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Tokyo. Una delle città più cosmopolite al mondo. Una metropoli che senza considerare l’area metropolitana circostante raggiunge una popolazione di circa quattordici milioni di abitanti. Chi ci è stato sa bene quanto sia impossibile restare soli: luoghi affollati, code, traffico, ondate di pendolari stretti nella metropolitana o accalcati si margini degli attraversamenti pedonali. Un continuo caos, per quanto ordinato, che vanta una altissima densità di cittadini. Per questo motivo guardare una serie televisiva come Alice in Borderlands crea strane sensazioni: lì la megalopoli appare quasi completamente deserta, dove solo uno sparuto numero di sopravvissuti si aggira ancora per le strade della capitale nipponica. Con Ghostwire Tokyo però quella sensazione viene ancora più esasperata mostrando una città dove non c’è traccia di alcun sopravvissuto, dove gli unici esseri viventi che si incontrano sono cani e gatti, senza contare i tanti, tantissimi esseri mitologici appartenenti alla tradizione e alla mitologia giapponese.

Se Ghostwire Tokyo si presenta come un open-world ricco di azione, dove combattere i nemici sparsi per le vie della città, dall’altra è un modo per esplorare la cultura e la tradizione del paese del Sol Levante in maniera curiosa e divertente, scoprendo alcune delle figure dei suoi esseri mitologici che affollano le diverse fiabe, come gli yokai o i tanuki, ma anche gli oggetti tipici, specialmente quelli storici. L’ambientazione che fa da sfondo alle avventure è molto curata: impossibile non riconoscere per esempio il famoso incrocio di Shibuya, con tutti i suoi elementi caratteristici, così come è impossibile non restare incantati dal contrasto di un piccolo torii posizionato tra alti palazzi oppure collocato sulla cima di un tetto: tutti elementi che si possono realmente notare tra le strade della megalopoli nipponica.

Protagonista della storia è Akito, un giovane che quando tutto ha inizio è praticamente morto. A salvarlo ci penserà KK, spirito di un uomo in cerca di vendetta. E’ l’inizio di una avventura che si sviluppa tra missioni principali e molte quest secondarie ma soprattutto attraverso una infinita serie di ricerche di oggetti da trovare per riuscire a completare il gioco al cento per cento: cibarie, bevande, tanuki nascosti, tracce musicali, talismani, registrazioni, rosari e ancora di più oggetti da commerciare con i pochi gatti che gestiscono le bancarelle ancora funzionanti.

Tutto questo seguendo il giusto ritmo: se l’introduzione permette di prendere confidenza con i comandi di base seguendo una missione disposta su un percorso lineare e obbligato, subito dopo si avrà a che fare con un mondo completamente esplorabile dove l’unica limitazione è la necessità di liberare alcuni santuari al fine di dissipare una malefica nebbia che funziona da barriera. Da sfondo alle vicende c’è una Tokyo cupa, una metropoli dove gli oggetti sono stati abbandonati all’improvviso e dove lungo le strade sono sparse abiti di coloro i cui corpi sono improvvisamente svaniti nel nulla.

Con l’avanzare del gioco, acquisendo punti abilità, si potrà arrivare a sbloccare doti sempre più efficienti e potenti che permetteranno anche di potenziare la forza dei colpi mistici basati su vento, acqua e fuoco, principali attacchi di Akito.

Una nota di merito per Ghostwire Tokyo la merita il doppiaggio in italiano che rende il titolo ancora più godibile. E’ importante ricordare infatti come questo non sia più una caratteristica scontata neanche nei titoli AAA di grandi major dell’industria videoludica, ma di certo un elemento che permette di godersi maggiormente l’animazione per quanti non abbiano grande dimestichezza con l’inglese.

Titolo: Ghostwire Tokyo

Distributore: Bethesda

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