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L’effetto “domino” sulle imprese, innescato dal fermo degli impianti dell’ILVA di Taranto, è cominciato. Alla CNA Nazionale arrivano a getto continuo segnalazioni molto preoccupate di imprese che operano nei settori della carpenteria metallica, della lavorazione di lamiera fino a quelle specializzate nelle minuterie metalliche e nella componentistica. Conseguenze inevitabili e pesanti per il blocco degli impianti di Taranto e per l’impossibilità di commercializzare, dopo il sequestro disposto dalla magistratura, il materiale prodotto nelle scorse settimane.

L’effetto “domino” sulle imprese, innescato dal fermo degli impianti dell’ILVA di Taranto, è cominciato. Alla CNA Nazionale arrivano a getto continuo segnalazioni molto preoccupate di imprese che operano nei settori della carpenteria metallica, della lavorazione di lamiera fino a quelle specializzate nelle minuterie metalliche e nella componentistica. Conseguenze inevitabili e pesanti per il blocco degli impianti di Taranto e per l’impossibilità di commercializzare, dopo il sequestro disposto dalla magistratura, il materiale prodotto nelle scorse settimane.

Un numero elevatissimo di piccole imprese manifatturiere dipende dall’ILVA per l’approvvigionamento delle materie prime. Molte hanno dovuto modificare negli ultimi mesi la rete dei fornitori. Ma nelle prossime settimane la situazione rischia di diventare davvero drammatica.

E’ assolutamente paradossale che, nel pieno di una crisi che non lascia intravedere sbocchi positivi, una diatriba inconcludente tra proprietà, istituzioni e magistratura, rischi di togliere dal mercato degli approvvigionamenti di acciaio, una quota che supera il 40% dell’intera produzione nazionale. Tutto questo accade, va ricordato, in un contesto di generale disattenzione per le sorti della nostra siderurgia. Ci riferiamo anche alla drammatica crisi, originata da motivi molto diversi, del polo siderurgico di Piombino, e alle oltre cento piccole e medie imprese coinvolte, da cui dipendono 1500 lavoratori.

Abbiamo di fronte una crisi che investe intere filiere produttive, e che sta trascinando nel baratro l’indotto e le comunità locali.

Nella vicenda dell’ILVA molti sono stati gli abusi ambientali, i ritardi, le omissioni, con conseguenze pesanti per la salute di un’intera collettività.

Di fronte a tutto ciò la CNA richiama tutti i soggetti in campo, ognuno per la parte che gli compete, ad un maggior grado di responsabilità e di consapevolezza sulle conseguenze che questa situazione potrebbe avere sull’intera economia nazionale.

La CNA si augura, infine, che l’incontro tra Governo e parti sociali, convocato per domani a Palazzo Chigi, costituisca un appuntamento in grado di produrre decisioni precise e soluzioni operative realmente percorribili, tese ad evitare il fermo definitivo degli impianti.

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