Un film non può bastare a contenere una vita, partendo da questa considerazione, “Franco Battiato: il lungo viaggio” ci vuole dare direi un assaggio, esplora qualcosa, regala suggestioni e restituisce “una” delle possibili vite di Franco Battiato. Questo film (che ho visto in sala il 4 Febbraio durante il suo ultimo giorno di programmazione e che vedremo presto televisione perché prodotto da RAI), si concentra su un segmento principalmente, il ventennio tra gli anni ’70 e ’90.
Il film si apre con un Battiato bambino, che si è appena rotto il naso giocando a pallone con gli amichetti a calcio, aneddoto che tra l’altro Battiato stesso raccontò in diverse occasioni e che ha ulteriore conferma se osserviamo la copertina dell’album del 1988 “Fisiognomica” dove in copertina troviamo una foto di Battiato bambino pre-incidentata. La prima parte quindi ci mostra l’infanzia, la passione già bruciante per la musica e ci illustra anche il contesto famigliare dove Battiato vive. Lo stacco successivamente è un po’ brusco ma necessario, come uno strappo e ritroviamo un Battiato giovane adulto che nel 1971 a Milano muove i primi passi nella musica sperimentale ed underground nella Milano d’epoca. Sono anni dove Battiato fa anche un po’ di fame e passe le serate in giro frequentando amici anche tra i quali Giorgio Gaber ed Ombretta Colli, interessante il fugace cameo di Dalia Gaberscik (figlia di Gaber e Colli) che vediamo per un momento nella stanza con i “due” genitori nel film. Il film procede dando accenni dei brani musicali più riconosciuti al pubblico di massa, dando maggiore incisività ai brani e videoclip dei brani contenuti nell’album “La voce del padrone”. Il tutto si chiude con il momento della morte della madre e con delle splendide vedute dell’Etna.
Sull’interpretazione di Dario Aita non vi è molto da dire, riesce ad essere ben calato nel ruolo, quasi a far scomparire la sua figura a favore della narrazione, anche Simona Malato che interpreta il ruolo della madre di Battiato, Grazia riesce a convincere bene con la sua interpretazione di una donna con un grande amore e rispetto per il figlio.
Vi sono delle imprecisioni storiche? Certo, sia a livello di quando vengono presentati i brani che storicamente sono stati scritti in periodi successivi della carriera di Battiato.
Sarebbe stato un valore aggiunto aggiungere dei camei con alcune personalità reali come Alice stessa e i musicisti che hanno suonato in quelli anni con Battiato? Certamente. E poi … è complesso e delicato fare un film del genere? Senza dubbio.
Ciononostante il film se visto con l’ottica di un tributo e di progetto per tramandare la memoria di una figura cardine della musica italiana ma anche a livello internazionale senza dubbio interessante, e per tramandare la figura umana della persona è un buon progettino.
Per approfondire oltre alla visione dei videoclip originali e all’ascolto dei dischi vi consiglio anche il docu-film “Temporary Road: una vita di Franco Battiato” dove troviamo lo stesso Battiato a raccontarci e raccontarsi il suo percorso artistico e alcune delle suggestioni che l’hanno mosso nel suo lavoro artistico e di ricerca.
Messua Mazzetto


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