Vincitore del Mulberry Award al primo posto, il gelso d’oro del Far East Film Festival come miglior film è assegnato al film Fujiko di Kimura Taichi. Non è l’unico premio che il film si porta a casa, vince anche il premio Black Dragon assegnato dal pubblico dello “zoccolo duro” del festival.
La nostalgia è un sentimento molto potente, soprattutto quando parliamo di nostalgia per epoche storiche o per certi decenni. Oggi in Giappone e non solo c’è molta nostalgia degli anni settanta ed ottanta, un periodo dove le persone lavoravano duramente per creare un miracolo economico, un periodo dove la cultura e la creatività erano in piena esplosione.
Viene presentato in anteprima mondiale il 26 di Aprile, Fujiko , la seconda opera come lungometraggio di Kimura Taichi; film che uscirà in Giappone a Giugno di quest’anno. Fujiko è una commedia drammatica sulle difficoltà di una giovane ragazza madre che lotta per crescere sua figlia e per avere la sua indipendenza in un’epoca in cui le donne non avevano per nulla una vita facile specialmente se decidevano di crescere un figlio in autonomia.
Katayama Yuki interpreta magistralmente la protagonista Fujiko, una persona comune che si trova ad aver a che fare con una popolazione dove la donna viene ostinatamente osservata dall’alto in basso e criticata aspramente quando si rifiuta di stare al posto che le è venuto assegnato dalla società. Il film inizia nel 1982, troviamo Fujiko che sta cercando di vendere ad un cuoco un’assicurazione quando scoppia un temporale che porta via la corrente all’improvviso, Fujiko aproffitta del momento di stallo per raccontargli la sua storia, o meglio quella di sua figlia Maki nata nel 1977 durante una serata simile.
Il percorso lavorativo e di vita di Fujiko sono un alternarsi di alti e bassi, di avvenimenti fortunati e di grosse sfortune. Cionostante Fujiko non si fa mai piegare ma anzi ne trae forza, che le arriva anche grazie al costante supporto della piccola Maki che la ama in modo incondizionato. Fondamentale nella sua storia è l’incontro con un vecchio cuoco di soba (Ogata Issey), un tempo amico del padre che decide assieme ai suoi familiari di proteggere Fujiko e Maki quando al funerale del vecchio amico vede che la famiglia critica aspramente le scelte di vita della giovane. Il cuoco offrirà aiuto, sostegno e soprattutto pasti gratuiti a Fujiko e alla figlia aiutandole a rimetterle in sesto tanto che la piccola Maki inizierà a chiamarlo affettuosamente nonno.
Fujiko non smette di mettersi in gioco e quando un collega di lavoro le propone di sposarsi lei rifiuta perché sente che la sua direzione non è quella di adattarsi ad un uomo e ai suoi voleri ma sceglie di continuare come ha vissuto fino a quel momento, seguendo il suo volere e le sue regole. Fujiko è una donna di contrasti, con una forte personalità ma allo stesso tempo anche dolce e fragile. Una donna che incarna le ambizioni della sua epoca e i suoi profondi disagi.
Durante la presentazione del film Kimura Taichi ha dichiarato che per lui il film ha una forte valenza personale, così come è stato molto importante anche per Katayami Yuki e per Megumi (in questo caso in veste di attrice e produttrice). I tre sono venuti a presentare il film alla premiére mondiale di Udine dove il film è anche in concorso e con l’occasione ho avuto modo di dialogare assieme a loro.
L’intervista che segue è stata fatta il 27 di Aprile, il giorno seguente alla prima proiezione in sala.
- Ieri prima della proiezione ha dichiarato che questo film ha necessitato più anni di lavorazione. Volevo capire qual è stato il punto di partenza.
Kimura Taichi: Va detto che inizialmente questa voleva essere una storia molto personale perché è partito tutto dalla mia famiglia, dalla storia di mia madre. Avevo appena concluso la mia prima opera e ho pensato che era molto importante tornare alle mie origini. L’ho visto quindi come un passaggio dovuto come creatore e come creativo. Successivamente ho approcciato Megumi e le ho parlato di questo progetto e lei mi ha detto di sì. Siamo stati inoltre fortunati ad avere una protagonista come Katayami Yuki che si è unita a noi in quest’avventura.
- Alle due attrici ( Katayami Yuki e Megumi) : Volevo chiedervi com’è stato il vostro coinvolgimento nel progetto. È un film fortemente femminista e volevo capire come avete vissuto la tematica anche a livello personale.
Katayami Yuki: Per quanto riguarda il mio coinvolgimento posso dire che il problema quando si riceve un copione già completo è quello di non comprendere appieno tante cose, queste poi risultano difficili perché il processo di creazione del personaggio è già ultimato. In questo caso invece sono riuscita ad avere le varie edizioni del copione, ciò mi ha aiutato per capire subito le battute e le tematiche più importanti. Non ho quindi dovuto creare un personaggio ma capire cosa questo andava a fare e cosa lo andava a muovere maggiormente.
