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Nel 2016 Doom fu oggetto di un grande rilancio del brand grazie all’inizio di una saga reboot che riproponeva quelle stesse atmosfere dell’originale videogioco del 1993, che era stato capace di far innamorare milioni di videogiocatori in tutto il mondo e di divenire un’icona della cultura popolare. Da sempre noto come uno spara-tutto totalmente action e ricco di adrenalina, il giocatore era chiamato ad affrontare orde di nemici onirici usciti da qualche infernale altra dimensione con l’unico scopo di diffondere la propria crudeltà attraverso la peggior violenza e uccidendo qualsiasi essere umano che si trovavano di fronte.

Nel 2020 fu la volta di Doom Eternal, che pur mantenendo le stesse caratteristiche d’ambientazione, proponeva un gameplay variato con una gestione dei livelli differente. In questo maggio 2025 è stata la volta di Doom – The dark ages, un terzo capitolo che si propone come un prequel delle vicende narrate.

Un’opera che ha molto il sapore dell’effetto nostalgia ma che si unisce a innovazioni che servono a dare quel tocco di freschezza che offra al giocare un senso di diverso, che non dia quella percezione di ripetizione infinita per un titolo incapace di rinnovarsi e di stare al passo con la concorrenza. Un’operazione che introduce quindi alcuni aspetti nuovi ma che ignora invece altre possibilità.

Se l’ambientazione continua a vivere di quelle atmosfere cupe, ancorate a un fantasy oscuro che mette in campo demoni e mostri attraverso una narrazione che delinea personaggi e antagonisti in un universo che già è ben definito dagli altri capitoli della saga, la trama viene sviluppata dandole maggior spessore, anche se non è certo questo l’elemento cardine di Doom – The dark ages, né vuole esserlo: i fan della saga si aspettano anzitutto quelle caratteristiche che da sempre sono peculiarità del brand. Permane quell’epicità e quella brutalità che ormai sono nel dna del titolo e che vengono accentuati da un protagonista che si muove pronto a eliminare qualunque ostacolo gli si pari di fronte, qualunque nemico che si frapponga davanti al suo cammino.

Le mappe, specie dopo i primi livelli, vanno ampliandosi per offrire ambiente aperti da esplorare, passaggi secondari da sfruttare, aree segrete da scoprire, munizioni, chiavi, collezionabili e quant’altro possa essere utile all’eroe per proseguire la sua avventura, da raccogliere.

Tra gli elementi di spicco la presenza dello scudo, uno strumento che può essere usato non solo a scopo difensivo, capace di rendere vulnerabile un nemico quando si para col giusto tempismo un suo attacco, ma anche uno strumento di offesa potente ed efficace. Novità sono l’introduzione di un drago corazzato, a bordo del quale si affronteranno alcuni livelli inseguendo nemici e distruggendo postazioni nemiche, e di un mech gigantesco, pronto a disintegrare qualunque cosa gli si parerà davanti. Sono però esperienze ancora limitate, che danno una sensazione di diverso ma che meriterebbero di essere sviluppate maggiormente.

Si sente invece la mancanza di una sezione multiplayer cooperativa, che permetta di affrontare l’avventura in compagnia di un amico: una scelta però che potrebbe essere non solo tecnica ma giustificata dal desiderio di lasciare quell’esperienza in singolo: il senso di ansia e tensione è ben maggiore quando si affronta l’avventura in solo, mentre andrebbe ad attenuarsi in compagnia, quando la sola presenza di un’altra persona lascia un senso di maggior protezione, di sostegno e aiuto. Non è molto nello spirito di Doom, che invece vuole buttare il malcapitato protagonista in mezzo a orde di nemici pronto a una battaglia disperata. Orde, tra l’altro, che quando si presentano non creano problemi alla fluidità di gioco, che esce vittorioso sotto il punto di vista di bug, non ci sono infatti problemi evidenti sotto questo punto di vista, e con una grafica che sa stupire il giocatore.

Titolo: Doom – The dark ages

Distributore: Bethesda

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