La prevenzione della salute sui luoghi di lavoro è una tematica che, negli ultimi anni, ha iniziato a correlarsi non più solamente alla promozione della salute stessa quanto a ciò che chiamiamo benessere dei lavoratori.

Ed è proprio per questo che, nonostante si stia affermando una nuova normalità fatta di home working e lavoro a distanza, le grandi aziende non stanno mancando nell’investire parte del proprio budget su tutti quegli aspetti indispensabili per migliorare le condizioni lavorative dei propri dipendenti. Come l’installazione impianti di climatizzazione.

Impianti di climatizzazione: così cresce la produttività

Pensiamo a cosa significa lavorare in estate con le temperature che superano i 30 gradi e, allo stesso modo, i disagi nel portare a termine mansioni anche banali quando l’inverno si mostra in tutta la sua rigidità. Viene meno la lucidità, cala vistosamente la produttività.

In questo senso, gli impianti di climatizzazione divengono lo strumento privilegiato per controllare le condizioni microclimatiche degli ambienti di lavoro, assicurare la temperatura ideale e garantire l’adeguato ricambio d’aria.

Senza entrare nel merito delle norme tecniche che regolano quello che prende il nome di comfort termico nei cosiddetti ambienti severi (caldi e freddi), è ormai certo come la valutazione del microclima infici direttamente sulle performance dei dipendenti.

Lo affermano diversi studi ed esperimenti, tra cui quelli condotti dal professore David P. Wyon della Technical University of Denmark, secondo cui lavorare in condizioni di eccessivo freddo o eccessivo caldo compromette la capacità produttiva dei lavoratori, con una riduzione fino al 15% per quel che concerne gli aspetti chiavi dell’efficienza umana come la capacità di lettura, il ragionamento logico o la personale propensione al calcolo aritmetico.

Anche a livello psicofisico, non mancano effetti indesiderati con il sistema di ermoregolazione dell’organismo umano sottoposto ad un impegno troppo gravoso per mantenere il necessario equilibrio termico: l’emicrania, la fatica cronica e disagi alla vista sono solamente tre dei sintomi più frequenti, a cui si possono accompagnare disturbi da stress.

Qual è la temperatura ideale in ufficio?

Ma quale dovrebbe essere la temperatura ideale da tenere in ufficio? Per far chiarezza sulla situazione e tracciare una linea condivisa, nel nostro Paese è intervenuto lo stesso Governo che, con il DPR n. 74 del 2013, ha stabilito la temperatura massima di 20 gradi, lasciando però 2 gradi di tolleranza per avvicinarsi agli standard raccomandanti dall’OMS.

Ancora più specifica la direttiva dell’Inail per cui la temperatura raccomandata dovrebbe oscillare sempre tra i 18 e i 22 gradi, con l’imperativo di non superare i 7 gradi di differenza con la temperatura esterna.

Le temperature ideali sono uguali per tutti?

In giro per il mondo l’intervallo ottimale cambia da Paese e Paese. Nonostante sull’argomento si sia esposta anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità – sostenendo che la temperatura perfetta non debba scendere sotto i 18 gradi e non debba superare i 24° -, le divergenze non mancano.

In Francia, come anche in Belgio, viene condiviso il limite di 18 gradi ma la massima è consentita fino ai 30°. Per la Gran Bretagna la temperatura migliore oscilla tra i 16 e i 30 grandi, mentre negli Stati Uniti il comfort termico si raggiunge quando il termometro segna la temperatura tra i 20 e i 24 gradi.

In ogni caso, la responsabilità è del datore di lavoro a cui spetta il compito di garantire un ambiente agevole per tutti. Per evitare il rischio di compromettere il benessere dei lavoratori e, di conseguenza, mettere a rischio la produttività personale e le performance aziendali.

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