Megumi : In questo progetto sono anche produttrice oltre che attrice e quindi ho lavorato anche per quanto riguarda l’aspetto della sceneggiatura e questo ci ha impiegato circa quattro anni. Ho avuto poi modo di interfacciarmi successivamente anche come attrice. È stata un’esperienza molto particolare, che non avevo mai fatto in passato perché ho avuto la possibilità di dedicare molto tempo che mi ha dato la possibilità della conoscenza. Ho conosciuto bene il personaggio che andavo ad interpretare ed è stato molto interessante.
- Parliamo dell’aspetto visivo e sonoro. È molto particolare l’opening assieme ad un altro momento che troviamo a due terzi del film dove vi è un’animazione sostenuta da un sottofondo rock deciso. Volevo capire come ha scelto i brani e perché ha deciso questa scelta visiva dell’animazione come nelle opening degli anime.
Kimura Taichi: Per me l’obiettivo fondamentale è quello di narrare una storia. La storia deve essere narrata a livello visivo e a livello sonoro, deve essere fruibile, deve essere godibile. La gente deve divertirsi. Per me è un aspetto molto importante nella cinematografia ed è un aspetto del quale io ho forte consapevolezza. Visivamente deve essere “cool” nel senso che l’immagine deve essere bella, il suono quando lo senti devi essere felice di quello che stai ascoltando. Per quanto concerne la scelta dei brani, mia madre è una persona che ha vissuto appieno gli anni settanta e quindi il golden rock. In Fujiko ho voluto inserire quest’elemento del rock n roll perché dava questo senso di resistenza, di energia. Il rock è diventato quindi fondamentale da questo punto di vista, inoltre io da diversi anni abito a Londra; quindi ho una cultura musicale che può essere definita più spiccata rispetto magari ad altri. Piuttosto di utilizzare della musica di sottofondo ho preferito l’uso di brani veri e propri e quindi questa mia vita all’estero ha aiutato a trasporre anche qui le mie idee e la mia visione.
(Piccola pausa e poi riprende)
Voglio dire un’altra cosa riguardo l’animazione. Io vengo da un background dove ho fatto molta pubblicità, molti video musicali. Nella mia prima opera non avevo inserito ancora questo mio aspetto e quindi questo era dentro di me e mi restava anche un forte risentimento. Ho deciso allora di inserire un video musicale all’interno del film. Ne ho parlato con Megumi per decidere come questo video musicale potesse essere più efficace, trasposto per dare al meglio l’idea della cultura giapponese. Abbiamo pensato allora all’animazione.
- Solitamente questi momenti musicali vengono messi nell’opening o nella chiusura degli anime, mi ha stupito di vederlo collocato a due terzi in questo film.
Kimura Taichi: (escalamazione di stupore) ti ringrazio. Sono contento che ti sia piaciuto questo momento perché è una parte dell’opera alla quale tengo molto. Grazie (detto in Italiano)
- Potrebbe esserci un sequel? Un Fujiko 2, dove magari vediamo l’evolversi della storia della bambina?
Kimura Taichi: No, no. Assolutamente no. Perché poi si tratterebbe di una condizione che mi è stata imposta da mia madre, c’è parte della vita di mia sorella. E poi dopo che sono nato io, dopo il loro trasferimento a Tokyo sono successe altre cose e inoltre non vorrei parlare di me (ride). Mi interessava la storia di mia madre e della nascita turbolenta di mia sorella.
- Fujiko, è una donna molto particolare che sfidando le convenzioni si ribella alla società. Volevo chiedervi (alle due attrici) se voi avete mai avuto dei momenti di ribellione all’interno delle vostre vite.
Katayami Yuki: Secondo me no, non ho mai avuto un vero e proprio periodo di ribellione. Ribellione nell’ottica giapponese sarebbe per esempio rivolgersi alla propria madre e dirgli “Ehi, tu! Vecchia”. Ecco, quel tipo di comportamento non l’ho mai avuto. Però quando ero una teenager avevo comunque l’obiettivo di diventare un’attrice, ma non avevo abbastanza lavoro, le cose non andavano come volevo ed era stato un periodo difficile per mantenere la mia dignità. A quell’epoca tenere un equilibrio anche a livello emotivo era stato davvero pesante e complesso.
Megami: Io posso dire che a livello di generazione ma anche a livello di alcuni ruoli che ho interpretato in passato sono ben avvezza all’aspetto di essere combattiva. Tanto che posso dire che c’è stato un periodo in cui ero bastian contrario solo per una questione di modo, ricordo bene che durante il periodo delle scuole medie e poi delle superiori ero una di quelle che si girava a dire “Ehi,tu! Vecchia”.
Kimura Taichi: Sei sicura di voler dire questo? (ride)
Megami: Ma si! (ride) C’è stato un periodo in cui andavo proprio così, diretta. Avevo questa caratteristica. Oggi ho un altro modo di essere combattiva. Oggi il Giappone è diverso, se tu cerchi di fare un qualcosa di nuovo, di differente ti viene detto di no, che non si può fare perché sei donna, perché sei madre … Questo mi crea rabbia, mi crea dolore, mi dà un’emozione negativa. Quello che cerco di fare poi è di convertire quest’emozione negativa per fare qualcosa, diventa quindi un’update, un aggiornamento del mio essere contestatrice.
Messua Mazzetto
VIDEO
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