di Salvatore Primiceri – L’8 maggio 2025, il Conclave ha eletto Papa il cardinale americano Robert Francis Prevost, che ha scelto il nome di Leone XIV. Nel suo primo discorso, il nuovo pontefice ha richiamato l’eredità di Sant’Agostino, definendosi suo figlio spirituale, e ha sottolineato l’importanza di costruire ponti di pace in un mondo frammentato. Questo riferimento non è casuale, poiché Sant’Agostino è una figura cardine della tradizione cristiana, capace di unire fede e ragione in una sintesi potente che continua a influenzare la Chiesa cattolica fino ai giorni nostri.
Sant’Agostino, conosciuto anche come Agostino d’Ippona, deve il suo appellativo alla città di Ippona (oggi Annaba, in Algeria), dove fu vescovo per oltre trent’anni e dove dedicò gran parte della sua vita alla predicazione e alla scrittura. Le sue spoglie, dopo varie vicissitudini legate alle invasioni barbariche, furono traslate in Sardegna e successivamente portate a Pavia nel 725, dove oggi riposano nella Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, un luogo che è divenuto meta di pellegrinaggi e simbolo della sua eredità spirituale e intellettuale.
La filosofia morale di Sant’Agostino rappresenta uno dei pilastri del pensiero cristiano e occidentale. Agostino, nato nel 354 d.C. a Tagaste, nel Nord Africa, attraversò un lungo percorso spirituale e intellettuale che lo portò dalla retorica e dalla filosofia manichea al cristianesimo, culminando nella sua conversione sotto l’influenza di figure come Sant’Ambrogio e la lettura delle Sacre Scritture. La sua riflessione morale è profondamente radicata in una visione teologica del mondo, dove il bene e il male non sono semplicemente categorie morali, ma realtà ontologiche con radici profonde nella natura dell’essere e del divino.
Al centro della filosofia morale agostiniana vi è l’amore come principio fondamentale dell’esistenza umana. Per Agostino, l’amore ordinato è l’amore che si dirige verso Dio, il Sommo Bene, e attraverso di Lui, verso il prossimo. Questo ordine dell’amore è espresso nella formula del “ordo amoris“, secondo cui ogni cosa deve essere amata in proporzione al suo valore intrinseco. L’amore per Dio è l’apice di questa gerarchia, mentre l’amore per le cose materiali deve essere subordinato e relativo, non assoluto.
In questo senso, il peccato per Agostino è essenzialmente una disordinata direzione dell’amore, un attaccamento disordinato alle creature piuttosto che al Creatore. Questa idea è espressa con forza nelle sue Confessioni, dove descrive la sua personale lotta con i piaceri mondani e il richiamo della grazia divina.
Agostino introduce anche un’importante distinzione tra amore di sé e amore per Dio, che si riflette nella sua interpretazione delle due città descritte nel De Civitate Dei: la Città di Dio, fondata sull’amore per Dio fino al disprezzo di sé, e la Città dell’Uomo, basata sull’amore di sé fino al disprezzo di Dio. Questa dicotomia non è semplicemente politica ma esistenziale, rappresentando le due possibili direzioni dell’animo umano. L’essenza della moralità agostiniana risiede quindi nell’orientamento dell’amore e della volontà.
Per Agostino, la libertà non è semplicemente la capacità di scegliere, ma la capacità di scegliere il bene, ovvero Dio stesso. Questa libertà è resa possibile solo dalla grazia divina, che guarisce la volontà corrotta e inclina l’animo verso l’amore autentico. In questo contesto, la virtù non è altro che l’amore ordinato e retto, mentre il vizio rappresenta l’amore deviato e disordinato.
Questa prospettiva ha influenzato profondamente la teologia morale cristiana, ponendo l’accento sull’intenzione e sulla direzione dell’amore come criteri fondamentali del giudizio etico. Agostino sottolinea anche il ruolo della coscienza, vista come la voce interiore che ci guida verso il bene, un riflesso della presenza di Dio nell’anima umana.
Questa visione olistica dell’etica, che lega indissolubilmente il cuore, la volontà e la mente, rimane una delle più potenti e durature nella storia del pensiero occidentale.
Salvatore Primiceri


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