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di Giovanni Reho, Ferdinando Reho – La nuova frontiera della creatività e del mercato dell’arte è crypto art. Il 25 febbraio 2021, Christie’s ha promosso la prima asta di un’opera d’arte “non fisica”: Everydays: The first 5000 Days dell’artista Beeple, pseudonimo di Mike Wilkelmann.

Un collage di immagini che Beeple ha realizzato ogni giorno per quasi quattordici anni dal 1° maggio 2007 in un arco temporale di ben 5.000 giorni.

Il valore iniziale di vendita dell’opera era di cento dollari. Dopo qualche ora dal drop ha raggiunto 2,5 milioni di dollari. L’11 marzo 2021 è stata lanciata l’ultima offerta di ben 69.346.200 dollari.

La creatività di Beeple è stata premiata in modo strabiliante. Il successo della sua “crypto-opera” è il risultato di un genio artistico instancabile, giorno dopo giorno per ben cinquemila giorni di fila, per la realizzazione di un’opera di straordinaria avanguardia.

Beeple aveva già attirato la stima degli osservatori della cosiddetta “community crypto” e si era fatto notare per aver venduto NTF per un valore di oltre sette milioni di dollari in criptovalute. Oggi, grazie alla stima sorprendente della sua crypto-opera può essere considerato, forse in assoluto, l’artista più rappresentativo del movimento crypto nel mondo dell’arte.

Non mancano alcune curiosità.

L’acquirente dell’opera di Beplee è Metakovan, pseudonimo di Vignesh Sundaresun. Il suo nome e la sua attività sono strettamente legati alla tecnologia blockchain. Dal 2013 si è contraddistinto come programmatore e angel investor di blockchain e come proprietario del fondo Metapurs, uno dei fondi più importanti al mondo di NTF.

L’aggiudicazione dell’opera di Beeple conta appena trentatre rilanci. Gli interessati all’acquisto erano quasi tutti nuovi collezioni, per la metà solo millennial.

Non si tratta di pura casualità. Come ha osservato Andrea Concas, autore dell’ebook Crypto Arte “chi ha acquistato aveva un grande interesse affinché la vendita fosse un successo, diventasse qualcosa di epico, una sorta di volàno di un nuovo mercato fatto di nuovi artisti e collezionisti di NFT. E questo è puntualmente accaduto”. Da quel momento le case d’asta sono entrate di forza nella nuova era digitale. La stessa Sotheby’s ha creato una piattaforma dedicata esclusivamente alle aste digitali.

Come da più parti si tende a chiarire, non devono essere confusi i concetti di “arte digitale” e di “crypto arte”. Si tratta di due fenomeni diversi.

La digital art nasce, secondo alcune fonti, nel 1950 con le sperimentazioni di due matematici e programmatori. Lo statunitense Ben Laposky e il tedesco Manfred Frank.

In questa prima fase, diversi artisti avevano avviato lo studio di apparati elettronici ed oscilloscopi per creare un nuovo tipo di immagine con l’uso dei primi computer.

Per avere un riferimento più tangibile della prima vera famosa applicazione dell’arte digitale, si dovrà attendere il 1985, quando l’azienda americana Commodore International, produttrice del VIC 20 e del Commodore 64, aprì per la prima volta la multimedialità all’utenza diffusa con l’home computer Amiga 500.

Una vera rivoluzione epocale grazie ad un chip custom che consentiva di elaborare grafica, video e audio a costi contenuti rispetto ad altre piattaforme.

Per il lancio dell’Amiga 500, Commodore International si avvalse di un testimonial d’eccezione, Andy Wharol, l’artista più estroso ed eccentrico della pop art, che per l’occasione creò il primo ritratto (quello di Debbie Harry, la cantante del gruppo newyorkese dei Blondie icona suprema del pop anni ‘80) generato esclusivamente con l’uso di una videocamera e di Amiga 500.

L’hardware del computer visualizzava 4096 colori e fu utilizzato da Andy Wharol per realizzare anche una versione rivisitata della Venere di Botticelli. Il puntinismo nella pittura fu reinterpreto e trasposto con i pixel della emergente tecnologia digitale, che fu anche definita pixel art.

A parte l’impareggiabile genialità di Wharol, arte digitale può essere considerata ogni forma di manipolazione creativa di immagini con l’ausilio di una applicazione di grafica digitale e un comune personal computer.

