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dfsfd(di Giuseppe La Rosa) Secondo Bancaria Editrice, la maggiore realtà editoriale dell’ABI (Associazione Bancaria Italiana), con l’incarico di curare le pubblicazioni su temi bancari e finanziari, i dati sul grado di preparazione e competenze economiche dei cittadini italiani lasciano molto a desiderare.

Dallo studio viene fuori un quadro chiaro: circa il 47,5% afferma di avere una conoscenza limitata di economia e finanza, mentre il 32,9%, dato più allarmante, manifesta di essere totalmente ignorante in materia. Praticamente più dell’80% comprende poco o nulla sia di finanza sia di economia.

Da un altro rapporto, questa volta della Consob (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa), sono spuntati ulteriori aspetti negativi, sebbene la maggior parte degli intervistati dichiari di avere delle conoscenze economico-finanziarie abbastanza approfondite, parecchi si sono dimostrati in seria difficoltà di fronte al significato di termini finanziari.

Le impietose statistiche hanno fatto emergere che quasi il 50% non conosce oppure definisce in modo parzialmente errato il significato del termine inflazione, inoltre, il 57% non sa esplicare il nesso logico presente tra i concetti di premio e rischio.

Nel documento della Commissione è possibile leggere quanto segue: “nonostante la diffusa percezione positiva delle proprie competenze in materia di scelte economiche e di investimento le conoscenze finanziarie e le capacità logico-matematiche degli italiani rimangono basse. Inflazione, diversificazione, relazione rischio-rendimento, interesse semplice e rendimento atteso di un investimento continuano a essere nozioni poco note e di difficile applicazione”.

Il rapporto evidenzia che è presente un significativo distacco tra le attitudini percepite, considerate superiori rispetto alle effettive capacità. Inoltre; il grado di istruzione, l’area di residenza e anche il genere sembrano influire sul livello di conoscenze: 18 punti di differenza tra i laureati e i soggetti con livelli di istruzione più bassi, tra uomini e donne il distacco è del 13%. Risulta invece ancora molto alto il divario, di circa 18 punti, tra gli individui del Nord e del Sud.

Secondo l’opinione degli analisti il costo per l’ignoranza in economia e finanza è stimato intorno ai 530 euro annuali per singolo cittadino. Un prezzo da pagare ingente considerando che parliamo di una delle economie più sviluppate al mondo.

A conferma dei dati c’è anche una ricerca dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) sulla conoscenza economico-finanziaria di studenti quindicenni nelle scuole superiori di 18 diversi Paesi. Com’era prevedibile, nel confronto internazionale gli studenti italiani si sono posizionati al 17° posto.

Al primo posto in classifica gli studenti cinesi con un punteggio molto superiore alla media dei 13 Paesi OCSE. Invece, soltanto gli studenti colombiani si sono posizionati alle spalle degli studenti italiani. L’Italia quindi, non solo è molto indietro, ma è anche distante dagli altri Paesi Ue.

Il pessimo risultato era comunque previsto, proprio perché  nelle scuole superiori italiane sono pochi i corsi di finanza ed economia adatti a formare i ragazzi in modo esaustivo.

Tra le misure studiate per risolvere l’emergenza vi è, da qualche anno, la possibilità di far studiare termini finanziari ai bambini, dai 7 anni in poi. L’educazione finanziaria è, infatti, una materia molto diffusa in tutta Europa ma ancora poco in Italia; per questo motivo far approcciare i soggetti fin da piccoli, potrebbe essere l’inizio di una risposta definitiva al grattacapo.

In tal modo i bambini inizierebbero a relazionarsi in modo più cosciente al denaro, ottenendo dei risultati migliori anche da grandi. Infatti, com’è stato ampiamente provato, avere nella società odierna delle buone competenze economico-finanziarie è ormai fondamentale, soprattutto per garantire il benessere dei cittadini che, ignoranti e inconsapevoli, vengono spesso raggirati nelle scelte d’investimento quotidiane.

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