images (1)(di Giuseppe La Rosa) Dallo scorso 18 settembre è scoppiato il caso Volkswagen sulle emissioni “truccate” degli autoveicoli, a seguito del comunicato dell’Epa (Agenzia per la protezione dell’ambiente). Lo scandalo ha continuato a diffondersi a macchia d’olio negli ultimi giorni, assumendo proporzioni mondiali.

Inizialmente il caso, soprannominato dai media diesel-gate, sembrava riguardare soltanto gli Stati Uniti e  la casa di Wolfsburg per cui sono scattate le prime sanzioni, circa 18 miliardi di multa. Ma considerando il numero dei motori “incriminati” e il loro largo impiego anche in Europa e in Australia, la vicenda ha rapidamente trascinato nella mischia l’intero globo e altri gruppi distaccati come Audi, Skoda, Seat e altri brand famosi, ad esempio Porsche e Lamborghini. Gli ultimi dati parlano 1,2 milioni di Skoda e di 2,1 milioni di Audi dichiarate illegali proprio dai vertici VW, su un totale di 11 milioni unità.

Le informazioni diffuse dall’Agenzia per la protezione dell’ambiente, sull’operato della casa automobilistica tedesca, hanno riguardato un software installato illegalmente e utilizzato surrettiziamente per aggirare i controlli e le norme ambientali. Le accuse si sono rivelate talmente fondate che l’industria tedesca ha ammesso immediatamente la veridicità delle denunce di fronte alle autorità, dichiarando di voler collaborare attivamente.

Il software in questione ha la funzione di occultare le reali emissioni di ossido di azoto (NOx) e di gas dannosi, risultati invece da 10 a 40 volte superiori rispetto ai limiti consentiti dalla legge in merito all’inquinamento delle autovetture. Ma per quale ragione la Volkswagen ha utilizzato un strumento per “falsificare” le emissioni del motore 2.0 TDI EA 189 Euro 5?

Innanzitutto c’è da dire che l’ossido di azoto è molto arduo da trattare sui diesel e, nel transito dall’Euro 4 all’Euro 5, i processi di purificazione sono divenuti costosissimi. Quindi per soddisfare gli standard e garantire la massima efficienza è stato necessario utilizzare sistemi sempre più dispendiosi.

I vertici di Volkswagen non hanno dichiarato pubblicamente la ragione del “trucco” alla centralina. Si può solo ipotizzare che per offrire un prodotto con maggiori prestazioni sul mercato, il gruppo abbia deciso di bypassare la fase di depurazione dei gas, trovando un percorso più rapido, ma illecito, per risparmiare sui costi (altissimi) della tecnologia.

Tutto ciò ha portato ad una enorme perdita di credibilità per la casa tedesca, leader del mercato mondiale, e per tutta la Germania che difficilmente potrà riprendersi nel giro di poco tempo. Tanto che il Ministro delle finanze, Wolfgang Schauble, ha dichiarato: “alla fine Volkswagen non sarà la stessa società che era una volta”, sentenziando così un futuro cambio di rotta per il gruppo.

I danni d’immagine sono risultati senz’altro maggiori del danno patrimoniale, infatti il titolo in borsa ha avuto un calo del 17%, con punte del 23%, quote minime da decenni per il Gruppo che ha trascinato con se tutti titoli delle altre Case: Peugeut, Mercedes, Renault ecc… . Per non parlare dei danni ai consumatori che potranno esperire azioni legali, ad esempio per frode e soprattutto per il rischio di danni alla salute.

Ha poco sono valse le scuse dell’ex Amministratore Delegato della Volkswagen, Martin Winterkorn, sotto inchiesta per truffa, che potrebbe non ottenere la lauta liquidazione di 60 milioni di euro proprio a seguito dei comportamenti dannosi avuti nei confronti dell’azienda. I vertici del gruppo di Wolfsburg fanno sapere però, come Winterkorn non fosse a conoscenza degli illeciti commessi per aggirare i test, il che farebbe di certo decadere le accuse nei suoi confronti.

Intanto anche le autorità australiane affermano di voler far scattare multe, circa 700 mila euro per ogni veicolo non in regola, un provvedimento che, applicato per tutte le 50 mila auto VW  presenti in Australia potrebbe far arrivare a cifre da capogiro, 35 miliardi di euro.

Facendo un piccolo calcolo e tenendo conto che i veicoli “incriminati” siano stati costruiti e diffusi  in tempi meno recenti, il numero delle auto oggetto dell’illecito potrebbe raggiungere cifre astronomiche, oltrepassando le decine di milioni di unità. Gli analisti informano che  se l’esborso per lo scandalo dovesse superare i 10 miliardi è altamente probabile che la casa tedesca dovrà emanare un aumento di capitale o cedere marchi per fronteggiare i costi. In ogni caso tutto lascia intendere che il caso Volkswagen sia solo la punta dell’iceberg di un sistema automobilistico mondiale marcio fino al midollo.

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