La crypto arte è un fenomeno completamente diverso, intrinsecamente legato a blockchain.

La tecnologia Blockchain appartiene ad un sistema in continua evoluzione che viene definito “Internet of value”, in quanto consente lo scambio di valore attraverso internet, con la semplicità con cui oggi si scambiano le informazioni.

Blockchain (letteralmente “catena di blocchi”) ha lo scopo di sfruttare le caratteristiche di una rete informatica di nodi e permette di gestire e aggiornare, in assoluta sicurezza e fedeltà, un registro di dati e informazioni (tra queste anche vere e proprie transazioni).

Le innumerevoli possibilità di applicazione della Blockchain non richiedono un’entità centrale di controllo o di verifica. E’ un sistema decentralizzato per definizione, senza necessità di alcuna forma di intermediazione.

Questa rete digitale di nodi concatenati tra loro viene utilizzata per il trasferimento di valore attraverso un sistema di algoritmi e regole crittografiche. La possibilità di consenso sulle integrazioni e sulle modifiche da apportare alla transazione è espressa in un registro che tiene traccia di ogni trasferimento di valore.

La nuova tecnologia basata su Blockchain può essere infatti definitiva come un “registro digitale distribuito” non localizzato in senso materiale. Tutte le informazioni che, da ogni parte del mondo, sono inserite e confermate all’interno di tale registro vengono memorizzate in blocchi crittografici. L’insieme di questi blocchi forma una catena incorruttibile, immutabile e costantemente tracciabile dall’utente, nel rispetto assoluto della riservatezza e della sicurezza.

Ogni transazione che entra in blockchain viene immediatamente crittografata e restituita con un codice alfanumerico, che solo il suo destinatario è in grado di decifrare.

Blockchain applicata all’arte si correla a sua volta a NFT (Not Fungible Token), un gettone non fungibile, non replicabile e non sostituibile.

Ogni singola banconota è fungibile con un’altra banconota di pari importo, come lo sono anche gli stessi bitcoin e le altre criptovalute. Di NFT invece ne esiste uno solo, unico e non replicabile, come fosse un marchio digitale garantito da un certificato di unicità e autenticità. La possibilità di tracciare i movimenti di denaro attraverso blockchain rende gli NFT più sicuri delle stesse criptovalute.

Per creare NFT, o acquistarne di nuovi, serve un portafoglio Ethereum, la blockchain specifica su cui si basa la piattaforma.

In concreto, gli NFT sono una valuta che si integra con uno specifico prodotto, una canzone, un video, un’immagine, una crypto-opera, da cui per l’appunto è nata l’espressione di Crypto art.

Ogni singolo prodotto artistico diventa in questo modo un pezzo unico nel mondo reale, immutabile e non replicabile. Ogni NFT è quindi un titolo di proprietà unico ed indivisibile contraddistinto da un codice univoco che lo identifica con il bene digitale ad esso incorporato con la possibilità di trasferirne la proprietà attraverso l’utilizzo di standard siglati denominati ERC – 721 e ERC – 1155 appositamente creati sulla rete Ethereum.

Grazie a Blockchain e NFT, la crypto art coinvolge sempre più artisti che, attraverso apposite piattaforme di acquisto, immettono in rete le proprie opere.

Si è aperto un mercato sul quale è difficile una previsione. Di fatto si registrano sempre più collezionisti interessati ad investire, veri estimatori oppure semplici “flipper” che sfruttano le oscillazioni del mercato.

Come ha precisato Andrea Concas si tratta di “un hype immenso” con transazioni di molti milioni di dollari o di criptovalute destinati all’acquisto di NFT di vari autori.

Sarà necessario stabilire regole di disciplina e di valorizzazione di questo straordinario fenomeno che nel mercato dell’arte sembra destinato a trasformarsi in “phygital”, con la possibilità di stabilire un nuovo equilibrio tra opera fisica e digitale, anche al fine di renderne possibile l’esposizione e la vendita anche fisica della crypto-opera.

Giovanni Reho, Ferdinando Reho

Riferimenti bibliografici:

Francesca Amè, L’arte di fa crypto, Business People

Andrea Concas, Crypto Art, Bipiemme Editore

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