civati6Pippo Civati annuncia dal suo blog che il conteggio delle firme non si è ancora concluso ma lascia intendere che l’obiettivo delle 500 mila firme non è stato raggiunto. Ecco le motivazioni del leader di Possibile che annuncia le prossime battaglie.

Tanta mobilitazione, tanto entusiasmo, un’estate passata a organizzarsi nei territori e raccogliere firme per chiedere la possibilità di esprimersi sulle riforme volute dal governo Renzi, il tutto nel silenzio mediatico, primo colpevole secondo il fondatore di Possibile del mancato raggiungimento del quorum delle 500 mila firme necessarie per presentare i quesiti.

Renzi l’ha scampata ma per poco“, commenta Pippo Civati, fondatore del movimento politico Possibile, dopo i primi dati di conteggio delle firme che non si è ancora concluso.

La copertura mediatica c’è stata pochissimo – spiega Civati – e questo è uno dei problemi atavici del nostro Paese, che nessuno considera mai a sufficienza. Ciò ha reso possibile la raccolta consistente solo negli ultimi dieci giorni. Con dieci giorni in più l’obiettivo c’era tutto“.

Ma l’amarezza del mancato raggiungimento del quorum è presto messa da parte guardando a tutto ciò che di positivo ha prodotto questa esperienza. Il vero obiettivo di Civati forse era proprio quello di creare partecipazione e mobilitazione per ridare entusiasmo e voglia di esserci ai delusi della politica.

Ed è su questa capacità di coinvolgimento della gente comune che Civati rimarca l’importanza della fase iniziale di Possibile: “ll risultato in termini di mobilitazione è stato clamoroso, e anche inatteso nelle sue dimensioni, anche da coloro che ci hanno osservato senza parteciparvi particolarmente. Resta il rimpianto di non dare agli italiani e alle italiane la possibilità di votare sulle riforme di questo governo, e su questo ognuno, a partire da chi non ha voluto partecipare, si prenda le sua responsabilità. Quanto abbiamo realizzato, tenendo conto del fatto che in grandissima parte si è concretizzato nelle ultime tre settimane, quando finalmente si è almeno un po’ interrotto il silenzio dei media, dimostra che l’obiettivo era raggiungibile“.

Il leader di Possibile ricorda che il risultato spesso sta nel percorso e non nell’obiettivo, e che quindi non bisogna farsi prendere dallo sconforto per un risultato che era, per motivi oggettivi e scarsa collaborazione possibile ma complicato da raggiungere.

E annuncia il prossimo passo: “Dobbiamo invece fissare nelle nostre menti i volti delle centinaia di migliaia di persone che sono venute a firmare. Perché le rivedremo tutte nella prossima battaglia“.

Conclusa l’esperienza referendaria per Possibile e per tutta la sinistra italiana si apre l’altra vera prova, quella più importante: cercare di unire le forze in un progetto alternativo alla maggioranza guidata dal PD lasciando da parte gli egoismi e i distinguo che da sempre penalizzano e lacerano la sinistra.

Sarà una missione Possibile?

(SP)

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