original(di Giulio Perrotta) Le nuove guerre si pianificano facendo fallire i Paesi economicamente, rastrellando poi tutte le loro risorse per renderli debitori a vita e strozzare i piani decisionali. Questo traspare dalla politica internazionale dell’ultimo decennio e oggi, più che mai, emerge questa pesantissima verità.

Se con l’immigrazione, la criminalità ci guadagna in maniera ingente, non è difficile pensare che dietro questo traffico possano insistere delle Nazioni disposte a destabilizzare la politica e l’economica della rivale, mettendo “in difficoltà” le strategie militari e civili con l’arrivo praticamente giornaliero di decine di centinaia di stranieri irregolari.

Per la stessa logica, da Creta a Santorini, da Mykonos a Salonicco, 14 aeroporti greci, tra i più redditizi, saranno ceduti alla Germania attraverso la società tedesca Fraport fino al 2055, per la somma complessiva di svendita di 1,23 miliardi di euro (questa è una delle prime trattative segrete del terzo accordo di salvataggio della Grecia). Tutte mete turistiche che garantiscono un indotto di capitali attraverso una delle risorse più importanti della terra ellenica: il turismo (solo lo scorso anno, nel settore viaggi, la Grecia ha totalizzato un guadagno di 23 miliardi di euro). La Germania, così, depreda il paese in crisi con la scusa di garantirgli il supporto politico per la ripresa dalla crisi economica.

Secondo Moody’s, i rischi di una Grexit (l’uscita della Grecia dall’Euro-Zona) sono diminuiti rispetto a Giugno e Luglio ma non del tutto scomparsi, tenuto conto dell’incertezza politica, la mancanza di fiducia tra il Governo greco e creditori e la pesante recessione economica nazionale.

Insomma, prima le conquiste avvenivano con le guerre e i mezzi di artiglieria, oggi si fanno con lo strozzinaggio economico.

Ma non è tutto. Se la Germania fa razzie in terra greca, l’Italia è terra di conquista anche francese e cinese.

Alla Germania sono state ceduti la Lamborghini, la Ducati e Italcementi (solo per citarne qualcuno), mentre la Parmalat, Galbani, Eridania, Bulgari, Gucci, Buitoni, SanPellegrino, Perugina e Motta sono finite in mani francesi. Tra il 2008 e il 2014, 450 tra i più famosi marchi italiani sono finiti in mani straniere, perdendo così un potenziale economico incalcolabile.

E se la Germania e la Francia prendono la fetta più grande, agli inglesi va la birra Peroni e lo spumante Gancia, mentre Ansaldo parla ormai giapponese, Terna e Pirelli addirittura cinese e il marchio Valentino … arabo.

Il piano è chiarissimo: prima il Governo tassa selvaggiamente le attività economiche nazionali che, soffocate, devono essere vendute al miglior offerente e il Made in Italy, come in una strategia militare, muore tra i colpi nemici. 

La domanda sorge spontanea: quale sarà il futuro se queste cessioni continueranno?

Forse… si andrà verso la cessione di sovranità, per arrivare a costituire un Nuovo Ordine Mondiale, senza la presenza di quei Governi che si sono dimostrati ostili verso quest’idea?

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