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14556159_1760091057583792_226736440_n(di Giulio Perrotta) Andrea Di Lenardo è un giovane studioso di Storia e da alcuni anni approfondisce le tematiche legate al culto giudaico-cristiano. In questa intervista, in particolare, ci parlerà dei suoi studi su Aton, il Dio egizio della Bibbia.

Andrea, sei autore di Israeliti e Hyksos. Ipotesi sul II Periodo Intermedio d’Egitto e la sua cronologia [1] e, con Alessandro De Angelis, di Exodus. Dagli Hyksos a Mosè: analisi storica sui due Esodi biblici [2], appena pubblicato, libri che sono stati recentemente oggetto di altre due interviste con l’autore. Attualmente stai lavorando a un “seguito” se così si può dire del saggio Exodus, di cosa tratterà?

Si intitolerà Aton, il dio egizio della Bibbia. Da Mosè a Gesù: storia dei regni di Israele e Giuda, edito da Altera Veritas come Exodus e racconterà la storia del popolo ebraico nei secoli successivi dopo l’Esodo di Mosè, datato alla fine della XVIII dinastia nel precedente saggio. Si affronterà di conseguenza la nascita e l’evoluzione del monoteismo ebraico dalle sue origini, in particolari egizie, cioè a partire dal culto di Aton, l’unico dio del faraone Akhenaton. Tutte le civiltà che entrarono in contatto o che dominarono con o su quella egizia, ne subirono l’inevitabile fascinazione: si pensi, per esempio, ad Alessandro Magno, il Macedone, che arriva addirittura a farsi riconoscere figlio di Zeus-Ammone dall’oracolo del dio. Gli Israeliti adottarono i costumi egizi. La presenza di nomi egiziani presso i Leviti e le loro famiglie, e non solo, costituisce un ulteriore indizio del fatto che al cuore delle tribù israelite stava una élite sacerdotale che comprendesse asiatici naturalizzati egiziani che avevano vissuto nel Delta orientale del Nilo. Poi, un altro fatto evidente è che gli Israeliti in Egitto avevano senz’altro assorbito molto della cultura e dalla religione egiziane, tanto da costruirsi un vitello d’oro [3], cioè nient’altro che la statua del dio egizio Api [4]. L’Unico Dio ebraico potrebbe racchiude in sé, fra gli altri aspetti, elementi del culto del Sole, tanto adorato nell’Egitto antico, o emet, proprio quell’Egitto di cui gli Ebrei adottarono i costumi (e i nomi), e quindi forse anche il radicato culto del Sole. Secondo la tradizione mandanea sul patriarca Abramo, chiamato Bahram, questi iniziò ad adorare Yurba, uno spirito del Sole identificabile con l’ebraico Adonai. Dopo essersi convertito al culto solare di Yurba/Adonai, Bahram/Abramo combatté contro i Mandanei, che catturava e circoncideva con la forza. È necessario sottolineare che anche la «circoncisione era un’usanza egizia»[5], al pari dell’adorazione del Sole. «Giunti all’età pubere i maschi [egizi] venivano circoncisi; esistono due bassorilievi con scene che illustrano le fasi dell’operazione […]; dalle pitture tombali si rileva che la circoncisione era di uso comune, perché appare ben evidenziata negli uomini nudi che lavorano i campi»[6]. Adonai viene dal dio fenicio-siriano Adon, che significa “Signore”, e incarna la vegetazione bruciata dal Sole estivo[7]. Questo simbolismo solare sembra scorgersi anche nel personaggio veterotestamentario del giudice Sansone, nome che significa “una rappresentazione del sole”. Sansone nacque a Beth-Šemeš, ossia nella “casa del Sole” (Šemeš significa “Sole” in ebraico), e la sua forza era contenuta nei capelli (i raggi del Sole?). Parlando del dio solare, come non pensare al culto enotesitico di Aton? Vi è chi ha voluto vedere nell’egizio “Aton” una forma del semitico “Adon”. «[Aton] Nell’antico Egitto fu dapprima il nome del visibile disco solare, considerato una manifestazione del dio Re; nel Nuovo Regno esso fu personificato e trasformato, in modo sincretistico, nella figura dalla testa di falco di Re-Harachte-Aton. Sotto re Amenofi IV, che prese il nome di Echnaton (“che piace ad Aton”), Aton fu dichiarato l’unica divinità; nel celebre inno al sole del periodo di Amarna è lodato come “sole vivente” e “madre e padre per quelli che hai creato”. Le raffigurazioni di quell’epoca mostrano il disco solare con raggi-braccia terminanti in mani, che portano il laccio della vita (il segno Anch). In Aton si rivela Re, ed egli porta il soprannome Uanre, cioè “l’Unico [come Adonai?] in Re”: entrambi i nomi divini caratterizzano l’unico dio»[8]. Se Mosè, come afferma lo storiografo egizio tolemaico Manetone secondo lo storiografo ebreo Tito Flavio Giuseppe, fu un sacerdote eliopolitano, sarebbe stato un sacerdote del culto del Sole di Eliòpoli. Restando sempre nell’ambito della tribù di Levi, a cui apparteneva Mosè secondo la Bibbia, vi è chi ha ipotizzato che il nome Merari, figlio minore di Levi [9], che divenne il capostipite eponimo dei Merariti [10], uno dei tre rami del clero levitico [11] provenga dall’egiziano mrry/mrrì, che significa “amare”, o “amato”[12]. Curiosamente, esisteva un certo Mery-ra II, alto sacerdote dell’Aton, vissuto durante il regno di Akhenaton, e la cui tomba vuota scavata nella roccia è situata sui picchi oltre il sito della città del sovrano di Amarna nel Medio Egitto [13]. In quest’ambito voglio sottolineare la necessità di una metodologia di studio comparato, sempre in contesti spaziali e temporali prossimi, scongiurando sempre il rischio del cosiddetto comparatismo “selvaggio”. Spero che questo mio prossimo libro possa sviluppare un confronto proficuo e uno stimolante dibattito.

