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Negli ultimi anni l’appointment setting è diventato una delle “porte d’ingresso” più cercate per lavorare da remoto. Il problema è che, insieme alla domanda, è esploso anche un mercato parallelo fatto di percorsi costosi e promesse gonfiate: tanta teoria, poche competenze spendibili.

In questo caos, MoneySetter ha spiccato perché ha fatto una scelta controcorrente: mettere la chiarezza al primo posto, parlare in modo diretto di come funziona davvero la vendita e costruire un percorso collegato a un contesto operativo reale.

Vien da sé che in poco tempo MoneySetter ha costruito una community che oggi conta oltre 2.800 membri, diventando uno dei punti di riferimento nel settore.

Ma chi c’è dietro?

Per capire perché MoneySetter viene percepito come “diverso”, bisogna guardare a chi l’ha creato: Danilo Mazza e Silla Blasi, due imprenditori con anni di esperienza nella vendite.

Danilo Mazza, prima ancora di parlare di vendite e KPI, ha fatto una vita che non profuma di “guru”: per oltre 10 anni ha lavorato come cuoco in Norvegia, Scozia e Svezia. Nel frattempo, come lavoro part-time, faceva l’appointment setter ed è stato uno dei primi ad offrire questo servizio in Italia nel 2019, tant’è che afferma più volte di aver scoperto questo mestiere per caso studiando da autodidatta libri statunitensi sulla vendita. Quello che per tanti resta un “lavoretto online”, per lui è diventato un percorso: nel tempo è riuscito a sostituire il lavoro in cucina con quello da remoto, finché l’appointment setting non è diventato il suo “mestiere principale” e la base per costruire qualcosa di più grande.

Silla Blasi, invece, ha iniziato ancora prima: mentre andava a scuola, dedicando le ore pomeridiane al lavoro di appointment setter. Anche qui: niente scorciatoie, ma ore, pratica e ripetizione. Da lì ha costruito esperienza lavorando come setter per alcune delle migliori agenzie di marketing in Italia, sviluppando un punto di vista molto concreto su cosa funziona e cosa viene “venduto bene” ma non regge nei fatti.

Due background diversi, stessa costante: risultati e azione prima delle promesse.

Da iCall Media SRL a MoneySetter: quando la “ricerca personale” diventa un’accademia

Dall’esperienza maturata sul campo nasce il passaggio chiave: Danilo e Silla avviano insieme iCall Media SRL, un’azienda che si occupa di presa appuntamenti per imprese che vendono servizi B2B.

Ed è proprio qui che scatta l’esigenza che ha portato alla creazione di MoneySetter: quando lavori davvero su team e clienti, prima o poi ti scontri con un problema banale ma decisivo: trovare persone formabili e inseribili, senza perdere mesi tra lunghe selezioni e “corsi” che ti consegnano profili teorici.

MoneySetter nasce così: non come “idea di marketing”, ma come risposta strutturata a una necessità operativa ed una posizione chiara: raccontare l’appointment setting e il lavoro da remoto in modo più onesto, derivato dall’esperienza dei due founder, in opposizione a un mercato dove troppe alternative vivono di ambiguità.

La realtà online: Tante parole, pochi fatti

Chi oggi cerca lavoro da remoto si fa una domanda semplice: “Qui ci guadagno davvero o sto comprando una storia ben raccontata?

Il sospetto non nasce dal nulla. Online esistono percorsi che chiedono 1.000, 1.500, 2.000, 2.500 fino a 3.000 euro in partenza, spesso con promesse “garantite” e linguaggio motivazionale. Poi, nella pratica, capita di trovare:

  • formazione molto teorica (e spesso incompleta);
  • “inserimenti” raccontati in modo nebuloso, o demandati a “liste” e “segnalazioni”;
  • modelli di guadagno non spiegati bene, o che cambiano strada facendo;
  • e, nel finale, il classico: “ora arrangiati”, vai tu a contattare aziende e spera che qualcuno ti prenda.

Non vuol dire che tutto ciò che esiste online sia fuffa. Ma il pattern è abbastanza diffuso da giustificare la diffidenza di chi sta scegliendo.

Perché MoneySetter viene percepito come superiore

La differenza, qui, sta in un concetto che sembra banale ma non lo è: processo chiaro e contesto operativo.

MoneySetter viene presentato con un percorso leggibile: selezione, formazione, affiancamento, KPI, inserimento. E soprattutto con un dettaglio che pesa: è collegato a iCall Media SRL, cioè l’azienda in cui si inizia a collaborare. Questo taglia fuori quella zona grigia tipica di molte alternative: “ti formo e poi… vediamo”.

MoneySetter esplicita un concetto che altri lasciano volutamente confusa: non è un’assunzione da dipendente, ma una collaborazione professionale con compensi legati alle performance. Non vende la favola del “posto fisso travestito da remoto”. E, paradossalmente, è proprio questo che aumenta la propria fiducia: quando un progetto ti dice chiaramente cosa NON è, di solito sta provando a essere più trasparente di chi ti promette tutto.

Investimento vs rischio scaricato su di te

Altro punto dove MoneySetter si distingue: l’accesso.

Molti modelli online partono da “se vuoi guadagnare tanto, prima paga tanto”, con cifre da capogiro da corrispondere anticipatamente. MoneySetter, invece, viene presentato senza un investimento iniziale elevato: si parla di un deposito cauzionale, rateizzabile, che viene restituito integralmente al termine della formazione, con una trattenuta minima collegata ai guadagni reali del collaboratore.

In breve: non è “paga e spera”, ma impostare un meccanismo dove la barriera d’ingresso è meno predatoria e il rischio iniziale è il più contenuto possibile.

Quindi è “la scelta migliore”?

Qui la risposta intelligente non è “sì” a prescindere.

MoneySetter tende a essere una scelta migliore se:

  • vuoi un percorso con regole chiare e misurabili;
  • non vuoi bruciare 2.000–3.000 euro per poi ritrovarti da solo;
  • accetti una logica a performance e ti interessa entrare in un team operativo vero.

Rischia di essere una scelta sbagliata se:

  • cerchi uno stipendio fisso e una struttura da dipendente;
  • non reggi la pressione dei risultati;
  • non puoi garantire continuità e costanza.

Ma proprio questa chiarezza è parte del posizionamento: in un mercato pieno di promesse sensazionalistiche, vince chi risponde bene a tre domande semplici: quanto è chiaro il percorso? quanto è reale l’operatività? quanto rischio mi sto prendendo all’inizio?

E, guardando alla storia di chi c’è dietro, un ex cuoco in Norvegia che ha trasformato un part-time in una carriera, e un ragazzo che ha iniziato da studente e ha lavorato con agenzie di alto livello, risulta chiaro perché MoneySetter insista tanto su una parola che oggi è rarissima nel settore: concretezza.

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