In scena al Teatro Goldoni di Venezia dal 20 al 22 Marzo, vi è “Franciscus – il folle che parlava agli uccelli”, uno spettacolo di e con Simone Cristicchi, spettacolo che nonostante sia già sui palchi da qualche anno riesce sempre a riscuotere un gran successo di pubblico e non è raro trovare spettatori che l’hanno visto in più occasioni e tornano a rivederlo per coglierne al meglio tutti i dettagli che con un’unica visione non si riescono ad assimilare appieno.
Cosa ha da insegnarci oggi il messaggio e l’esempio della vita di Francesco D’Assisi? Senza dubbio tutti lo conosciamo dai tempi delle scuole medie, quando ci viene proposto “il cantico delle creature” però non credo che in molti abbiano approfondito la figura di Francesco o meglio Franciscus come viene chiamato spesso all’interno dello spettacolo.
Simone Cristicchi è solo sul palco, ma si fa letteralmente in due, da un lato abbiamo Simone che ci racconta la vita dell’uomo Francesco D’Assisi e il perché questa figura lo affascina così tanto, dall’altro lato abbiamo Cencio, uno stracciaiolo girovago che esprimendosi in una lingua tra l’italiano, lo spagnolo ed il francese abbozzato ci racconta la vita dell’epoca e le sue perplessità quando incontrerà Francesco.
Il tutto viene amplificato da una scenografia solida e ben strutturata che riesce a far immergere lo spettatore all’interno del racconto e nelle riflessioni, troviamo anche alcuni oggetti di scena molto caratteristici come il carretto di Cencio e poi ci sono loro, le musiche che accompagnano questo viaggio tra presente e passato, musiche che sono state create ad hoc per lo spettacolo da Cristicchi e dalla cantautrice Amara. I brani vengono cantati sia da Simone che dal personaggio di Cencio e il passaggio di “testimone” tra i due è palese, sia dal costume che viene messo o tolto a seconda di chi dei due è in scena e da un notevole cambio vocale nel tono e nella forma espressiva stessa.
Un esercizio d’attore formidabile è quello che Cristicchi porta in scena riuscendo a separare sé stesso e Cencio che si trovano a condividere il medesimo corpo fisico. La quarta parete viene abbattuta e ristabilita più volte durante lo spettacolo che si rivela ricco di riflessioni e di spunti, con un’attualità sconvolgente.
Messua Mazzetto


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