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La notizia della votazione favorevole in merito al registro delle coppie di fatto da parte giunta comunale genovese ha scatenato immediatamente anatemi e reazioni allarmiste e prive di fondamento da parte del Presidente della Cei Card. Angelo Bagnasco e dalla Presidente del Forum Ligure delle Famiglie.

Spiace che il cardinale prenda degli svarioni giuridici. – dichiara Damiano Fiorato, Avvocato dello sportello legale di Arcigay Genova – Evidentemente è mal informato sulla natura giuridica dei registri delle coppie di fatto e sull’attestazione anagrafica, già prevista da una norma dello stato. Dispiace che con tali dichiarazioni si attacchi
il principio che Corte Costituzionale e Cassazione hanno più volte ribadito con forza ovvero che l’art. 2 della Costituzione tutela il diritto alla vita familiare delle coppie a prescindere dal matrimonio regolamentato dagli articoli 143 e seguenti del codice civile.”

“Forse – conclude Fiorato– il Cardinale confonde il matrimonio canonico con altri istituti previsti dalle  leggi dello Stato.”.Sulla questione interviene anche Valerio Barbini, componente della Segreteria Nazionale Arcigay con delega ai diritti civili.

“Come sempre – dichiara Barbini –  la presidente del Forum Ligure delle Famiglie, o meglio di alcune famiglie, dimostra un approccio ideologico e discriminante. La questione é molto semplice. Genova, in ritardo rispetto ad più di altre cento città italiane, ha oggi un’amministrazione decisa a riconoscere per quanto in suo potere tutte le famiglie, anche non sposate, formate da coppie di sesso diverso o dello stesso sesso.”

“Il Cardinale Bagnasco – continua Barbini – afferma che il registro indebolirebbe le famiglie e la società, la dott.ssa Panfili si esercita in un aggressivo benaltrismo. Sempre più spesso le famiglie italiane siano costituite da coppie di fatto. E’ una realtà, non un’opinione.

Rafforzare le famiglie significa riconoscerle, fare finta di nulla, negarne l’esistenza, nel migliore dei casi non serve a nulla, nel peggiore dei casi porta conseguenze dolorose.”.

“Se,   – continua Barbini –  la preoccupazione non dichiarata fosse legata a  un riconoscimento delle coppie lesbiche e gay i detrattori del registro possono rilassarsi.  Per quanto riguarda il giusto riconoscimento della piena parità alle coppie lesbiche e gay serve molto altro ovvero l’accesso all’istituto del matrimonio.
Che i registri siano altro rispetto al matrimonio tra persone dello stesso sesso lo dimostra la recente esperienza milanese, che ha visto iscriversi per i due terzi coppie eterosessuali.”

Più di cento comuni in Italia dimostrano che non c’è nessun pericolo, – conclude Barbini –  si tratta solo di norme di civiltà. Al cardinale Bagnasco e alla dottoressa Panfili un appello: non abbiano paura della tenerezza di tanti amori.

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