Drunk-Baby(di Jessica Sabatelli) A tutti noi è capitato, specialmente durante le feste, di alzare un po’ il gomito, diventare il chiassoso fenomeno da baraccone della serata e svegliarsi il giorno dopo come se avessimo preso delle cannonate in testa: questi sono i comunissimi e inconfondibili segni del passaggio dell’alcol nel nostro organismo.

L’alcol è una molecola molto semplice, ma i suoi effetti sono devastanti e agiscono in maniera complessa nel nostro cervello.

Consumato attraverso la cavità orale, l’alcol, entra nella circolazione sanguigna attraverso il tratto gastrointestinale. Il quantitativo della sostanza che viene assorbito dipende da fattori genetici, che rispondono ai quesiti riguardanti il perché ci sono persone che “reggono” l’alcol e altre no. Per esempio, questo è il caso delle persone astemie o di coloro che appartengono ad un particolare gruppo etnico, con caratteristiche genetiche che gli permettono di assorbire molto più alcol e, di conseguenza, “ubriacarsi” prima.

Un altro fattore che incide sull’assorbimento è, ovviamente, anche la presenza di cibo o meno nello stomaco: poiché il cibo riduce l’assorbimento delle sostanze alcoliche.

Non dimentichiamo che anche la “stazza” di una persona e il rapporto tra muscoli e grasso influenza, in maniera altrettanto importante, sulla velocità con la quale avviene l’assorbimento: Se due persone hanno lo stesso peso, ma una ha più muscoli ed è meno grassa avrà una concentrazione di alcol nel sangue inferiore a qualcuno con più grasso e meno muscoli, dopo aver consumato la stessa quantità di alcol.

Una volta nel sangue, l’alcol passa da molti degli organi del nostro corpo, ma il cervello è quello che determina gli effetti sul comportamento. Le sostanze alcoliche agiscono da sedativi del sistema nervoso centrale, rallentando la velocità con la quale le cellule cerebrali comunicano tra di loro.

Questo responso, però, sembra andare contro gli effetti “energizzanti” che abbiamo, dovuti alla perdita di molti fattori inibitori sociali. Questo accade perché riduce il funzionamento del sistema limbico del cervello, responsabile della produzione di emozioni inibitorie, come l’ansia e la paura.

Inoltre, l’alcol riduce il funzionamento della corteccia prefrontale, responsabile dell’elaborazione cognitiva superiore, come il ragionamento e il giudizio; e anche questo porta le persone ad essere meno inibite e più impulsive dopo qualche bicchierino.

Ma, più la dose di alcol cresce e più i suoi effetti colpiscono il cervello: il funzionamento della corteccia prefrontale viene ulteriormente compromesso, a tal punto che il comportamento delle persone diventa ancora più disinibito e la capacità di giudizio ulteriormente ridotta. Di conseguenza, i nostri comportamenti sono, sempre più, guidati dalle parti più primitive del cervello. Da qui, abbiamo l’aumento potenziale di pericolo per la comunità e per la sicurezza pubblica, poiché cresce l’incidenza di aggressioni e di molestie sessuali.

Successivamente viene colpita la zona posteriore del cervello, adibita al controllo delle funzioni muscolari: con l’aumentare dell’alcol, diventa sempre più difficile coordinare i movimenti del corpo; oltre a fare la loro comparsa i primi segni di nausea e vomito.

Altissime dosi, possono anche rallentare processi cerebrali essenziali per il controllo delle funzioni vitali, come la frequenza cardiaca e la respirazione, causando potenzialmente la morte.

Alzare il gomito può sicuramente essere un’esperienza piacevole e divertente, ma, non dimentichiamo che, come per tutte le cose, l’esagerazione può trasformarsi, non solo in un esperienza spiacevole e dai risvolti pericolosi, ma, anche in una dipendenza o addirittura in un’esperienza fatale.

Sarà pure ripetitivo, ma serve ricordarselo ogni tanto: Beviamo con moderazione e nel rispetto della sicurezza nostra e degli altri!

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