 

Quindi il dio degli Ebrei deriverebbe semplicemente dal dio egizio Aton?

No, la questione è molto più complicata di così. La formazione del concetto del dio ebraico è da collocarsi in un contesto variegato di dèi e culti, onde per cui limitarsi a una sua identificazione con il dio Aton sarebbe quanto mai semplicistico. È molto complessa la questione della religiosità ebraica, argomento nel quale ora ci addentreremo, seppur in modo riassuntivo. Una operazione molto frequente e spettacolare nella storia delle religioni è la teocrasia, termine che deriva da “theòs” (dio) e “krâsis” (fusione), quindi significa “fusione di due (o più) dèi”, come nel caso di Amon e di Râ, che vengono fusi in Amon-Râ e adorati come unica persona divina. Si tratta di dèi con caratteri e funzioni simili, ma adorati in zone diverse e/o da cleri diversi. Quando le zone e/o i cleri si uniscono, vengono fusi insieme gli dèi simili [14]. In Mesopotamia, ogni città aveva un dio principale. Questo senza negare l’esistenza delle altre divinità o senza tributare loro onori e venerazioni, ma un culto particolare veniva riservato a una singola deità. Il dio principale di Ur era il sumero Nannar, chiamato Sin, in accadico, il dio della Luna [15]. A Ur veniva inoltre adorata anche Nin-Gal, la dea della Luna, come si apprende dall’architettura sumera di Ur, ove, intorno alla ziggurat vi erano cinque templi [16]. Il maggiore di questi, con una superficie di 100 per 60 m era consacrato a Nannar e un altro alla sua sposa Nin-Gal [17]. E Abramo era un abitante di Ur [18], nel sud della Mesopotamia. E il dio di Ur era Nannar, dio della Luna [19]. Abramo inoltre abitò anche a Ḫarran, nella parte nord-occidentale della Mesopotamia, nell’attuale Siria. Ebbene, i due principali culti del dio della Luna, Sin, della Mesopotamia erano proprio Ur e Ḫarran, fino al tempo del re assiro Nabonedo, che regnò nel VI sec. a.C., secondo la cronologia media (555-539 a.C.) [20]. Vi è un’interessante ipotesi circa l’origine del nome “Yahweh”, teoria questa che non esclude assolutamente quella precedente, sinora esposta, di cui può essere anzi complementare, e ci porta a un’iscrizione del Tempio di Karnak in cui sarebbe inciso il nome del dio ebraico. Le prime due lettere del tetragramma sono YH e si presume che la vocale in mezzo sia la “a”, che forma la sillaba “yah”. Wallis Budge, nel suo celebre dizionario di geroglifico, traduce il nome «Iah» si può tradurre con «Luna». Se la parola Yahweh è derivata dall’Egitto, è possibile che abbia avuto una qualche connotazione lunare. In Israeliti e Hyksos e in Exodus comunque spiego in maniera molto più lunga ovviamente e approfondita l’origine lunare di Yahweh e di Allah, una delle divinità che confluirà insieme ad Aton nell’Unico Dio. Nell’antica Mesopotamia si praticava il politeismo. Essendo la terra fra il Tigri e l’Eufrate suddivisa in tante città-Stato, aventi ognuna una divinità (dingir in sumerico) protettrice, ogni