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“Cronisti del tempo” è il secondo singolo estratto da “Spazio alle emozioni”, album d’esordio del cantautore toscano Dario Arrabito.

Con questo brano l’artista denuncia l’appiattimento di un mondo sempre più virtuale che ci ha rapiti di ogni emozione/ E non è più neanche tanto normale/ Gridare rabbia in una canzone. L’opposto di ciò che promette di fare in questo suo secondo singolo: attraverso la sua musica è intenzionato a scuotere violentemente questo mondo sempre più anestetizzato e lontano dalla realtà.

Ma qual è il modo per tornare a vivere attivamente, in prima persona? Raccontare storie, vivere di memorie, essere Cronisti del tempo. Il brano si fa tassello di un album che si presenta come un compendio di sentimenti, riflessioni, stati d’animo e vita vissuta che il cantautore offre a chiunque voglia ascoltarlo. Con questo progetto Dario Arrabito restituisce al suo pubblico un’analisi profonda della sua intimità: amore, passione, gioia, ma anche rabbia e malinconia. Da questo atomo primigenio esplode la necessità che ognuna delle singole sfaccettature del suo personale microcosmo riceva riconoscimento e dignità sia singolarmente che nella loro somma.

In occasione dell’uscita del nuovo singolo, siamo riusciti a scambiare quattro chiacchiere con Dario e a farci raccontare qualcosa sulla sua musica e su Spazio Alle Emozioni. Ecco cosa ci siamo detti, buona lettura!

Hai da poco realizzato il tuo disco d’esordio singolo “Spazio Alle Emozioni”, descrivicelo in 3 parole…

Mi piace pensare al mio lavoro come un intreccio temporale, un incontro fra PASSATO, PRESENTE e FUTURO. Perchè ogni azione compiuta nel nostro passato ci rende ciò che siamo nel presente, preparandoci infine ad affrontare il futuro con più consapevolezza.

Quali sono i temi che affronti in “Spazio Alle Emozioni”?

Nel disco predominano temi legati all’amore: dall’amore incondizionato de “Il perfetto amante”, passando per la presa di coscienza di un amore finito da togliersi dalla mente e dal cuore in “Vattene” fino al predominare dello scorrere del tempo del brano “Tardi”. Ma sono presenti altre tematiche: dal sociale in “Cronisti del tempo”, dove si distinguono due mondi paralleli – da una parte la nuova tecnologia che per certi aspetti ci ha tolto la percezione della vitalità, e dall’altra la realtà che è insita nel mondo dell’artista data dal solo scorrere di una nota –  fino al tema storico in “Marcinelle”, che rimanda alla tragedia avvenuta in Belgio l’8 agosto 1956 dove una violenta esplosione tolse la vita a 262 minatori.

Tu sei anche autore di tutte le canzoni di “Spazio Alle Emozioni” a cosa ti sei ispirato per scrivere i testi?

Tutti i brani dell’album sono nati nel giro di due mesi. Sono usciti fuori di getto, un impulso dato da un periodo non propriamente felice della mia vita. Devo dire che mi sono sentito un po’ il “Cirano” del brano omonimo di Francesco Guccini – “[…] mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo […]”, nel senso che ho trovato la mia dimensione nelle parole uscite dalla mia penna. L’ispirazione a quel punto veniva da un qualsiasi piccolo gesto quotidiano o dal semplice nascere della Luna…

Qual è il brano che, in assoluto, vi ha reso più soddisfatti dell’intera produzione? E perché?

Il brano che mi ha dato molte soddisfazioni è “Il perfetto amante”. Dal momento in cui è stato presentato ho notato subito negli occhi del pubblico un forte interesse per il mio lavoro. Già dal primo ascolto vedevo le loro labbra cantare a squarciagola il ritornello “[…] tu abbracciami, io resterò distante… …tu feriscimi, sarò il perfetto amante […]” ed è stata un’emozione indescrivibile, perchè pur essendo un passo estremamente personale, le persone riescono a farlo proprio, ognuno a suo modo… …ed è questo, credo, il senso più puro della Musica…

Uno dei brani più interessanti del tuo album è sicuramente Marcinelle, puoi raccontarci qualcosa sulla sua nascita e sui motivi che ti hanno spinto a scrivere un brano su quella triste vicenda?

Non conoscevo la vicenda legata a Marcinelle. Ne sono venuto a conoscenza grazie ad una notizia che un amico ha condiviso sui social network. L’interesse nel sapere cosa fosse successo quella data è stato talmente forte che sono subito andato ad informarmi sull’accaduto. E dentro di me si è scatenato un sentimento di profonda tristezza nel pensare a quelle 262 anime che per una fatalità non hanno più potuto riabbracciare i loro cari. Per questo ho cercato di immedesimarmi in un padre che, consapevole della sua fine, trova comunque sia la forza di scrivere un’ultima lettera al figlio che non rivedrà mai più, esortandolo comunque a guardare sempre il cielo, dove troverà sempre la forza che solo un genitore riesce a donare “[…] ma guarda in alto oltre le stelle… …mi trovi lì… …ti mando un bacio […]”.

