A seguito delle numerose restrizioni volte a fronteggiare la diffusione epidemiologica da Covid-19, sono diventate numerose le imprese che, oggi, non sono più in grado di adempiere alle obbligazioni contratte prima del manifestarsi dell’attuale pandemia (canoni di locazione, affitti d’azienda, pagamenti di forniture, ecc.); questo comporterà che la platea dei soggetti coinvolti all’interno di una presunta “lite” sarà inevitabilmente di dimensione enorme.

Proprio per questo risulta necessario fornire risposte certe e rapide a tutti i nuovi bisogni dei soggetti interessati, soprattutto se si considera che il decreto Cura Italia ha paventato un concreto e futuro aumento della conflittualità per tutti quei rapporti giuridici sorti prima o in costanza dell’emergenza sanitaria, ai quali aggiungerei anche i tanti altri rapporti giuridici già da tempo in essere, che a causa delle restrizioni citate sono andati ad incrinarsi notevolmente.

Contestualmente alla crescita della conflittualità si è verificata la sospensione di parecchie attività giudiziarie (si è parlato di “Giustizia bloccata”), con un inevitabile ingolfamento della macchina giudiziaria. Ritengo che in questo scenario la mediazione civile e commerciale possa essere la giusta risposta per risolvere in breve tempo tutte le controversie citate e deflazionare il contenzioso pendente presso i numerosi Tribunali del nostro Paese.

A tal proposito alcuni recenti provvedimenti in ambito di Giustizia hanno ampliato le materie per le quali è previsto il preventivo e obbligatorio tentativo di conciliazione, al fine di sfruttare al meglio l’istituto della mediazione e trovare una rapida, economica, condivisa soluzione a tutte le controversie sorte a causa delle attuali restrizioni, introducendo peraltro la possibilità di svolgere gli incontri di mediazione in modalità telematica.

Non dobbiamo dimenticare, inoltre, che i costi e i danni economici che ha comportato la pandemia da Covid-19 non sono ad oggi ancora stimabili.

L’impatto della crisi sulle imprese è stato di intensità straordinaria, determinando seri rischi per la sopravvivenza delle stesse: il 38,8% delle imprese italiane (pari al 28,8% dell’occupazione, circa 3,6 milioni di addetti) ha denunciato l’esistenza di fattori economici e organizzativi che ne mettono a rischio la “sopravvivenza nel corso dell’anno”. Da un’indagine Istat svolta sulle imprese sopra i 3 addetti, si apprende, poi, che il rischio di chiusura è più alto tra le micro-imprese (pari al 40,6%) e le piccole (pari al 33,5%), ma è significativo anche tra le medie (pari al 22,4%) e le grandi imprese (pari al 18,8%).

La pandemia, inoltre, ha creato un milione di nuovi poveri, che sono individuati tra commercianti, artigiani e imprenditori; per tutti questi soggetti potrebbe essere utile regolare, tramite l’istituto in esame, le numerose situazioni critiche che potrebbero sfociare in un prossimo contenzioso.

Enrico Sirotti Gaudenzi

Avvocato Cassazionista

Formatore accreditato dal Ministero di Giustizia in ambito di mediazione ai sensi del D.M. 28/2010

Esperto di mediazione e strumenti ADR

Membro del direttivo dell’Osservatorio Nazionale sull’uso degli Strumenti ADR

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