città-Stato prediligeva la propria deità tutelare; naturalmente il culto degli altri dèi e delle altre dee non si arrestò, ma proseguì subordinato alla divinità principale cittadina. Con la nascita di Stati nazionali mesopotamici, come quello babilonese o quello assiro, si verificò l’assunzione di un dio a “divinità nazionale”, come avvenne con il babilonese Marduk [21] (sotto il re Hammurabi di Babilonia [22]) e con l’assiro Aššur [23]. Questo atteggiamento enoteistico favorì ragionevolmente mitocrasie e teocrasie, delle quali è emblematico il caso di Marduk: «La tendenza enoteistica portò a intendere numerosi altri dèi come diverse manifestazioni di Marduk: così “Ninurta è Marduk della forza, Nergal è Marduk della battaglia, Enlil è Marduk della sovranità”. Altrove [24] è detto che egli [Marduk] ha cinquanta nomi, uno dei quali è Enbilulu». Questa teocrasia enoteistica, che oserei definire “di massa”, è la seconda più consistente di cui abbiamo notizia (la prima avvenne in India con la riforma dell’Induismo e riguardò innumerevoli divinità) e viene descritta nel poema epico assiro-babilonese intitolato Enuma Elish, così intitolato dalle prime due parole contenute nella sua prima tavoletta [25], secondo l’usanza babilonese. Viene sovente ribattezzato Poema della Creazione, anche se la Creazione viene trattata solamente nella prima delle sette tavolette [26]; il tema centrale dell’opera è in realtà la glorificazione di Marduk. Da questa forma religiosa enoteistica, potrebbe essersi sviluppato in seguito l’Ebraismo, che fino all’epoca esilica contemplò l’adorazione di diverse divinità, altre a Yahweh-Adonai. Addirittura il re Salomone, nel Tempio che a Gerusalemme fece edificare, si assicurò la presenza di altari dedicati ad altre divinità semitiche, come la dea della fertilità di origini amorree. Si pensi altresì al re ebreo Manasse, punito da dio per il suo politeismo o, meglio, enoteismo.

 

Quindi più che un dio Elohim, che appare un plurale in ebraico, sarebbe in ultima analisi la teocrasia di più dèi?

Sì. In conclusione oserei dire che una fase fondamentale per la storia della spiritualità ebraica si svolse proprio in Egitto, quindi: come abbiamo visto, da un iniziale politeismo, in cui venivano adorati vari “dèi” dalle tribù semitiche del Sinai, del Delta e della Siria-Palestina, tra i quali Aton, Sin, El, Baal, Suteḫ, Adon, Yurba, Adonai e Iah, si giunse, teocrasicamente e mitocrasicamente a un enoteismo, ove un dio veniva posto sopra tutti gli altri: «Non avrai altro dio all’infuori di me», recita uno dei comandamenti, che implica la precedente adorazione di altri dèi e la credenza comunque in altri esseri divini. Dall’enoteismo venne successivamente un vero e proprio monoteismo, sebbene, anche secoli dopo l’età d’oro di Aton ad Amarna e l’Esodo, per es., Salomone fece costruire un altare per Astarte nel suo Tempio, il re ebreo Manasse non era monoteista, come già detto, ecc.