Quali sono gli artisti che hanno influenzato maggiormente la tua carriera?

Ho cominciato ad appassionarmi al mondo della musica grazie ad un Grande della Canzone Italiana: il primo concerto che ho visto in vita mia è stato uno spettacolo di Renato Zero – avevo 9 anni – e quel mondo mi ha subito affascinato. Nel corso degli anni, poi, ho conosciuto e apprezzato artisti come Pierangelo Bertoli, Ivan Graziani, Giorgio Gaber, Fabrizio De Andrè, Francesco Guccini e, soprattutto, I Nomadi, gruppo che mi ha in assoluto formato musicalmente.

Nel corso della tua carriera hai militato anche in due cover-band (Nomadi e Springsteen), quali differenze principali hai notato tra la carriera in un gruppo tributo e quella da solista con proprie canzoni?

Nelle mie esperienze con le cover band ho sempre cercato di dare anima ai testi che ho interpretato. Soprattutto con il tributo ai Nomadi, è stato forte il legame fra i testi del gruppo e i sentimenti che provavo nel cantarli. Ma scrivere, comporre ed eseguire i miei brani è un’emozione che non si può descrivere… perchè ti metti a nudo di fronte al pubblico, apri il libro della tua vita ed ognuno ha la possibilità di leggerne ogni pagina… è una sfida per la quale devi sentire un filo unico che ti lega alla Musica, devi sentirti in simbiosi perfetta con Lei… …sai che ti scorre dentro e che è il tramite fra i tuoi pensieri, le tue emozioni e i pensieri e le emozioni che può provare chi ti ascolta… Si crea un legame indissolubile con il pubblico… …una forza primordiale che spinge ad andare sempre avanti e dare sempre il meglio.

Che rapporto ha Dario Arrabito con la musica live? C’è un evento o un concerto a cui hai  partecipato che ricordate con particolare piacere?

Il live è l’anima della Musica. Montare su un palco per me è la pura essenza di questo mestiere. Ed ogni live è una nuova emozione, a partire dagli attimi prima dell’inizio del concerto fino all’ultimo gradino sceso a fine esibizione. Ma se vado a ritroso a ricordare tutti i miei live, quello che mi resterà impresso nel cuore è senza dubbio SPAZIO D’AUTORE, evento organizzato da Pino Scarpettini, dove per la prima volta ho presentato due miei brani inediti (“Il perfetto amante” e “Il mio universo”). L’emozione nel vedere i volti di chi mi ha ascoltato, sentire centinaia di voci che cantavano le mie parole… …il calore che riuscivano ad emanare tutte quelle persone… …mi resterà dentro e mi accompagnerà fino al mio ultimo respiro…

Da “insider” come vedete la scena indie nazionale? Ci sono locali e spazi per le band che vogliono fare “musica in proprio” o ormai predominano le cover band?

Ovviamente tralasciando il periodo che stiamo attraversando – dove ancora non sono possibili esibizioni dal vivo – , io credo che fare musica in proprio per un artista emergente sia non poco difficoltoso. Non sono molti i locali che prediligono musica inedita… Perché nell’immaginario, forse un po’ superficiale, si ritiene che una cover band, o chi esegue brani diciamo “in voga” richiami molto più pubblico che, dal canto suo, potrebbe avere meno difficoltà nell’affrontare un ascolto di un cantante che non conosce. Ascoltare brani inediti di un artista emergente sconosciuto richiede ovviamente molta più attenzione, ma non per questo dovrebbe essere motivo di difficoltà. Io sono molto fiducioso: continuerò a proporre i miei brani a chi vorrà ascoltarli.

Proiettiamoci nel futuro: chi ti piacerebbe avere ospite nel tuo prossimo album?

A questa domanda vorrei rispondere sognando un po’… Mi piacerebbe moltissimo avere come ospite Danilo Sacco, ex frontman dei Nomadi. Perchè devo a lui tutto… È riuscito a trasmettermi ogni più piccolo brivido che la Musica può donare… vedere ogni sua esibizione è sempre un nuovo sentimento… Sono riuscito a parlare una sola volta con lui dopo un suo concerto, ma è stato come se lo conoscessi da una vita intera… Ha saputo farmi amare profondamente la Musica… e collaborare con lui sarebbe il coronamento di un sogno…

Chiudiamo con una domanda personale: c’è un verso di una tua canzone che pensi ti descriva bene o in cui ti puoi identificare?

Direi che il verso di un mio brano che più mi descrive bene lo potrei trovare in “Cronisti del tempo”:

“Noi siamo cronisti del tempo, ed aspettiamo che questo vento ci porti ancora altri giorni di sogni, promesse, partenze e ritorni […] ma non smettiamo mai di sognare, trovando il tempo anche per amare”.

(intervista a cura di Andrea Dasso)

 

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