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MILANO – Rcs MediaGroup ha annunciato al Cae (Comitato aziendale europeo) 800 esuberi, 640 in Italia e i restanti in Spagna, la messa in vendita di dieci testate di Rcs Periodici e il trasferimento del Corriere della Sera e della Gazzetta dello Sport dalla sede storica di via Solferino alla più periferica via Rizzoli, a Milano.

Il gruppo Rcs è da tempo impegnato a definire un piano di rilancio e riduzione del pesante debito, con l’attesa di un aumento di capitale che dovrebbe essere nell’ordine dei 400 milioni di euro. I vertici Rcs, il presidente Angelo Provasoli, l’amministratore delegato Pietro Scott Jovane, e i loro collaboratori diretti hanno già annunciato di essersi ridotti i compensi del 10%. A soli due anni dal precedente stato di crisi, Rcs annuncia un ulteriore taglio di 800 lavoratori (tra giornalisti e poligrafici) su un totale di 5 mila dipendenti, una quota pari a oltre il 15% degli organici, tra Italia e Spagna. Le testate che il gruppo intende cedere rappresentano circa il 20% del fatturato di Rcs Periodici. I magazine coinvolti sono: A, Bravacasa, Yacht & Sail, Max, Europeo, Astra, Novella, Visto, Ok Salute e il polo dell’enigmistica. Complessivamente le dieci testate dovrebbero occupare attualmente, direttori esclusi, circa 90 giornalisti, oltre ai grafici. A Piazza Affari il titolo Rcs ha perso il 2,89% a 1,14 euro, dopo essere arrivato a cedere oltre il 4% nel corso della giornata. L’assemblea dei giornalisti della Gazzetta e del Corriere hanno proclamato un pacchetto di dieci giorni di sciopero; i giornalisti dei Periodici hanno invece proclamato quattro giorni di sciopero da martedì 12 febbraio fino a venerdì 15. Il Corriere della Sera sarà comunque regolarmente in edicola domani per responsabilità e per garantire l’informazione ai lettori dopo l’evento eccezionale delle dimissioni del Papa. Il Comitato aziendale europeo di Rcs Mediagroup esprime in una nota “grande preoccupazione di fronte alle ipotesi contenute nel piano triennale presentato oggi dall’amministratore delegato Pietro Scott Jovane”. “Si tratta – afferma il Cae – di un piano che prevede un drastico ridimensionamento degli organici e del costo del lavoro in Italia come in Spagna e un allarmante sacrificio di asset, testate e patrimonio storico del gruppo, a fronte di prospettive di sviluppo molto accelerato sulle iniziative digitali e sull’integrazione tra piattaforme tradizionali e innovative di informazione”.

Damiano Corò

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