 

Oltre ad Aton, il dio egizio della Bibbia, sta lavorando attualmente ad altri libri?

Sì. A luglio e ad agosto di quest’anno (2016) ho lavorato a Creta a Filistei e Cretesi. In questo quarto libro, ancora da concludere, provo a ricostruire la cronologia dell’area cretese a partire dall’eruzione di Santorini: quivi ipotizzo che i Filistei di cui parla la Bibbia fossero una delle quattro popolazioni che vivevano a Creta, quella che i Greci chiamavano “Pelasgi” e che in Egitto, nel tempio di Medinet Habu di Ramesse III, sono chiamati Peleset.

 

Grazie. Ci può fornire i suoi contatti inerenti le sue precedenti pubblicazioni?

Blog: andreadilenardo.myblog.it. E-mail: andreadilenardo1994@gmail.com. Mio profilo Facebook: facebook.com/cinquecento.quindici. Pagine Facebook dei miei libri editi e inediti: facebook.com/Israeliti-e-Hyksos-895377820519976/?fref=ts, facebook.com/Exodus-Dagli-Hyksos-a-Mos%C3%A8-analisi-storica-sui-due-Esodi-biblici-1190557977634319/?fref=ts, facebook.com/Aton-il-dio-egizio-della-Bibbia-1693606557625040/?fref=ts

e facebook.com/Filistei-e-Cretesi-526141934241754/?fref=ts. Il libro è disponibile anche online, sia cartaceo che e-book, sui cataloghi Mondadori, Feltrinelli, Macrolibrarsi, Kimerik, Amazon e Ibs.



[1] A. DI LENARDO, Israeliti e Hyksos. Ipotesi sul II Periodo Intermedio d’Egitto e la sua cronologia, Kimerik, Patti (Me) 2016.

[2] A. DE ANGELIS, A. DI LENARDO, Exodus. Dagli Hyksos a Mosè: analisi storica sui due Esodi biblici, Altera Veritas, Roma 2016.

[3] Es., 32, 3-6.

[4] G. SOZZANI, in www.egittologia.net.

[5] F. BARBIERO, La Bibbia senza segreti, Profondo Rosso, p. 72.

[6] F. CIMMINO, Vita quotidiana degli Egizi, Rusconi, Milano 1985, p. 232.

[7] M. LURKER, Dizionario di angeli, demoni e dèi, Piemme, Alessandria 2004 (1994), alla voce Adone.

[8] Ibid., alla voce Aton.

[9] Es., 6, 16.

[10] Nm., 3, 33, 35; 26, 57.

[11] Nm., 3: 17; I Cr., 5, 27; 6, 1.

[12] A. OSMAN, Moses: Pharaoh of Egypt, Grafton Books, Londra 1990, p. 185.

[13] Ibid., p. 185.

[14] M. DELLA LUNA, P. CIONI, NeuroSchiavi. Tecniche e psicopatologia della manipolazione politica, economica e religiosa, Macro Edizioni, Cesena 2009, pp. 344, 345.

[15] W. KELLER, op. cit., p. 20.

[16] Ibid., p. 28.

[17] Ibid., p. 28.

[18] Gn., 11, 31.

[19] W. KELLER, op. cit., p. 20.

[20] A. POLCARO, L’impero neo-babilonese, in D. NADALI, A. POLCARO, Archeologia della Mesopotamia antica, Carocci editore, Roma 2015, p. 387.

[21] M. LURKER, op. cit., alla voce Marduk.

[22] Ibid., alla voce Marduk.

[23] Ibid., alla voce Assur.

[24] Enuma Elish, tavoletta VII.

[25] Ibid., tavoletta I.

[26] Ibid., tavoletta I.

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