni frangente politico. C’è poi il Centro-Destra, che prova a risorgere, prima alleandosi con Renzi e poi provando la grande coalizione “stile PDL” con Alfano (ex delfino di Berlusconi) e il suo NCD, chiamando a sé l’usato garantito della Lega, guidata da uno stanco Salvini. Ancora, il Centro è diventato un oggetto volante non identificato (o identificabile) con meteore che hanno cambiato più volte bandiere politiche nell’ultimo decennio. Insiste, il Centro-Sinistra, sempre più Renzi-centrica, passando dal 41% dei consensi al 17-20%, inventando ricrescite economiche e momenti imbarazzanti con la mediazione ellenica (solo per graziarsi la Germania, la Francia e gli Stati Uniti). Infine, la Sinistra più rossa rappresentata da Vendola e il suo Sel, con i pochi simpatizzanti comunisti rimasti in circolazione dopo la grande cacciata da parte di Berlusconi.

Insomma, una situazione talmente frammentata che porta l’astensionismo al voto, con picchi del 45%, deteriorando la fiducia nella politica, soprattutto verso quei soggetti che vivono di poltrone e benefici legati alle cariche istituzionali. I delfini dei potenti nuotano in acque torbide e i giovani che provano a cambiare le regole del gioco sono costretti a lasciare i partiti e confrontarsi con nuove realtà sempre più competitive. Tra lo stupore generale, Giuseppe Civati dice basta, sbotta pubblicamente e lascia il Partito Democratico, fondando un nuovo movimento politico: “Possibile”!

Possibile” come il tentativo di cambiamento e rinnovamento, abbandonando i vecchi schemi della politica ormai consumata. Civati inizia la sua carriera nei Giovani progressisti, partecipando ai Comitati di Romano Prodi, nel 1995. Eletto prima al Consiglio comunale di Monza nel 1997 e poi l’anno successivo come Segretario cittadino dei Democratici di Sinistra, diventa dal 2002 al 2004 membro della Segreteria provinciale a Milano, e dal 2005 al 2006 membro della Segreteria regionale della Lombardia, sedendosi al Consiglio Regionale nel 2005 per la lista Uniti nell’Ulivo nella circoscrizione di Monza, ricevendo 19.347 preferenze. Dall’atto della fondazione, nel 2007, fa parte del Partito Democratico, diventando uno degli esponenti di punta, risultando nel 2009 il secondo più votato per la carica di Segreteria del partito. Nel 2010 è rieletto Consigliere Regionale in Lombardia, fondando con Carlo Monguzzi, il movimento politico interno al Partito Democratico chiamato “Andiamo Oltre“, definito come “un contratto a progetto, della durata di tre mesi, che vede coinvolte tutte le persone che hanno a cuore il futuro del Paese e del PD“. Assieme a Matteo Renzi promuove la prima edizione della Leopolda, il congresso definito dalla stampa il “raduno dei rottamatori“, diventando Onorevole alla Camera dei Deputati nel 2013 e contribuendo alle proposte riformistiche nazionali; tuttavia, per scelte politiche antitetiche, prende le distanze dall’attuale Presidente del Consiglio, candidandosi alle Primarie del PD nel 2013 (arrivando terzo) e proponendo un dialogo costruttivo con il Movimento 5 Stelle.

Arrivato ai ferri corti con il partito, soprattutto a causa delle proposte sulla legge elettorale e sul nodo pensioni, il 6 maggio 2015, due giorni dopo il suo voto contrario alla riforma della legge elettorale, annuncia la sua uscita dal Partito Democratico, asserendo profonde divergenze con la linea politica assunta dal Governo.

Il 26 maggio, dopo poco due settimane, annuncia la nascita del movimento politico “Possibile”, ufficialmente presentato il 21 Giugno a Roma, durante la prima assemblea nazionale. Un soggetto politico dal fondatore stesso etichettato come “nuovo e fortemente innovativo”, “orizzontale come una rete e dinamico come un movimento, che non è la trasposizione di modelli stranieri ma sfida i vecchi partiti italiani sul campo della rappresentanza e della partecipazione”. L’Obiettivo è quello di unire un’Italia intera che non si riconosce nella classe dirigente attuale, toccando gli estremi più rossi, come Sel e gli ambientalisti. Insomma, un movimento politico sicuramente orientato a sinistra, per prendere in mano il Governo e collaborare costruttivamente con il Movimenti 5 Stelle. Anche il simbolo scelto rappresenta tutta l’idea civatiana: il cerchio rosso color ciliegia, in cui si inscrive il segno tipografico dell’uguale, l’energia unificante che abbraccia tutti senza distinzione alcuna, come vorrebbe l’art. 3 della Carta Costituzionale. Un movimento che propone il “Patto Repubblicano” già lanciato a Bologna nel Dicembre 2014 e riproposto come Carta dei Valori, delineando le azioni possibili, precise e puntuali, alle quali ispirare il cammino degli attivisti.

Il viaggio di “Possibile” comincia dalla Liguria, dove lo sfidante di Raffaella Paita, Luca Pastorino, ha tentato la scalata al Regno, ma è solo l’inizio; cominciano a fiorire i nuovi comitati e, già in tutta la nazione, prolifera l’idea di una nuova sinistra unita e compatta, lontana dal Partito Democratico, che ha tradito gli ideali e i propositi di una campagna elettorale che aveva conquistato tutti.

La nuova scommessa di Giuseppe Civati è scesa in campo ed è pronta a mostrare i denti per realizzare i suoi obiettivi di democrazia costruttiva e condivisa.

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