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(di Stefano Cera) – Nella puntata della mia trasmissione Godot pride di lunedìscorso (25 novembre 2013), in onda su Radio Godot, ho parlato di John Fitzgerald Kennedy, in occasione del 50°anniversario della sua morte, avvenuta il 22 novembre 1963. Loccasione èstata quella di rivivere la sua vita (e la sua morte) attraverso alcune canzoni che sono state dedicate a lui nel corso degli ultimi anni.

Come ha scritto larepubblica.it qualche giorno fa, c’è qualcosa che fu rafforzato dal quel dolore. Dopo gli spari a Dallas, il 22 novembre del 1963, Jacqueline che si sporge dalla macchina per recuperare ciòche resta di John Fitzgerald Kennedy, c’èuna parola che diventa centrale per capire parte della controcultura americana e non, che dagli anni Sessanta arriva ai nostri giorni come aspirazione al cambiamento: Frontiera. Quel luogo simbolico messo al centro della politica di JFK, un movimento in avanti verso maggiori diritti e opportunità. La ricerca collettiva di una maggior libertà. Una ricerca che si accompagnava a quella in cui erano impegnate le stelle del rock, da Bob Dylan in giù. Da quel 22 novembre Kennedy entra in pianta stabile nel Pantheon della musica popolare. Un simbolo composto in egual modo da dolore e speranza. Ricordato e cantato in tanti dischi che lo hanno celebrato. E in decine di canzoni.

 

Nella puntata di lunedìscorso ne ho proposto alcune, ma tante altre ce ne sarebbero state e che non ho, purtroppo, avuto il tempo di far sentiree la canzone di cui riporto il link, Chimes of freedom di Bob Dylan (qui in una splendida versione dal vivo eseguita da Bruce Springsteen, Sting, Tracy Chapman, Peter Gabriel e Youssu nDour) sta lìa ricordarci forse uno dei maggiori messaggi che il presidente ci ha lasciato, proprio quello della frontiera e della ricerca della libertà…

Di Kennedy mi piace sempre ricordare una sua famosa citazione, che riporto spesso nei miei corsi, ossia “Non negozieremo mai per paura, ma non avremo mai paura di negoziare.

Citazione che ha un significato particolare per me, che mi occupo di comunicazione, negoziazione e mediazione e che mette in risalto il sensodella negoziazione, cioèdi quel tipo di interazione che rappresenta una delle cose che facciamo piùfrequentemente e che pure tendiamo spesso a trascurarepensando che sia invece molto semplice, visto che magari potrebbe essere sufficiente affidarsi a buon senso, istinto ed esperienza per riuscire a strapparequalcosa in piùrispetto allinterlocutore. Un interlocutore da vedersi piùcome un avversario da sconfiggere che non un altro, diverso da noi, ma da cui e con cui possiamo ottenere un risultato soddisfacente per entrambi.

Certo, le esigenze di uno stato spesso sono diverse da quelle di persone, di individui, ma la capacitàche Kennedy ha avuto in talune circostanze, come ad es. in occasione della crisi dei missili di Cuba, ben mostrata attraverso il film Thirteen days, mettono in evidenza la determinazione dimostrata, ma al tempo stesso la forza di una persona, anzi di un piccolo gruppo di persone, per tenere ferma la barra del timone verso una risposta assertiva, ma al tempo stesso in grado di resistere alle pressioni dei falchi che, allinterno dellAmministrazione, spingevano per risposte di forzache avrebbero probabilmente portato il mondo verso il baratro della Terza guerra mondiale.

Capacitànegoziale, determinazione, assertività…parole-chiave per tutti noi, non solo per Kennedy, da portare sul piano della nostra vita di tutti i giornida racchiudere in due altre parole, ossia coraggio, che non èmai assenza di paura, ma capacitàdi gestione di essa, e resilienza, ossia capacitàdi raggiungere i propri obiettivi nonostante tutti gli ostacoli che si frappongono verso la loro realizzazione

Ecco quindi che la famosa citazione di Kennedy che ho riportato in precedenza acquista il suo vero significatoNegoziare non per paura, ma per passione, forza e determinazioneperchévogliamo dalla nostra vita qualcosa di piùe qualcosa di meglio.

Negoziazione, per tutti quelli che hanno ancora, e lo avranno sempre, il coraggio di alzare la testa e di dire Io ci sono e quindi non permetteròa nessuno di mettermi i piedi in testa, nonostante tutto e comunque sia

Cosa che, se ci pensiamo bene, assomiglia tanto al concetto di libertà, per cui quelle campane di libertà(ossia il titolo della splendida canzone di cui ho riportato il link), dicevo quelle campane di libertàsuonano e suoneranno sempre

In conclusione, mi piace pensare che questo sia il messaggio del presidente Kennedy e qualcosa che in qualche modo possiamo trovare allinterno del suo testamentopersonale, prima ancora che politico50 anni dopo quel tragico giorno di novembre

Link per sentire il podcast della trasmissione (il mio monologo va da 1h2820’’a 1h3240’’).

Stefano Cera

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