camusso4“Il lavoro che manca, il lavoro precario, quello incerto, quello che si riduce con la cassa integrazione o con il part-time obbligato, quello delle ore che diminuiscono ad ogni cambio appalto, quello sottoposto al dominio dei caporali, quello trovato nascondendo i titoli di studio che non permette di vivere e ti fa inseguire la ricerca di un altro impiego, il lavoro che spera nel rispetto della clausola sociale al cambio appalto, il lavoro che ti obbliga alla partita Iva o ad essere socio di una cooperativa o di un negozio in franchising che non sapevi neanche fosse una società a sé visto il marchio ben noto, il lavoro ottenuto firmando le dimissioni in bianco, l’attesa per quel lavoro per cui si è vinto un concorso ma non c’è, e così via discorrendo”.

Questa non è la scaletta di un film drammatico, avverte il segretario generale della Cgil Susanna Camusso nell’ aprire il XVII congresso della confederazione. “E’ il prodotto di vent’anni di flessibilità di liberalizzazioni del mercato del lavoro”, denuncia Camusso che non manca di lanciare un allarme contro il rischio di “torsione democratica verso la governabilità a scapito della partecipazione”. Il rifermento è alla “autosufficienza del governo che taglia non solo l’interlocuzione con le forme di rappresentanza, ma ne nega il ruolo di partecipazione e di sostanziamento della democrazia”.

Quattro i temi portanti della relazione. “Quattro punti sui quali aprire una vera e propria vertenza da proporre a Cisl e Uil: pensioni, ammortizzatori sociali, il lavoro povero e il fisco”. Proposte che, osserva Camusso, “vanno nel solco del Piano del Lavoro della Cgil e invece non sono in cima all’agenda politica attuale”. In primo luogo, dunque, le pensioni: “Proponiamo a Cisl e Uil una vera e propria vertenza che abbia al centro una prospettiva dignitosa per i giovani, i precari, un percorso che “deve comprendere anche gli esodati”. Poi il tema degli ammortizzatori. “Serve una riforma che unifichi cassa integrazione ordinaria e straordinaria per tutti i settori e tutte le dimensioni di impresa”. Il nuovo sistema “deve includere” e “così possiamo superare la cassa in deroga. Questo non vuol dire – precisa – che non vi sia più intervento pubblico”.

Resta un giudizio negativo sul decreto Poletti (“va nel verso dell’ulteriore precarizzazione”) e anche sul disegno di legge delega, quello che sarà il Jobs Act (“è tutt’altro che chiaro: pensiamo all’allargamento dei voucher, al non cancellare le troppe forme contrattuali esistenti”). L’idea della Cgil è, invece, puntare proprio sulla semplificazione: “Si faccia davvero un contratto unico” che punti “alla mediazione giusta e positiva tra flessibilizzazione contrattata e certezze per i lavoratori”.

Il contrasto al lavoro povero è forse la sfida più rilevante che la Cgil ha di fronte. “Una sfida che “richiede anche un forte versante legislativo che affronti tre aspetti e determini un vero sistema di controlli: appalti, cooperazione, caporalato e mercato del lavoro agricolo”. Infine il fisco. “Della necessità di una riforma del fisco sono convinte anche le pietre. Vorremmo partire dall’evasione: c’è bisogno di una vera mobilitazione civile che ne renda espliciti tutti gli effetti negativi”. Inevitabile il passaggio sull’Europa, anche in vista delle elezioni del prossimo 25 maggio. La Cgil chiede di cambiare i trattati, a partire dal fiscal compact, e di mutualizzare il debito pubblico.

Non poteva mancare il capitolo contrattazione .”Sul Testo Unico – osserva la dirigente sindacale – durante la fase congressuale abbiamo indetto la consultazione degli iscritti: si è conclusa e l’esito chiude la fase di condivisione e ci propone quella delle scelte per attuarlo e per estenderlo, costruendo così le condizioni per una legge su democrazia e rappresentanza”. Altra urgenza, quella di riformare la Pa: “E’ una necessità del Paese, lo abbiamo sostenuto in tempi non sospetti, è a premessa del nostro Piano del Lavoro. Bisogna rinnovare i contratti pubblici per sanare l’ingiustizia di sei anni di blocco, ma soprattutto per qualificare la riforma della Pa”. Tra i temi toccati, ancora. la libertà delle donne (“è metro della democrazia, troppo spesso cala il silenzio sul femminicidio”), e i beni comuni che devono restare comuni, come l’acqua e la sanità.

Infine un riferimento interno: “Siamo casa comune o ci stiamo trasformando in condominio? La casa comune ha spazi liberi, decisioni comuni, decide l’assemblea, il nostro direttivo, è solidale perché insieme si mantiene la casa, la si rende più bella e più partecipata. Il condominio ha porte chiuse, l’assemblea in genere litigiosa, discute per quote di proprietà, se qualcuno decide può mettere anche la porta blindata. Questo è il male che da tempo ci attraversa – conclude il segretario Cgil – quello che non ha riparo nelle semplificazioni plebiscitarie. Lo si combatte partendo dalla nostra ricchezza, dal trovare modo di far vivere le nostre pluralità, preziose, in un’orchestra e non per solisti”

Costituendo quel quadrato rosso “che abbiamo proposto a tutte e tutti voi” si è inteso “dare gambe alle 11 Azioni del documento congressuale che hanno avuto maggiori consensi”, ha detto Camusso avviandosi alle conclusioni. “Credo sia chiaro a tutti noi che lavoro povero, Piano del lavoro, pensioni, fisco ed equità a partire dalla lotta all’evasione fiscale, non sono in cima all’agenda politica attuale. Bisogna portarli al centro dell’attenzione, bisogna costruire alleanze, ma soprattutto bisogna costruire consenso, iniziativa, mobilitazione in tutti i luoghi di lavoro, in tutti i territori e non è lavoro di breve periodo”. Bisogna tornare, infine, “a quell’antica passione”, all’idea del Paese “che vogliamo”, pensare “a come lo proponiamo, come ne discutiamo in tutti i luoghi, tenendo alte le nostre bandiere, ognuna delle quali deve dire ‘il lavoro decide il futuro'”.

Comments

comments